Quando Alexandra Leclerc è apparsa al Gran Premio di Spagna a Madrid, i social hanno fatto quello che fanno meglio: esplodere di nostalgia e riconoscimenti immediati. L’influencer ventiseienne, moglie del pilota Ferrari Charles Leclerc e in attesa del primo figlio, ha scelto di indossare una riedizione contemporanea del celebre newspaper dress di John Galliano, quel vestito stampato con titoli di giornale che ha segnato l’immaginario della moda dei primi anni Duemila. Borsa coordinata, tacchi neri open-toe, occhiali scuri e il cane Leo al seguito: un look studiato nei minimi dettagli che ha riacceso i riflettori su un pezzo di storia del fashion system.
Per chi ha vissuto l’epoca d’oro di Sex and the City, quel pattern è immediatamente riconoscibile. Fu Sarah Jessica Parker, nei panni di Carrie Bradshaw, a trasformare l’abito in un’icona pop nella terza stagione della serie, durante la scena del drammatico confronto con Natasha, l’ex moglie di Mr. Big. Un momento televisivo che ha elevato il capo da provocazione sartoriale a pezzo da collezione: nel 2022, un esemplare originale è stato battuto all’asta da Bonhams per 15.300 euro, certificando il valore culturale e commerciale di quella stampa audace.
Ma facciamo un passo indietro. La versione moderna sfoggiata da Alexandra è una reinterpretazione firmata Desigual, più urbana e accessibile rispetto all’originale couture. Eppure il richiamo è inequivocabile: quella texture che simula pagine di quotidiano stampate su tessuto non è solo un gioco estetico, ma porta con sé una storia densa di polemiche, genio creativo e contraddizioni.
@mleuxangells love it!!! 🤍 #alexandraleclerc #alexandrasaintmleux #f1wag #viral #charlesleclerc fyp foryoupage mardidgrandprix madrid @Alexandra Leclerc ♬ оригинальный звук – m
Nel 2000, quando John Galliano era al vertice della sua parabola creativa come direttore artistico di Christian Dior, presentò la collezione Autunno/Inverno intitolata “Hobo“. Il concept era provocatorio quanto ambizioso: ispirarsi ai senzatetto parigini che usavano fogli di giornale per scaldarsi, mescolando questo immaginario con il “Tramp Ball”, quella bizzarra tendenza degli anni Venti e Trenta in cui l’aristocrazia si travestiva da vagabondi per i ricevimenti di gala. Il paradosso raggiunse l’apice quando la sfilata venne allestita nella Reggia di Versailles, tempio del lusso e dello sfarzo monarchico.
Le critiche furono immediate e durissime. I media accusarono Galliano di aver estetizzato la povertà, di aver trasformato la sofferenza sociale in spettacolo per ricchi. La risposta del designer fu tanto irriverente quanto geniale: disegnò un abito dalla silhouette aderente, quasi una lingerie, stampato interamente con i titoli di una testata fittizia battezzata Christian Dior Daily. Una provocazione nella provocazione, un modo per ribaltare le accuse trasformando proprio i giornali critici in materiale creativo. Il newspaper dress era nato così: da una controversia, da un gesto di sfida, da quella capacità tutta gallianiana di mescolare alta cultura, pop e sovversione.
A distanza di quasi venticinque anni, quella stampa è tornata prepotentemente sotto i riflettori. Non solo nei guardaroba delle influencer legate al circus della Formula 1, ma anche sui red carpet internazionali e nelle collezioni di stilisti affermati. Jenna Ortega ha scelto il pezzo d’archivio Dior per la première di Hurry Up Tomorrow. Matthieu Blazy lo ha reinterpretato nell’ultima collezione Resort di Chanel, portandolo al Festival di Venezia indosso alla modella Mariacarla Boscono. La cantante Rosalía ha optato per un completo Desigual con quella stampa per le vie di Città del Messico.
@amicamagazine La newspaper print è tornata protagonista sulle passerelle, ma oggi ha un significato molto diverso da quello che aveva prima dell’era digitale. Ne parliamo con @Claudia Potycki 🖤 #newspaper #newspaperdress #carriebradshaw #sexandthecity ♬ suono originale – flender
Questo recupero si inserisce perfettamente nella cosiddetta “Y2K mania”, la riscoperta ossessiva dell’estetica dei primi anni Duemila che sta dominando le passerelle e lo streetwear contemporaneo. È un fenomeno guidato dai designer Millennial, cresciuti negli anni Novanta e desiderosi di riportare in vita i codici visivi della loro adolescenza: jeans a vita bassa, top crop, cravattine sottili, plateau vertiginosi. Nicola Brognano, classe 1990, ha strutturato la recente collezione per 7 for all Mankind proprio attorno a questi must-have del 2001, confermando che il passato recente è diventato la principale fonte d’ispirazione per il presente.
Ma c’è un altro livello di lettura in questa storia, ed è quello che lega moda e motorsport in un intreccio sempre più stretto. I paddock della Formula 1 sono diventati vere e proprie estensioni dei front row delle fashion week internazionali. Non si tratta solo di visibilità: i fine settimana di gara operano come piattaforme mediatiche globali dove le dinamiche del fashion system si sovrappongono all’agonismo sportivo, amplificandosi reciprocamente.
La Ferrari, in particolare, rappresenta il caso più eclatante. Alla competizione sull’asfalto tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton fa da contrappunto una seconda sfida, giocata a colpi di outfit e strategie di immagine: quella tra le rispettive compagne, Alexandra Leclerc e Kim Kardashian. Ogni loro apparizione viene scrutinata, commentata, replicata. Le scelte estetiche non si limitano ad attirare fotografi e curiosi, ma si traducono immediatamente in tendenze di mercato e conversazioni social.
@juliedeandrade The iconic newspaper dress that Carrie Bradshaw wore in SATC! . . #satc#hbomax #satctiktok #carriebradshaw #carriebradshawfashion ♬ Carrie Bradshaw – Gal Matza
Alexandra sta costruendo un’estetica premaman rigorosa e distintiva. Al Gran Premio d’Italia all’Autodromo Nazionale di Monza ha sfoggiato due outfit monocromatici: per le prove libere un abito nero con cut-out a goccia, pois bianchi e scollo all’americana chiuso da un fiocco; il giorno successivo un tubino nero al ginocchio dalla profonda scollatura, completato da kitten heels e occhiali dalla montatura minimalista. Questa riconoscibilità le è valsa un accordo commerciale nel settore beauty: Hailey Bieber l’ha scelta come prima “muse-ambassador” e collaboratrice per il suo marchio Rhode. Intervistata da Vogue, Leclerc ha sintetizzato la sua filosofia cosmetica con una frase che suona quasi come un manifesto generazionale: “Amo il trucco che sembra e si sente come pelle“.
Ma torniamo al vestito-giornale. Perché questo pezzo continua a funzionare, a distanza di tanto tempo? Forse perché incarna un paradosso perfetto per l’epoca dei social media: un abito stampato con notizie che diventano immediatamente obsolete, indossato in un’era dove l’informazione scorre incessantemente, dove tutto è simultaneamente presente e già superato. C’è un’ironia involontaria nel vedere un capo che celebra la carta stampata diventare virale su Instagram e TikTok, piattaforme che hanno contribuito a ridefinire il modo in cui consumiamo notizie e immagini.
La storia di questo vestito inizia però molto prima di Galliano. Nel 1866, l’australiana Matilda Butters sfoggiò per la prima volta una gonna decorata con veri ritagli di cronaca locale, probabilmente per necessità più che per scelta estetica. Nel 1935, Elsa Schiaparelli, la visionaria designer italiana che collaborò con Salvador Dalí, codificò l’uso della carta stampata come texture per i tessuti, trasformandola in statement artistico. Galliano ha raccolto quell’eredità e l’ha catapultata nella cultura pop, rendendola accessibile, desiderabile, controversa.
