Nella legge di Bilancio 2026 approvata dal Consiglio dei ministri manca qualcosa. O meglio, manca una battaglia che sembrava destinata a ripetersi ogni anno come un rituale: il tentativo di tagliare il canone Rai. La notizia è passata quasi sotto silenzio, eppure segna una svolta significativa. Se tutto resterà così com’è, nel 2026 gli italiani pagheranno 90 euro per il canone televisivo, esattamente come quest’anno. Nessun abbattimento progressivo, nessuna riduzione simbolica, nessun colpo di scena dell’ultim’ora.
La crociata contro il canone Rai nel 2024 era riuscita nell’impresa di portare il canone a 70 euro, una vittoria celebrata come un trionfo della lotta contro le tasse inutili. L’anno scorso il tentativo di replicare il successo era naufragato tra le maglie della maggioranza. Ora, nel 2025, il tema sembra quasi scomparso dall’agenda politica, che preferisce concentrarsi su altre misure come il prelievo sulle banche. Ma perché questo improvviso silenzio su quella che la vulgata definisce la tassa più odiata dagli italiani? La risposta va cercata nei corridoi di viale Mazzini, nella sede Rai, dove si sta consumando un’operazione delicata di messa in sicurezza finanziaria dell’azienda pubblica. Un’operazione che, se fallisse, potrebbe avere conseguenze molto più pesanti di 20 euro risparmiati sul canone.

La Rai si trova infatti a un bivio cruciale. A metà 2024, dopo il taglio del canone dell’anno precedente e il rifiuto del governo di concedere aiuti economici, l’azienda si è trovata a fare i conti con uno scenario inquietante: un potenziale indebitamento di un miliardo di euro. Una prospettiva emersa dalla gestione precedente e che ha spinto l’attuale amministrazione, insediata dal centrodestra, a varare due piani strategici: uno industriale e uno immobiliare. Il piano immobiliare prevede la vendita degli immobili milanesi di Corso Sempione, un’operazione che dovrebbe portare liquidità significativa nelle casse dell’azienda. Ma qui si è presentato un ostacolo imprevisto: l’inchiesta sull’urbanistica che ha scosso Milano negli scorsi mesi ha determinato un blocco delle autorizzazioni a costruire. Un intoppo burocratico che rischia di mandare all’aria i tempi previsti. Secondo alcune indiscrezioni, però, il blocco potrebbe essere rimosso già nel corso di novembre, sbloccando finalmente l’operazione.
Ancora più complessa è la vicenda di Rai Way, la società che gestisce le infrastrutture di trasmissione. Il piano prevedeva la cessione del 10 per cento per 130 milioni di euro, ma nel 2024 il Tesoro ha bloccato l’operazione, preferendo impostare una fusione con EI Towers. Questa fusione, però, non ha ancora trovato un esito definitivo. La chiusura dell’accordo è stata spostata a giugno 2026, ma per evitare che l’intero piano industriale salti, la Rai deve incassare il dividendo straordinario della fusione oppure riuscire a vendere almeno una quota entro l’anno prossimo. Ecco perché un taglio del canone, in questo momento, sarebbe una mossa azzardata. L’azienda pubblica ha bisogno di certezze sui ricavi per portare a termine le operazioni strategiche che dovrebbero metterla al riparo dal rischio di indebitamento strutturale. Tagliare il canone significherebbe privarla di decine di milioni di euro proprio nel momento in cui ogni risorsa conta. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha convocato nei giorni scorsi un consiglio di amministrazione dedicato proprio a fare il punto sui piani in corso, coinvolgendo i manager responsabili delle diverse operazioni.
La politica sembra aver compreso la situazione. O almeno, ha deciso di non mettere i bastoni tra le ruote in una fase così delicata. Naturalmente, l’iter della manovra è ancora lungo e il condizionale resta d’obbligo. La legge di Bilancio passerà ora al vaglio del Parlamento, dove potrebbero emergere emendamenti e richieste di modifica. La storia recente insegna che fino all’ultimo possono spuntare colpi di scena. Ma il fatto che il canone Rai non compaia nel lungo elenco delle voci da tagliare già nella versione del governo è un segnale politico inequivocabile.



