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Quando un videogioco vende oltre un milione di copie in appena dieci giorni, viene naturale pensare che gli sviluppatori abbiano azzeccato ogni singola scelta creativa. Eppure, dietro al successo clamoroso di Dispatch, la commedia sul lavoro ambientata in un’agenzia di supereroi creata dal team di veterani ex-Telltale di AdHoc Studios, si nasconde un pentimento inaspettato. Pierre Shorette, sceneggiatore principale del gioco, ha recentemente ammesso di essersi pentito di una decisione presa durante lo sviluppo ovvero il taglio di alcune scene di sesso che avrebbero potuto arricchire ulteriormente la componente romantica dell’avventura.

La rivelazione è arrivata dopo la conclusione della prima stagione di Dispatch, con il rilascio degli episodi sette e otto che hanno chiuso il cerchio narrativo di questa esperienza episodica. Nel corso delle otto puntate, i giocatori hanno gestito un team sgangherato di antieroi, inviandoli a rispondere a chiamate di emergenza che spaziavano dal recupero di gatti bloccati sugli alberi alla gestione di minacce bomba. Ma al di là della struttura da gestionale-narrativo, è stata la rete di relazioni interpersonali tra i personaggi a conquistare una fetta significativa dei giocatori.

In Dispatch, il protagonista Robert Robertson può intraprendere una relazione romantica con due personaggi. Blonde Blazer o Invisigal, quest’ultima protagonista di una scena onirica particolarmente audace che ha fatto parlare parecchio la community. Sebbene queste storyline non costituiscano il fulcro principale della narrazione, si sono rivelate elementi di coinvolgimento emotivo molto più potenti di quanto il team di sviluppo avesse inizialmente previsto.

In un’intervista con Inverse, Shorette ha spiegato come il team non si aspettasse una reazione così vorace da parte del pubblico, ragione per cui non erano state pianificate più opzioni romantiche.Uno dei miei segreti vergognosi è che penso di tendere naturalmente verso la commedia romantica nella mia scrittura e nella mia vita in generale“, ha confessato lo sceneggiatore. “Sto cercando di uscirne e rendere le cose più serie. Anche in Wolf Among Us o Tales From the Borderlands c’è un po’ di romanticismo“.

È stato guardando le reazioni in streaming dei giocatori che Shorette ha capito cosa funzionava davvero. La sua ambizione era creare un’esperienza stratificata, capace di far ridere con una battuta sul peto, scioccare con una scena audace e commuovere nel finale. E a quanto pare, la formula ha funzionato. “Sono felice che stia funzionando, ma non credo nemmeno che abbiamo fatto un ‘gioco per gooner’, e chi ha giocato fino all’episodio sei lo sa bene“, ha dichiarato Shorette. “È interessante vedere come la community abbia cambiato rapidamente registro, concentrandosi poi sulla storia“.

Ed è proprio questa consapevolezza acquisita a posteriori che ha portato al pentimento più significativo. “Abbiamo decisamente tagliato alcune scene di sesso. E col senno di poi, non avremmo dovuto farlo“, ha ammesso Shorette con una risata, lasciando intendere che forse un giorno quei contenuti potrebbero vedere la luce. La decisione di rimuovere quelle sequenze non è stata presa a cuor leggero, ma è stata dettata dalle severe limitazioni di budget che ogni studio indipendente deve affrontare.

Non c’è nessuno nel team di sviluppo che non abbia una lunga lista di cose che vorrebbe perfezionare o inserire nel gioco. Sul versante della scrittura, il nostro team ha dovuto sacrificare molti dei progetti a cui tenevamo lungo la strada“. Shorette ha poi sottolineato un aspetto che spesso sfugge al pubblico: “Siamo ancora uno studio indipendente, credo che la gente lo dimentichi perché il gioco sta andando bene e ha un bell’aspetto. Ma proprio perché ha un bell’aspetto, costa molto per ogni secondo di gioco prodotto, e a volte questo costa caro in termini di contenuti, soprattutto quando si tratta di giochi con ramificazioni narrative multiple“.

La lezione che emerge è chiara: nei videogiochi narrativi, le connessioni emotive tra personaggi possono diventare il cuore pulsante dell’esperienza, anche quando non erano state concepite come elemento centrale. E forse, nella prossima stagione, Robert Robertson e compagni avranno l’opportunità di esplorare quelle dinamiche romantiche con la profondità che meritano, senza compromessi imposti dai vincoli di produzione. Nel frattempo, i fan possono solo immaginare cosa contenessero quelle scene tagliate e sperare che un giorno possano davvero vedere la luce.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it