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Come riportato da Screenrant, l’arrivo di Pluribus su Apple TV ha riacceso il dibattito sull’intelligenza artificiale nel mondo dell’intrattenimento, ma non nel modo che molti avevano immaginato. Gli spettatori hanno notato un dettaglio sorprendente alla fine di ogni episodio: una dichiarazione secca, quasi provocatoria, che recita “Questo show è stato creato da esseri umani“. Non è un vezzo grafico, né una trovata pubblicitaria: è un messaggio preciso, nato dalla posizione – molto netta – del suo autore Vince Gilligan. Pur avendo concepito Pluribus prima del boom dei modelli linguistici, il creatore di Breaking Bad non ha mai nascosto il fastidio verso l’IA e, anzi, vede in questa tecnologia un rischio creativo e morale. Il pubblico, intanto, discute e cerca di decifrare possibili metafore: Gilligan, però, invita a una lettura libera, senza spiegazioni guidate. Per lui questa serie rappresenta un ritorno alla fantascienza, ma anche un modo per riaffermare che dietro ogni storia contano ancora mani, mente e sensibilità umane.

L’elemento scatenante delle discussioni è proprio quel messaggio finale. Gilligan ha spiegato che non vuole più ripetere l’approccio didascalico che aveva adottato con Breaking Bad, quando tendeva a chiarire in modo eccessivo i temi nascosti. Per Pluribus segue un principio che gli aveva suggerito Michael Mann, cioè raccontare una buona storia e permettere al pubblico di interpretarla. È anche per questo che, nonostante molti abbiano visto nella trama una metafora dell’intelligenza artificiale, lui non intende confermare né smentire. Ha scritto la serie quando l’IA non era ancora un fenomeno pervasivo, ma accetta che lo spettatore stabilisca collegamenti contemporanei. Ciò che invece non lascia spazio a interpretazioni è il suo giudizio sulla tecnologia, schietto e senza fronzoli: “Odio l’IA”, ha ribadito più volte, definendola “la macchina per il plagio più costosa e dispendiosa del mondo”.

Titoli di coda anti IA di Pluribus
Titoli di coda anti IA di Pluribus, fonte: AppleTv+

Il nucleo della sua critica è duplice. Da un lato, Gilligan non crede che una macchina possa creare qualcosa di significativo, infatti per lui paragonare un modello generativo a un autore, equivale a pensare che un forno possa diventare un grande chef solo perché scalda bene una pizza. Dall’altro lato, è preoccupato dalle implicazioni morali. Se l’IA raggiungesse un livello di coscienza reale, l’industria tecnologica – secondo la sua visione – finirebbe per trasformarla in uno strumento da monetizzare, generando una nuova forma di schiavitù digitale. Il messaggio di Gilligan è chiaro, non farsi ipnotizzare dall’ennesima meraviglia scintillante proposta come inevitabile.

La scelta di indicare che Pluribus è “fatto da umani” non è quindi un atto estetico ma una dichiarazione di identità creativa. In un panorama in cui anche marchi globali come Coca-Cola utilizzano l’IA generativa per gli spot, Gilligan rivendica la natura artigianale del suo lavoro. Il suo ritorno alla fantascienza non rinnega la centralità dei personaggi e dell’emotività, come dimostra la collaborazione con Rhea Seehorn, già celebrata per il ruolo in Better Call Saul e ora al centro di una storia ambientata ad Albuquerque dove una donna profondamente infelice deve affrontare un virus che ha reso tutti pericolosamente ottimisti. La serie mescola minacce globali e crisi interiori, mantenendo l’impronta morale che caratterizza tutta la filmografia dell’autore.

Pluribus, Carol in una scena all'ospedale
Carol in una scena all’ospedale ©Apple TV Plus

Il risultato è che Pluribus diventa un caso culturale: non solo per la qualità narrativa o per l’ottima accoglienza critica, ma per la presa di posizione implicita che l’accompagna. Molti registi considerano il messaggio nei titoli di coda un possibile modello da seguire per distinguere le opere realizzate senza assistenza algoritmica. È un promemoria della differenza fondamentale tra una creatività umana, fatta di intuizioni, sentimenti e ambiguità, e un sistema che rielabora all’infinito ciò che già esiste, come una “mucca che rimastica il proprio bolo”, secondo la metafora usata dallo stesso Gilligan. Per gli studenti di cinema, Pluribus non è solo un nuovo titolo da analizzare, ma è un esempio di come, in un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale, un autore possa scegliere di riaffermare con forza il valore umano. Voi cosa ne pensate? O siete ancora fermi al ritorno di Walter White per una campagna elettorale di qualche tempo fa?

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Il cinema è la dimostrazione che chiunque può compiere imprese straordinarie, basta solo avere la tenacia e la forza di volontà sufficienti per realizzarle. Chi sono io? Sono Spider...ah no, questo lo diceva un altro!