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A volte la realtà supera la finzione, soprattutto quando si tratta di come funzionano i meccanismi della comunicazione politica nell’era dei social media. La controversia esplosa quest’estate attorno alla campagna pubblicitaria Good Jeans di American Eagle, con protagonista Sydney Sweeney, rappresenta un caso di studio perfetto su come un piccolo dibattito di nicchia possa essere trasformato in un ciclone mediatico nazionale grazie all’amplificazione strategica di attori politici motivati.

Tra il 16 luglio e il 12 agosto 2025, secondo i dati raccolti dalla piattaforma di intelligence sociale open-source Open Measures, solo il 6% dei post che menzionavano la campagna pubblicitaria faceva riferimento alle presunte connotazioni razziste dell’annuncio. Eppure, se vi siete imbattuti nel dibattito online in quel periodo, avreste potuto facilmente pensare che fosse l’unico argomento di cui tutti parlavano. Come è possibile questa distorsione percettiva?

La risposta sta in una strategia ben orchestrata. Verso il 27 luglio, i ricercatori di Open Measures hanno notato che personalità conservatrici online hanno cominciato a individuare alcuni post critici verso la pubblicità e a rilanciarli massicciamente. L’obiettivo non era tanto amplificare le critiche in sé, quanto dipingere un quadro secondo cui tutta la sinistra stesse gridando al razzismo per una semplice pubblicità di jeans. Come ha riportato il New York Times ad agosto, la maggior parte dei post presentati come esempi di questa presunta indignazione collettiva aveva meno di 500 visualizzazioni prima di essere amplificata. Piccoli account, opinioni di nicchia, critiche che sarebbero rimaste confinate in angoli remoti di internet.

Ma quando account con milioni di follower come LibsOfTikTok, che vanta 4,5 milioni di seguaci su Twitter, decidono di dare visibilità a questi contenuti, la dinamica cambia radicalmente. Quello che era un dibattito marginale diventa improvvisamente materiale per segmenti televisivi su Fox News, articoli su testate nazionali, e perfino commenti presidenziali. Donald Trump in persona è intervenuto sulla questione, dichiarando di aver amato la pubblicità. E in tutto questo l’attrice Sydney Sweeney si è ritrovata nel bel mezzo di una tempesta mediatica.

In un’epoca in cui la velocità con cui le informazioni si diffondono supera spesso la nostra capacità di verificarle, casi come questo ci ricordano l’importanza di guardare oltre le narrazioni dominanti. Chi sta amplificando cosa, e soprattutto perché. La prossima volta che vi sembra che tutti stiano parlando di qualcosa, vale la pena chiedersi: davvero tutti, o solo quelli che hanno interesse a farci credere che sia così.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ha iniziato a scrivere per DigitalDreams sui siti Cinemaserietv.it e brevemente su Cultweb.it e ha svolto il ruolo di responsabile news per ScreenWorld.it. Ora si occupa principalmente di stesura, gestione e organizzazione di news e articoli short form per BadTaste.it ed è il Community Manager di ScreenWorld.it.