Il suo volto non era certamente nuovo al pubblico televisivo, ma in molti potrebbero aver impiegato qualche secondo per riconoscerlo. A distanza di oltre dieci anni dall’esperienza che lo aveva fatto conoscere in tutta Italia, Timothy Cavicchini è tornato in prima serata… anzi, nel cuore della domenica pomeriggio di Rai 1. È lui una delle principali novità della nuova edizione di Domenica In.
Mara Venier lo ha scelto come frontman della band del programma, cambiando così anche l’impostazione dello spazio musicale dopo l’addio di Stefano Magnanensi, presenza fissa della trasmissione per dieci edizioni. Un debutto che non è certo passato inosservato, visto che nel corso della prima puntata, andata in onda domenica 27 settembre, Mara Venier lo ha presentato a Laura Pausini con una delle sue immancabili battute:
“Timothy l’hai visto? Il mio frontman. Canta bene, peccato sia bruttino. Ma ha una bella voce”. – Mara Venier
Ma chi è davvero il nuovo volto rock di Domenica In? Timothy Cavicchini ha 41 anni: è nato a Mantova il 3 novembre 1984 ed è cresciuto a Monzambano, nell’entroterra del Lago di Garda. La musica è entrata molto presto nella sua vita e già da adolescente aveva iniziato a suonare con alcune band. La grande occasione è arrivata però nel 2013 con la prima edizione di The Voice of Italy. Alle Blind Audition si presentò con Sweet Child O’ Mine dei Guns N’ Roses e conquistò un posto nel team di Piero Pelù.
Il suo percorso andò ben oltre le prime selezioni: Cavicchini arrivò infatti fino alla finale, chiudendo al secondo posto dietro alla vincitrice Elhaida Dani. Quell’esperienza gli aprì le porte della discografia. Dopo The Voice arrivò un contratto con Universal e l’EP A fuoco, mentre parallelamente continuò l’attività dal vivo. Per anni è stato inoltre la voce degli Ostetrika Gamberini, formazione con la quale ha portato avanti una lunga attività concertistica.
Ma la televisione è tornata più volte nella sua carriera, visto che Cavicchini ha provato per due volte la strada di Sanremo Giovani, senza arrivare alle selezioni finali, e nel 2019 è apparso anche ad All Together Now, il programma musicale di Canale 5 condotto da Michelle Hunziker. Non ha mai abbandonato, nel frattempo, la sua dimensione più naturale: quella del palco. Tra concerti, nuovi singoli e progetti discografici ha continuato a fare musica, fino alla pubblicazione nel 2025 dell’album Servirebbe un miracolo.
Poi è arrivata la chiamata di Domenica In. Più che un semplice cambio di cantante, la Rai ha scelto di modificare la formula: al posto della figura del maestro al pianoforte incarnata per anni da Magnanensi, la nuova edizione punta su Cavicchini come vero frontman di una band, chiamata ad accompagnare gli ospiti e i diversi momenti dello show. E il battesimo del fuoco non è stato dei più tranquilli.
Durante l’omaggio a Laura Pausini nella prima puntata, Cavicchini si è cimentato con Io canto e, in uno degli stacchi della trasmissione, il microfono gli è anche scivolato dalle mani. Una piccola disavventura arrivata durante una puntata segnata anche da diversi problemi tecnici. Lontano dal palco, Cavicchini ha sempre cercato di mantenere una certa riservatezza. In passato è stato sposato per un breve periodo e successivamente si è legato ad Angela Bonfante. È padre di due figli, Dante e Achille, ai quali ha dedicato anche il brano Stabile, nato dal cambiamento e dall’equilibrio che la paternità ha portato nella sua vita.
Per chi lo ricordava soltanto come il rocker di The Voice, quindi, sono cambiate parecchie cose. Tredici anni dopo quella finale sfiorata, Timothy Cavicchini si è ritrovato nuovamente davanti al grande pubblico di Rai 1, questa volta con un appuntamento fisso: ogni domenica al fianco di Mara Venier. Il debutto a Domenica In, del resto, è stato decisamente movimentato non soltanto per Cavicchini. La prima puntata della nuova stagione è stata infatti segnata da diversi inconvenienti in diretta, tra problemi con monitor, collegamenti e audio: a un certo punto anche Mara Venier ha perso la pazienza ed è stata costretta a richiamare la regia con un eloquente “Non sento niente”.
