Alfonso Signorini porta la sua battaglia legale contro Fabrizio Corona direttamente davanti a Google. Il giornalista e conduttore ha infatti citato in giudizio il colosso proprietario di YouTube chiedendo un risarcimento da 5 milioni di euro per i danni che sostiene di aver subito dopo la diffusione delle puntate di Falsissimo dedicate a lui. L’atto di citazione è stato depositato lo scorso maggio dagli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, ma soltanto ora ne sono emersi i dettagli.
Al centro della causa ci sarebbe la gestione dei video pubblicati da Corona, che secondo i legali di Signorini avrebbero alimentato una lunga campagna capace di colpire non soltanto la sua reputazione pubblica, ma anche la sua vita professionale e personale. La vicenda nasce dalle puntate di Falsissimo in cui Corona aveva accusato Signorini di presunti ricatti e favori sessuali legati al mondo del Grande Fratello. Accuse che il conduttore ha sempre contestato e che avevano già dato origine a una durissima battaglia giudiziaria nei primi mesi del 2026.
A gennaio il Tribunale di Milano aveva accolto un ricorso urgente presentato dai legali di Signorini, impedendo la diffusione di ulteriori contenuti ritenuti diffamatori e ordinando la rimozione di quelli già pubblicati. Corona aveva poi presentato reclamo contro il provvedimento. Ma adesso Signorini punta direttamente su Google. Secondo quanto riportato nell’atto di citazione, i suoi avvocati contestano al gruppo di non essersi attivato in maniera sufficientemente rapida ed efficace per fermare la diffusione dei video, nonostante le segnalazioni, le diffide e i provvedimenti giudiziari già trasmessi alla piattaforma.

La tesi dei legali è che YouTube avrebbe consentito la permanenza e la continua riemersione dei contenuti, contribuendo così ad amplificarne gli effetti. E proprio gli effetti sono uno dei punti più delicati dell’intera causa. Nelle carte viene infatti descritta una forte sofferenza personale che, secondo la consulenza professionale citata dai legali, avrebbe portato Signorini a sviluppare una sindrome ansioso-depressiva accompagnata da manifestazioni fobico-sociali, episodi compatibili con attacchi di panico e sintomi riconducibili all’area post-traumatica.
Gli avvocati collegano questa situazione anche a una serie di comportamenti successivi all’esplosione del caso: la disattivazione dei profili social, la sospensione degli impegni pubblici e il timore costante per la possibile uscita di nuovi contenuti. Non ci sarebbe quindi soltanto un danno reputazionale. Nell’atto viene messo nero su bianco anche il valore economico dell’immagine di Signorini. Il contratto con Mediaset, prima dell’autosospensione, avrebbe previsto un compenso minimo garantito di 1,2 milioni di euro all’anno, di cui circa 480 mila euro sarebbero stati legati direttamente allo sfruttamento dei diritti di immagine.
Numeri utilizzati dai legali per dimostrare quanto la reputazione pubblica del conduttore rappresentasse una parte fondamentale della sua capacità di produrre reddito. A questo si aggiunge un altro elemento emerso nei mesi scorsi. Nel 2025 la società personale di Signorini, Callas55, avrebbe registrato un forte calo del fatturato e degli utili rispetto all’anno precedente, anche se naturalmente questo dato, da solo, non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto con la vicenda Corona.

La battaglia tra le parti, del resto, è andata avanti su più fronti. Mediaset aveva già denunciato Corona per diffamazione e aveva ottenuto la rimozione di una puntata di Falsissimo per violazione del copyright, mentre Meta aveva successivamente oscurato diversi profili e contenuti riconducibili all’ex re dei paparazzi. Ora il nuovo fronte riguarda proprio la responsabilità della piattaforma che ha ospitato quei video.
Signorini chiede a Google 5 milioni di euro di risarcimento per i danni personali, professionali, reputazionali ed economici che sostiene di aver subito. La prima udienza davanti al Tribunale di Milano è fissata per il 20 dicembre 2026. A quel punto Google dovrà formalizzare la propria posizione e rispondere alle contestazioni contenute nell’atto.
La vicenda, quindi, è tutt’altro che chiusa. Dopo mesi di scontri tra Signorini e Corona, il caso si sposta ora su un terreno ancora più ampio: quello della responsabilità delle piattaforme quando contenuti contestati continuano a circolare nonostante diffide e provvedimenti giudiziari. Una battaglia che arriva dopo mesi particolarmente difficili per Signorini, durante i quali il conduttore ha raccontato di essersi isolato e di aver temuto persino il giudizio delle persone una volta tornato fuori di casa. Proprio nel momento in cui pensava di essere rimasto solo, però, una pensionata di 78 anni gli spedì una lettera insieme a 1.780 euro per contribuire alle spese della sua difesa.
