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La scena si è consumata sabato 26 settembre davanti alla Casa Bianca, sotto gli occhi delle telecamere e in un video poi pubblicato dalla stessa amministrazione Trump. Protagonisti: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Akayla Gardner, corrispondente di MS Now. Il risultato è uno scontro verbale che testimonia l’escalation del rapporto sempre più teso tra l’inquilino della Casa Bianca e alcune delle principali testate giornalistiche americane.

Tutto inizia con una domanda diretta e legittima. Gardner chiede a Trump se voglia che nel pool della Casa Bianca, quello degli inviati che seguono da vicino le attività presidenziali, ci siano soltanto testate che lo sostengono. Una domanda scomoda ma pertinente, considerando i recenti tentativi dell’amministrazione di escludere CNN, MS Now e Politico dagli spazi dedicati alla copertura ravvicinata delle attività presidenziali.

La risposta di Trump arriva secca: prima nega, poi passa al contrattacco. “Voglio notizie vere, non fake news. Come voi”, dice rivolgendosi direttamente alla giornalista. È un’accusa che il presidente ha ripetuto innumerevoli volte durante il suo mandato, trasformando il termine “fake news” in un’arma retorica contro qualsiasi testata che lo critichi o metta in discussione le sue dichiarazioni.

Ma Gardner non si arrende e insiste, chiedendo se il presidente non voglia ricevere domande difficili. È a questo punto che Trump la interrompe bruscamente: “Stai zitta“. Due parole che hanno fatto il giro del mondo, cristallizzando in un istante il deterioramento del rapporto tra la presidenza Trump e la stampa libera.

Durante lo scambio, il presidente ha ribadito di volere una stampa “vera” e ha nuovamente definito CNN e MS Now come produttrici di “fake news“. In un momento particolarmente significativo, Trump ha storpiato il nome dell’emittente chiamandola “MS DNC“, accostandola deliberatamente al Democratic National Committee, l’organizzazione nazionale del Partito democratico. Un tentativo non troppo velato di delegittimare la testata dipingendola come un braccio politico dei suoi avversari.

Il paradosso è evidente: “Amo una stampa aperta e libera”, ha sostenuto Trump durante lo stesso confronto, precisando però di non volere quella che considera informazione falsa. Ma chi decide cosa sia vero e cosa falso? Questo è il nodo cruciale della questione. La tensione tra il diritto costituzionale della stampa di fare domande scomode e la volontà del potere di controllare la narrazione non è mai stata così esplicita.

L’episodio non è isolato. Arriva nel pieno di una nuova battaglia tra l’amministrazione Trump e i media, dopo il tentativo della Casa Bianca di ristrutturare radicalmente il modo in cui i giornalisti possono accedere alle informazioni presidenziali. L’esclusione di testate storiche dal pool della Casa Bianca rappresenta un precedente preoccupante per la democrazia americana, dove la libertà di stampa è un pilastro costituzionale.

La pubblicazione del video da parte della stessa amministrazione Trump solleva ulteriori interrogativi. Perché diffondere un filmato che mostra il presidente in una luce così controversa? Forse perché, nella strategia comunicativa trumpiana, anche uno scontro diretto con i media può essere trasformato in un messaggio per la base elettorale: guardate come tengo testa alla stampa ostile.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.