Da anni circola sui social media una teoria affascinante quanto ingannevole: Super Mario, l’idraulico baffuto più famoso del mondo videoludico, non direbbe affatto It’s-a-me, Mario quando appare sullo schermo. Secondo questa versione alternativa, il personaggio Nintendo pronuncerebbe in realtà Itsumi Mario, una frase che in giapponese significherebbe grande o superbo, rendendo il suo saluto una sorta di auto-presentazione come Super Mario. Una storia accattivante, che ha conquistato milioni di utenti su TikTok, Facebook, Reddit e X divenendo un trend virale su tutti i social e tornando in auge ancora una volta negli ultimi giorni, raccogliendo visualizzazioni nell’ordine dei milioni. C’è solo un piccolo problema: è completamente falsa.
La teoria ha guadagnato particolare trazione tra agosto e settembre 2024, quando post in inglese, francese, tedesco e spagnolo hanno ricominciato a circolare viralmente. Un video in spagnolo ha raggiunto oltre 362.000 visualizzazioni, mentre un post su X di luglio ha superato i 4,1 milioni di view. Ma non si tratta di una novità recente: le prime attestazioni di questa bufala risalgono al 2021, segno che certe leggende urbane digitali hanno una persistenza sorprendente. Nintendo, dal canto suo, non ha mai alimentato alcun dubbio. Sul sito ufficiale della compagnia giapponese, in tutte le sue versioni internazionali, il celebre saluto viene sempre riportato come It’s-a-me, Mario. La conferma più tangibile arriva dal merchandising ufficiale: nel negozio online Nintendo è stata venduta una action figure da 12 pollici chiamata proprio “It’s-A Me, Mario! Figure“. La descrizione del prodotto specifica che la statuetta include “oltre 30 frasi ed effetti sonori dai giochi“, tra cui “la voce di Mario con frasi iconiche come ‘woo-hoo’, ‘it’s-a-me’ e molte altre“. Difficile immaginare una smentita più diretta.
Le prove non si fermano qui. Il sito Nintendo britannico, quello francese-canadese e numerose altre versioni locali del portale fanno tutti riferimento esplicito al catchphrase It’s-a-me. Al contrario, una ricerca approfondita nei database della compagnia non restituisce nemmeno un singolo risultato per la presunta frase Itsumi Mario. Se davvero esistesse questa interpretazione giapponese, sarebbe quanto meno curioso che Nintendo stessa non l’abbia mai menzionata in decenni di comunicazione globale. Ma forse la testimonianza più autorevole arriva da Charles Martinet, il doppiatore storico di Mario dal 1992 fino al suo recente passaggio al ruolo di Mario Ambassador nel 2023. Il suo account Instagram si chiama proprio charlesmartinetitsame, e nella bio compare la scritta It’s a me. Nel 2018, Martinet è apparso anche in un video ufficiale di Guinness World Records intitolato Charles Martinet: It’s-A Me, Mario!, dove veniva celebrato per il suo contributo al personaggio. Se qualcuno dovrebbe sapere cosa dice Mario, è sicuramente lui.
Perché allora questa teoria persiste con tanta forza? La risposta sta probabilmente nella natura stessa delle leggende urbane digitali: combinano un elemento di sorpresa (stavi sbagliando da sempre), una spiegazione apparentemente logica (ha senso in giapponese) e la sensazione gratificante di possedere una conoscenza segreta. In un’epoca di sovraccarico informativo, queste narrazioni alternative si diffondono rapidamente perché offrono una storia più interessante della semplice verità.
La pronuncia originale di Mario è stata pensata sin dall’inizio come un omaggio stereotipato all’italiano, o meglio, all’idea che l’America ha dell’italiano. Il It’s-a-me ricalca il modo in cui gli immigrati italiani venivano rappresentati nel cinema e nella cultura popolare statunitense, con l’aggiunta della vocale finale tipica di certi accenti del Sud Italia. Non c’è nulla di giapponese nella frase: è una caratterizzazione linguistica volutamente esagerata per rendere il personaggio immediatamente riconoscibile. Questa vicenda si inserisce in un fenomeno più ampio di Effetto Mandela applicato alla cultura pop, dove intere comunità online si convincono collettivamente di ricordare qualcosa in modo diverso da come è realmente. Dal colore della coda di Pikachu alla presunta frase Luke, I am your father in Star Wars (che in realtà è No, I am your father), la memoria collettiva può giocare brutti scherzi, specialmente quando alimentata da contenuti virali non verificati.
La prossima volta che Mario salterà sul vostro schermo gridando il suo celebre saluto, potrete ascoltarlo con maggiore consapevolezza. Non sta dicendo Itsumi Mario, non sta pronunciando una frase segreta in giapponese, e non sta nascondendo significati esoterici. Sta semplicemente facendo quello che ha sempre fatto dal 1996, quando quella voce è stata registrata per la prima volta: presentarsi con il suo inconfondibile accento italo-americano cartoon. It’s-a-me, Mario non è un mistero da decifrare, è semplicemente il modo in cui l’idraulico più famoso del mondo dice ciao.



