Il regime forfettario resta una delle opzioni più attraenti per chi vuole mettersi in proprio senza essere immediatamente schiacciato dalla pressione fiscale. Un sistema semplificato, con tassazione ridotta e meno burocrazia, pensato per piccole partite Iva, professionisti e artigiani che non superano determinate soglie di fatturato. Ma ogni anno porta con sé aggiustamenti, proroghe, conferme. E il 2026 non fa eccezione.
La Legge di Bilancio 2025, approvata il 30 dicembre 2024, ha introdotto alcune novità significative che cambiano le carte in tavola per chi ha già una partita Iva forfettaria e per chi sta valutando di aprirne una. La buona notizia è che le modifiche vanno nella direzione di una maggiore accessibilità, soprattutto per i lavoratori dipendenti e i pensionati che vogliono avviare un’attività parallela. Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato riservato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni. La caratteristica principale è la tassazione semplificata: si applica un’imposta sostitutiva flat del 15 per cento sul reddito, calcolato in modo forfettario applicando un coefficiente di redditività ai ricavi o compensi incassati. Niente Iva da versare, niente ritenute d’acconto da subire, nessun obbligo di fatturazione elettronica verso i privati fino a poco tempo fa. Un sistema snello, insomma, che riduce drasticamente gli adempimenti contabili.
Ma per accedere e mantenersi dentro questo regime bisogna rispettare alcuni paletti. Il primo e più noto è il limite di fatturato: non si possono superare gli 85mila euro di ricavi o compensi annui. Oltrepassata questa cifra, si esce dal forfettario e si passa automaticamente al regime ordinario, con tutte le complicazioni che ne conseguono. C’è però una zona grigia: se si superano gli 85mila ma si resta sotto i 100mila euro, si può continuare ad applicare il forfettario per l’anno in corso, ma dal primo gennaio successivo scatta il passaggio forzato. La novità più rilevante per il 2026 riguarda proprio chi ha già un lavoro dipendente o percepisce una pensione. Fino all’anno scorso, la normativa escludeva dal regime forfettario chi, nell’anno precedente, avesse percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 30mila euro lordi. Una soglia che per molti rappresentava un ostacolo non da poco, soprattutto in tempi in cui gli stipendi medi, almeno in alcune categorie, cominciano a superare quella cifra.

La Legge di Bilancio 2025 ha innalzato questo limite a 35mila euro lordi annui. Un aumento di 5mila euro che, pur non essendo una rivoluzione, amplia la platea di chi può accedere al forfettario senza dover rinunciare al proprio impiego principale. La modifica è temporanea, una proroga di quanto già previsto per il 2025, ma rappresenta un segnale di continuità in una direzione favorevole ai contribuenti. Questo significa che nel 2026 potranno aprire o mantenere una partita Iva forfettaria anche i dipendenti e i pensionati che nel 2025 hanno percepito redditi fino a 35mila euro lordi. Attenzione: si parla di redditi lordi da lavoro dipendente e assimilati, quindi anche pensioni, cassa integrazione, collaborazioni coordinate e continuative, compensi agli amministratori di società. Superata questa soglia, la porta del forfettario si chiude.
C’è poi un’altra agevolazione, ancora più interessante per chi parte da zero: il regime forfettario start up. Chi avvia una nuova attività può beneficiare di un’imposta sostitutiva ridotta al 5 per cento per i primi cinque anni, invece del 15 per cento ordinario. Un vantaggio non da poco, che può fare la differenza nei primi anni di attività, quelli più delicati, quando i margini sono risicati e ogni euro risparmiato conta. Per accedere a questa aliquota agevolata bisogna rispettare alcune condizioni: non aver svolto attività d’impresa o professionale nei tre anni precedenti, e che la nuova attività non rappresenti una prosecuzione sostanziale di un lavoro già svolto come dipendente o autonomo. In altre parole, l’Agenzia delle Entrate vuole evitare che si trasformino rapporti di lavoro dipendente in partite Iva di comodo, o che si chiuda e riapra la stessa attività solo per ottenere lo sconto fiscale.
Per chi sta valutando se aprire una partita Iva forfettaria nel 2026, il quadro è tutto sommato favorevole. Le regole sono chiare, i vantaggi fiscali restano significativi, e l’innalzamento della soglia per i dipendenti amplia la platea di chi può accedere al regime senza dover scegliere tra lavoro dipendente e attività autonoma. Certo, bisogna fare attenzione ai dettagli, rispettare le soglie, evitare le cause ostative. Ma per chi parte con il piede giusto e si organizza bene, il regime forfettario continua a rappresentare una delle opzioni più interessanti nel panorama fiscale italiano.



