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Non si vedeva un nuovo film di Jim Jarmusch da ben sei anni ed effettivamente si sentiva la sua mancanza. Il regista statunitense si è fatto conoscere per uno stile tutto suo, focalizzato sulla totale disillusione del mito tutto americano della vita perfetta negli USA, con personaggi stravaganti e verso i quali lo spettatore si immedesima al massimo. Le sue storie sono facili da apprezzare, ma questa volta ha compiuto il passo falso. Questa volta era meglio continuare a sentire la sua mancanza che vedere il fallimentare Father, Mother, Sister, Brother.

Il lungometraggio è formato da un tris di corto\mediometraggi che si focalizzano sulle difficoltà nei rapporti genitori-figli. Il primo è ambientato in un paesino del nord est degli Stati Uniti, in cui un padre invita i due figli a passare il pomeriggio con lui, il secondo parla di una madre in Irlanda che ospita le figlie a casa per un tè e l’ultimo vede due gemelli in Francia affrontare un grave lutto. Tre storie che dovrebbero intersecarsi e ricollegarsi, concettualmente, sul finale. Peccato che il risultato sia tutto fuorché riuscito.

Una commedia squilibrata

Scena di Father Mother Sister Brother
Scena di Father Mother Sister Brother – © Mubi

Il grosso problema del film di Jarmusch risiede nella sua natura triplice. La tematica alla base della storia risulta essere molto interessante, in qualche modo anche toccante e sempre attuale, considerando che si focalizza sul duro rapporto che si crea tra genitori e figli quando questi ultimi hanno raggiunto l’età adulta e mal sopportano di passare del tempo con i propri familiari. Finché i genitori vengono a mancare, ed ecco che la malinconia prende il sopravvento.

La morale dietro alla storia si perda molto rapidamente a causa di tempi dilatati e delle prime due storie, identiche e noiose alla visione in egual misura. La volontà del regista di mettere in piedi una pseudo commedia grottesca, probabilmente per mascherare il dramma realissimo degli anziani abbandonati a loro stessi, fa perdere del tutto la direzione. Un gran peccato, perché l’ultima storia è, invece, quasi perfetta.

Il peso della malinconia

Una scena di Father Mather Sister Brother
Una scena di Father Mather Sister Brother – © Mubi

La storia dei due gemelli che vivono il lutto e ripercorrono gli ultimi ricordi vissuti con la propria famiglia ha un sapore squisitamente malinconico e commovente. La regia, da fiacca e spenta, si trasforma e si arricchisce di dettagli che, nella loro semplicità, restituiscono un’onda di memorie dimenticate. Una stanza vuota, una foto sbiadita, un documento rovinato o un abbraccio fraterno. La chimica tra gli ultimi due protagonisti è fortissima e viene restituita allo spettatore con una forza incredibile. Un episodio praticamente perfetto che ha saputo commuoverci più di quanto ci saremmo aspettati.

Purtroppo quest’ultimo film di Jarmusch non è stato realizzato mettendo in scena soltanto le vicende dei due gemelli, perché altrimenti sarebbe stato un vero e proprio capolavoro. Anche lasciandolo per com’è e partecipando alla Mostra di Venezia con un semplicissimo, ma più funzionale, mediometraggio. In quel caso non avremmo avuto nulla di ridire. La presenza dei primi episodi, nonostante un grandissimo cast, non solo non salva la visione, ma la devasta a causa di un ritmo squilibrato e una scrittura poco ispirata. Che peccato, Jim. Dovremo aspettare altri sei anni per vedere un tuo film degno di questo nome?

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it