Sylvester Stallone ha 80 anni dall’inizio di luglio, ma la sua reazione davanti al primo trailer di Rocky Sono Io è stata quella di un ragazzino entusiasta. Il biopic diretto da Peter Farrelly, in arrivo nelle sale italiane il 31 dicembre, racconta gli anni della fame di Sly, quando lottò disperatamente per vendere agli studi la sceneggiatura del primo Rocky a una condizione non negoziabile: interpretare personalmente il protagonista.
A portare sullo schermo il giovane Stallone è Anthony Ippolito, e la somiglianza tra i due ha letteralmente spiazzato l’attore originale. Durante un incontro al 92nd Street Y a New York, dove si trovava per promuovere la sua nuova autobiografia “The Steps“, Stallone ha raccontato con ironia disarmante il momento in cui ha visto per la prima volta Ippolito nei panni della sua versione ventenne.
“All’inizio ero un po’ perplesso, ho detto: non sono ancora morto, non sarete mica in leggero anticipo?” ha scherzato l’attore, con quella autoironia che lo ha sempre contraddistinto. Ma l’ironia è durata poco. “Poi ho visto il video con questo ragazzo e per un momento ho davvero pensato che fossi io, in un paio di inquadrature. Sono andato da mia figlia e ho detto: è incredibile.”
La scelta di Farrelly di affidare a Ippolito il ruolo non è stata casuale. La rassomiglianza fisica è solo la superficie: il giovane attore ha studiato meticolosamente i movimenti, la voce, persino il modo di camminare di Stallone negli anni Settanta. E il risultato, a giudicare dalla reazione dello stesso Sly, è straordinario.
Rocky Sono Io non è un semplice biopic celebrativo. Il film si concentra su un periodo cruciale e doloroso della vita di Stallone: gli anni in cui, completamente al verde, rifiutò offerte milionarie per la sceneggiatura di Rocky perché gli studios non volevano lui come protagonista. Volevano un vero attore, gli dicevano. Un nome già affermato. Ma Stallone non cedette, rischiando di restare in povertà pur di realizzare il suo sogno.
Quella testardaggine quasi suicida diventò leggenda quando Rocky uscì nel 1976, conquistando tre Oscar e trasformando Sylvester Stallone in una delle più grandi star del cinema mondiale. Una storia di riscatto che il film di Farrelly promette di raccontare senza filtri. Durante l’incontro a New York, Stallone ha rivelato di aver scelto un approccio minimalista nei confronti della produzione. “Ho detto loro: mi siederò a guardare, da spettatore. Ho parlato col ragazzo, gli ho detto: se hai domande, io ci sono. Tutto qui. Ma hanno fatto tutto da soli.” Una scelta che denota maturità e fiducia nel lavoro altrui, ma anche un pizzico di curiosità voyeuristica: “Ho pensato: ma io davvero parlo così? Ora ho capito, ora ho capito…”
L’attore, ancora attivissimo con la serie Tulsa King e in procinto di apparire in Frisco King al fianco di Samuel L. Jackson, entrambe produzioni di Taylor Sheridan, ha anche colto l’occasione per riflettere sulla sua carriera. Ha confessato di avere un canale aperto con Amazon MGM Studios per un possibile rimontaggio di Rocky V, il quinto capitolo della saga che considera “una spina nel fianco” per non averlo diretto personalmente.
Ma Stallone si è spinto oltre, offrendo una riflessione lucida sui cambiamenti del cinema contemporaneo. “C’è un’ideologia del tutto diversa, una forma mentis diversa. Attori e attrici hanno un aspetto diverso e recitano diversamente, gli stessi argomenti non sarebbero sulla mia lunghezza d’onda, oggi l’azione è un po’ anacronistica.” Stallone ha rilasciato di recente un’intervista in cui ha parlato del lato oscuro di quella trasformazione fisica che lo ha reso leggenda.
