Daniel Craig è universalmente riconosciuto come uno degli interpreti più iconici di James Bond, ruolo che ha incarnato in cinque film a partire da Casino Royale. Ma la sua carriera va ben oltre lo smoking e le Aston Martin. Dal detective Benoit Blanc della saga Knives Out fino al recente e toccante Queer di A24, Craig ha dimostrato una versatilità attoriale che pochi possono vantare. Eppure, dietro la facciata della star hollywoodiana da red carpet, si nasconde un aspetto che molti fan ignorano, perché Daniel Craig è un videogiocatore appassionato.
Come chiunque abbia bisogno di staccare dalla pressione quotidiana, anche le celebrità cercano vie di fuga. Per Craig, quella via passa attraverso i videogiochi. La sua serie preferita in assoluto è Halo di Xbox, ma il suo rapporto con i videogame è più complesso e sfaccettato di quanto si possa immaginare. Esiste infatti un titolo che l’attore britannico considera un vero e proprio guilty pleasure, un piacere proibito che può concedersi solo a piccole dosi e che ha confessato durante un’intervista. Si tratta, proprio, di Grand Theft Auto Vice City.

La confessione di Craig è arrivata in modo diretto e disarmante. “Quei giochi ultra-violenti posso giocarli per mezz’ora, poi mi sento sporco“, ha spiegato l’attore. “Vice City, per esempio. Penso: ‘Ok, va bene, ho rubato 18 auto. Adesso basta’“. È una dichiarazione che risuona con l’esperienza di molti giocatori, che si trovano divisi tra il fascino innegabile della serie Rockstar e il disagio morale che può emergere dopo una prolungata sessione di crimini virtuali. Grand Theft Auto è da sempre uno dei franchise videoludici più controversi del panorama internazionale. Non si tratta solo della violenza esplicita che permea ogni capitolo, ma della libertà quasi totale che viene concessa al giocatore. Un sandbox criminale dove si può rubare, uccidere, corrompere e distruggere senza apparenti conseguenze morali immediate. I titoli della serie sono classificati come M for Mature 17+ proprio perché non cercano di essere adatti a un pubblico giovane. Sono prodotti pensati per adulti, opere di finzione che esplorano il lato oscuro dell’esperienza umana attraverso la satira sociale e la parodia della cultura americana.
Eppure, nonostante sia chiaro che si tratta di finzione, non tutti si sentono a proprio agio dopo ore passate nei panni di un criminale virtuale. Alcuni Paesi, come il Messico, hanno addirittura proposto di tassare i videogiochi violenti come GTA. Ma giocare a questi titoli riflette davvero chi siamo come persone? La risposta, secondo la maggior parte degli esperti, è no. I videogiochi violenti offrono uno spazio sicuro per esplorare comportamenti e scenari che nella vita reale sarebbero impensabili e dannosi. È una forma di catarsi, un modo per confrontarsi con impulsi oscuri in un contesto completamente controllato e privo di conseguenze reali.

Vice City, uscito nel 2002 per PlayStation 2 e successivamente per altre piattaforme, rappresenta uno dei capitoli più amati della serie GTA. Ambientato negli anni Ottanta in una città fittizia ispirata a Miami, il gioco attinge a piene mani dall’estetica di Miami Vice, la celebre serie TV che ha definito l’immaginario di un’intera decade. Colori al neon, auto sportive, completi pastello, criminalità organizzata e una colonna sonora indimenticabile: Vice City è un viaggio nostalgico in un’epoca di eccessi e ambiguità morale. Non è difficile capire perché il gioco abbia conquistato Daniel Craig.
E ovviamente l’attore aspetta con trepidazione e timore anche Grand Theft Auto VI, uno dei giochi open-world più attesi dei prossimi anni. Il sesto capitolo della serie riporterà i giocatori nella celebre città ispirata a Miami, anche se in una versione completamente reimaginata e ampliata. Originariamente previsto per il 2025, il gioco è stato recentemente posticipato a novembre 2026, alimentando l’attesa e la curiosità di milioni di fan in tutto il mondo. La domanda che molti si pongono è: riuscirà GTA VI a catturare la magia di Vice City pur modernizzando l’esperienza?
Per Daniel Craig, il ritorno a Vice City potrebbe rappresentare un’occasione per rivisitare quel guilty pleasure che lo attira e lo respinge allo stesso tempo. Forse questa volta riuscirà a superare la soglia della mezz’ora senza sentirsi sporco, oppure scoprirà che quel senso di disagio morale è parte integrante dell’esperienza. Nel frattempo, mentre aspetta l’uscita di GTA VI, l’attore può sempre rifugiarsi nella sua amata serie Halo, dove almeno Master Chief combatte per salvare l’umanità e non per rubare auto.


