A undici anni dalla scomparsa di Pino Daniele, Fabiola Sciabbarrasi torna a parlare dell’uomo che ha amato per 24 anni. Lo fa dalla terrazza dell’hotel Santa Lucia di Napoli, quello stesso affaccio su Castel dell’Ovo dove il cantautore napoletano componeva i suoi brani, dove la vista sul mare diventa un flashback continuo. Un luogo dell’anima che Fabiola, dopo due anni di lontananza forzata dal dolore, ha scelto di riabbracciare. C’è però una stanza in quell’hotel che resta ancora inaccessibile, sempre prenotata ma mai occupata: quella dove Pino registrò Quando con Massimo Troisi.
“Parlo poco di lui, di noi. È il mio modo di rispettarlo“, esordisce Fabiola nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Eppure, quando decide di aprirsi, le sue parole restituiscono il ritratto di un artista complesso, lontano dall’icona perfetta che il pubblico ha cristallizzato nella memoria collettiva. Un uomo crepuscolare, diffidente, segnato da fragilità profonde che affondavano nell’infanzia.
Pino Daniele era nato senza radici solide. Cresciuto da due zie mentre i genitori, impossibilitati ad accudirlo, avevano poi messo al mondo altri cinque figli, aveva vissuto quella separazione come uno strappo mai rimarginato. “Lo ha vissuto come abbandono, non come gesto d’amore“, spiega Fabiola. Questa ferita originaria si trasformò in un’ossessione che attraversò tutta la sua vita adulta: quella per le case. “Investiva in immobili quasi in maniera bulimica“, racconta la vedova. “Forse per colmare una sua fragilità: era nato senza casa, senza radici, ne voleva tante per i suoi figli, dava loro la base che a lui era mancata“.
La loro storia d’amore iniziò grazie a Massimo Troisi, amico di entrambi. Fu lui a fare da Cupido, presentandoli con una frase profetica: “Ti presento la donna della tua vita“. All’epoca erano entrambi già sposati, sorrisero di quella battuta. Per un anno rimasero amici, si ascoltarono. Poi la svolta: “Antonio, il suo musicista napoletano e nostro amico mi chiamò e disse: il maestro ti vuole parlare». Il primo appuntamento fu al concerto alle terme di Caracalla, «il primo di una lunga serie”.
Tra loro c’erano 14 anni di differenza, un gap che spesso generava equivoci. “Mi scambiavano per sua figlia, lui si arrabbiava“, ricorda Fabiola con un sorriso amaro. Lei, ex modella che sfilava a Milano per brand importanti, lasciò la vetrina per mettersi al suo fianco. “Sempre accanto“, precisa. Un’intesa che divenne anche artistica: “Mi diceva sorridendo: dovresti avere le royalties per come hai inciso nella mia evoluzione artistica. Collaboravamo ad ogni produzione“.
