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Divulgazione o divertimento? Una scelta che ha trovato una perfetta soluzione nella comparsa del Doctor Newutron, personaggio protagonista di una fortunata collana pubblicata da Feltrinelli Comics, creata da Dario Bressanini. Noto divulgatore scientifico, Bressanini ha unito la sua formazione scientifica alla passiona per il mondo per i comics, realizzando un’opera in cui il fumetto lascia emergere il suo lato didattico.

In occasione di Lucca Comics & Games 2025, ospiti dello stand di Feltrinelli Comics, abbiamo incontrato Dario Bressanini, che con la sua simpatia ci ha portato immediatamente nel mondo del suo avventuroso personaggio.

Dall’altra parte della barricata

Doctor Newtron
Una tavola di Doctor Newtron ispirata alla Silver Age – © Feltrinelli Comics

Per Bressanini, Lucca Comics & Games è oramai una consuetudine. Inizialmente come appassionato del mondo che anima la città lucchese in questo periodo, e infine come autore. Per il terzo anno, infatti, Bressanini torna a Lucca Comics & Games per presentare un nuovo capitolo delle avventure di Doctor Newtron

“E’ un ritorno felice, per ora non piove. Quindi ha portato anche bene fino ad adesso, possiamo dirlo. Sono sempre molto contento di venire a Lucca, ci sono venuto per tanti anni come semplice spettatore, ormai da tre anni sono dall’altra parte del banco.”

Passare da appassionato a autore è un’esperienza unica, che consente di apprezzare la bellezza di Lucca Comics &  Games da una prospettiva differente

“La prima volta quando è uscito il primo volume mi ha fatto molta impressione, perché non ero abituato, vedere queste file enormi, lunghissime di persone che erano lì che aspettavano appunto la mia firma e di raccontarmi qualche cosa. E devo dire che dopo due anni l’impressione è un po’ calata, ma comunque è sempre stato molto emozionante. Io non sono nato fumettista, non sono nato sceneggiatore, ci sono diventato, non dico mio malgrado perché ho voluto farlo, ho fatto dei corsi.”

Le origini di Doctor Newtron

Fantastici Quattro di John Byrne: i poteri di Susan Storm – © Marvel Comics

Bressanini accoglie i suoi fan allo stand indossando un camice che non è solamente un simbolo del suo ruolo di studioso, visto che è arricchito da adesivi e patch che omaggiano la pop culture, con la presenza di Spider-Man o richiami alla serialità sci-fi inglese. Elementi vagamente nostalgici, se vogliamo, ma quanto questi ricordi, questa nostalgia può essere una trappola?

“No, devo dire di no, non è una gabbia dorata perché io assolutamente non sono limitato a scegliere o a leggere cose vecchie, magari ristampate otto volte, di cui uno deve avere assolutamente tutte le cose. Apprezzo la nostalgia, mi è piaciuto molto Fantastic Four: Primi Passi, perché ammiccava all’estetica di Kirby e immagina gli anni Sessanta, senza impedire produzioni moderne, serie tv assolutamente moderne, filmetti moderni, quindi no, almeno nel mio caso non è assolutamente una gabbia dorata. mi fa piacere che quel tipo di estetica, quel tipo di film o di storie venga riscoperta anche da chi non l’ha mai vista, perché c’è tutto un patrimonio di cultura pop.”

Evidente dalle parole di Bressanini come ci sia un affetto particolare verso quella tradizione fumettistica. Proprio parlando dei Fantastici Quattro, la figura di Reed Richards, scienziato e supereroe, per Bressanini è come una origin story per la sua duplice vita, di ricercatore e di scrittore di comics. Possiamo pensare a Tony Stark, ma lui in fin dei conti è un armaiolo che poi ha apprezzato la tecnologia, quindi bisogna distinguere un attimo. Invece Reed Richards è la mente per eccellenza dell’universo Marvel, un vero e proprio genio.

“Per me è stata la prima ispirazione per farmi scegliere la carriera di scienziato, io professionalmente faccio quello, poi mi diletto anche in altre cose, io ho scelto di fare una carriera scientifica quando ero all’elementari proprio perché ho letto Fantastici 4, tra l’altro non si era mai capito, ma neanche in seguito, esattamente che tipo di scienziato fosse Reed Richards, a differenza di Hank Py,m che era un biochimico, Bruce Banner era un fisico nucleare, Reed Richards era descritto come uno scienziato che sapeva fare tutto: fisica, costruire macchine, sintetizzare molecole. Era proprio lo scienziato per eccellenza, per me era una figata.”

Eroi e scienziati

In Doctor Newtron ampio spazio alla divulgazione fumettistica e scientifica- © Feltrinelli Comics

Forse perché Reed Richards ha incarnato non solo uno dei essenziali della Silver Age dei comics, ma tenendo a battesimo la Marvel Comics con la sua famiglia, ha anche riscritto quello che sembrava un assioma dei comics nella Golden Age: gli scienziati sono i villain.

“Prima della comparsa di Reed Richards, gli scienziati erano sempre descritti come un po’ sfigati, come socialmente inadatti o matti che volevano conquistare il mondo, invece lui era uno scienziato, era il capo dei Fantastici 4, quindi non una figura secondaria e soprattutto aveva dei poteri che facevano male, erano minori rispetto a quelli della cosa o della torcia e lui risolveva le situazioni, salvava il mondo con il potere della sua intelligenza, quindi sono stati proprio quei primi albi targati Kirby e Lee a farmi decidere poi di fare lo scienziato, quindi è il mio role model.”

Come Reed Richards, anche altri personaggi della pop culture sono stati ispiratori per uomini e donne che hanno intrapreso carriere scientifiche che hanno condotto a grandi risultati. E ovviamente, il fumetto è uno strumento importante in questo percorso, per quanto faccia ancora fatica a venir considerato tale.

“Il fumetto è un po’ snobbato da questo punto di vista, viene spesso descritto come un’arte povera, ma in realtà nel corso dei decenni ha assunto anche questo ruolo di costruire un immaginario anche professionale per tante persone. In tanti della mia età hanno deciso a un certo punto di iscriversi alle facoltà scientifiche anche perché nella Silver Age i fumetti spingevano moltissimo gli scienziati e la scienza come figura positiva, ci sono degli studi che lo dimostrano, ma è un effetto che è pervasivo non solo nei fumetti ma in generale nella cultura pop nerd.”

Effetto Scully, la potenza dell’ispirazione

Una tavola di Doctor Newtron ispirata ai comics della Bronze Age
Una tavola di Doctor Newtron ispirata ai comics della Bronze Age © Feltrinelli Comics09

Questa potenza ispiratrice da decenni alimenta una curiosità che spinge sempre più persone a seguire i propri idoli, una forza tale da essersi persino meritata una

“Come ricordo nell’introduzione del secondo volume, esiste l’Effetto Scully. In X-Files, Dana Scully era la scienziata, laureata in medicina, sempre scettica riguardo le indagini. È diventata una figura positiva, il suo esempio ha ispirato molte donne a iscriversi a facoltà scientifiche. È un effetto studiato, quindi sì, fumetti, serie TV e film riescono a costruire un immaginario e un modello che ispira.”

Giunto al suo terzo capitolo, il Doctor Newtron è una presenza oramai preziosa nel panorama fumettistico italiano. La sua evoluzione narrativa è sempre più scandita, diretta verso un futuro che sa sempre più di saga

“Quello non lo so, magari un po’ presto! Sin dall’inizio quando ho creato nella mia testa la timeline, sono partito immaginando un Doctor Newtron Year One, cioè la fase iniziale in cui lui non ha ancora il costume e comincia ad adattarsi, comprendendo i propri poteri, ovviamente ispirandomi a Batman Year One. Un principio che è stato utilizzato da tantissimi, e lo trovate anche in questo terzo volumne, ma cosa ci sarà nel futuro, cosa ci aspetta nel futuro, come si dice, chi lo sa?”

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva