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La Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia è abituata a emozioni forti, standing ovation infinite, fischi memorabili. Ma sabato sera, durante la proiezione ufficiale di “Succederà questa notte“, è accaduto qualcosa di diverso. Qualcosa che ha poco a che fare con la finzione sullo schermo e molto con la realtà della sala. Nanni Moretti, tornato in concorso alla Mostra dopo 37 anni, si è alzato dal suo posto in galleria e, in maniche di camicia, è sceso in platea per affrontare uno spettatore.

Il motivo? Un telefono acceso. Ancora acceso, nonostante i titoli di testa fossero già terminati e le prime scene del film avessero preso vita sullo schermo. Moretti lo aveva notato subito, fin dall’inizio della proiezione. All’inizio aveva deciso di aspettare, di lasciar correre. “Siamo solo all’inizio” deve aver pensato, come ha raccontato lui stesso il giorno successivo. Ma quel volto illuminato dalla luce del display è rimasto lì, imperterrito, anche quando la musica di Alberto Iglesias ha cominciato ad accompagnare le prime immagini, anche quando i dialoghi hanno riempito il silenzio della sala.

A quel punto il regista ha preso una decisione. Si è alzato, ha lasciato la galleria e ha percorso il primo corridoio sulla destra, raggiungendo lo spettatore. Tre parole, pronunciate nel buio: “Spenga il telefono”. Poi è tornato al suo posto e la proiezione è ripresa. L’intera scena è durata pochi istanti, ma sufficienti per sorprendere il pubblico presente e persino le maschere incaricate di vigilare sul comportamento degli spettatori. Tra chi ha assistito all’episodio c’era anche Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, seduto nella stessa fila di Moretti.

L’episodio è rimasto confinato alla sala fino al giorno successivo, quando lo stesso Moretti ha deciso di raccontarlo pubblicamente. È accaduto durante la cerimonia in Sala Perla al Palazzo del Casinò, in occasione del conferimento del Premio Siae Andrea Purgatori alla carriera. Sollecitato dal presidente delle Giornate degli Autori, Francesco Martinotti, il regista 73enne ha ricostruito con ironia l’accaduto, trasformando un momento di fastidio in un piccolo racconto di costume cinematografico.

“C’era una persona che dall’inizio della proiezione stava sul telefonino” ha spiegato Moretti, ricostruendo la sequenza degli eventi. Aveva aspettato durante la sfilata iniziale dei loghi dei produttori, poi durante i titoli di testa. Ma quando è arrivata la musica bellissima composta per il film da Alberto Iglesias e sono cominciate le prime scene, lo spettatore continuava a guardare il suo telefono. “E allora non ce l’ho fatta più. Sono sceso e sono andato a dirgli di spegnerlo” ha concluso il regista.

Il racconto è stato accolto da un’ovazione nella Sala Perla. Un applauso che è andato ben oltre la semplice solidarietà nei confronti del regista: in gioco c’era anche un’idea precisa della sala cinematografica come luogo sacro, uno spazio nel quale tutto il resto dovrebbe scomparire per la durata di un film. Una visione che Moretti ha sempre difeso con coerenza nel corso della sua carriera, nota per la sua comprensibile intolleranza verso i comportamenti irrispettosi in sala.

Durante la stessa cerimonia, Moretti ha ricevuto il Premio Siae Andrea Purgatori alla carriera, una targa che riproduce il deposito di “Ecce Bombo“, il secondo film del regista, datato 5 settembre 1977. La Siae aveva inizialmente cercato il deposito di “Io sono un autarchico”, primo lungometraggio di Moretti, ma il documento non è stato trovato. “Era fatto un po’ in famiglia, in Super 8″ ha ricordato il regista con affetto.

Nel ritirare il riconoscimento, Moretti ha anche riflettuto sul rapporto tra il proprio cinema e la generazione raccontata attraverso i suoi personaggi: “Se davvero con le mie storie e i miei personaggi sono riuscito a raccontare una generazione, lo ritengo una fortuna e un onore“. Una dichiarazione che arriva dopo 37 anni di assenza dal concorso veneziano e che conferma la volontà del regista di continuare a interrogarsi sul presente attraverso il cinema. Louis Garrell ha raccontato anche degli avvenimenti sul set dell’ultimo film di Moretti.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.