Marco Mengoni ha deciso di sperimentare una formula inedita per il panorama musicale italiano, ma il progetto ha acceso un dibattito che va ben oltre la dimensione artistica. L’annuncio di “Allo Sbagliato“, il nuovo live club milanese di cui il cantante di Ronciglione firma la direzione creativa, ha diviso il pubblico soprattutto per una questione che tocca il portafoglio: i prezzi dei biglietti per assistere alla sua residency. Una scelta che ha scatenato reazioni contrastanti sui social e che è finita anche sul tavolo de La Volta Buona, il programma condotto da Caterina Balivo su Rai 1.
L’idea alla base del progetto è suggestiva. Mengoni vuole ricreare l’atmosfera dei club storici dove la musica si viveva dal vivo, senza filtri digitali, in uno spazio raccolto che abbatte le distanze tra artista e pubblico. “Allo Sbagliato” sorgerà negli spazi dell’ex Teatro Principe di viale Bligny, nel cuore di Milano, con una capienza di appena 500 posti. Un ritorno alle origini, potremmo dire, lontano dagli stadi sold out e dai palazzetti che hanno caratterizzato le ultime tournée del cantante. Dal 5 novembre al 19 dicembre sono previste 26 serate esclusive, ciascuna pensata per essere un’esperienza unica e irripetibile.
Ma è proprio qui che nasce la prima frattura con parte del pubblico. Per accedere a questa esperienza servono cifre tutt’altro che popolari. I biglietti partono da 115 euro per i posti in piedi, salgono a 172,50 euro per le sedute in parterre e raggiungono l’apice di 230 euro per i 29 posti esclusivi collocati nella parte rialzata del palco. Numeri che hanno fatto storcere il naso a molti, soprattutto in un periodo in cui il potere d’acquisto delle famiglie italiane è sotto pressione. “230 euro per vedere Marco Mengoni in un club: chiunque decida di acquistare il biglietto ha perso completamente il senno”, è uno dei commenti più condivisi su X. Altri utenti hanno fatto paragoni ancora più diretti: “Marco Mengoni ha bisogno di riconnettersi alla realtà. Oggi la gente non riesce nemmeno a comprare la benzina“.
Il tema è stato affrontato anche in televisione, dove le posizioni si sono rivelate divergenti. Aldo Vitali, direttore di Tv Sorrisi e Canzoni, ospite a La Volta Buona, ha espresso perplessità piuttosto nette. Pur dichiarandosi fan di Mengoni, Vitali ha definito la scelta “poco comprensibile” dal punto di vista economico, arrivando persino a parlare di un’operazione “per autolesionisti“. Il suo ragionamento si basa su un confronto concreto: 200 euro, secondo l’esempio del giornalista, equivalgono a diversi pieni di carburante, una spesa che molte famiglie italiane valutano con attenzione. E anche i 125 euro necessari per assistere al concerto da una posizione più distante o in piedi gli sono sembrati difficili da giustificare, considerando il momento storico.
A offrire una lettura differente della vicenda è stata Vladimir Luxuria, che durante il confronto televisivo ha ricordato come il fenomeno dei biglietti sempre più costosi non riguardi esclusivamente questa iniziativa. Luxuria ha sottolineato che cifre importanti vengono ormai richieste anche per i grandi concerti negli stadi, inserendo quindi il prezzo della residency di Mengoni in un contesto più ampio che coinvolge l’intero settore musicale. Una prospettiva che, secondo lei, ridimensiona la polemica e la ricolloca all’interno di una tendenza generale.
Mengoni stesso ha provato a spiegare le ragioni economiche dietro quei numeri. In un’intervista al Corriere della Sera, il cantante ha chiarito che la formula del club comporta costi elevati proprio per la dimensione ridotta del locale. “Fisicamente ci sono pochi posti e ho dietro tante persone che lavorano. È tutto dimensionato anche a far mangiare le famiglie che ci stanno dietro, non me di certo, visto che sicuramente non guadagnerò da questa residency“, ha affermato. Un’operazione che, stando alle sue parole, punta sulla qualità assoluta dell’esperienza piuttosto che sul profitto personale. “Sarà qualcosa di speciale, come quando uno va a cena in uno stellato e ha un servizio di qualità altissima. Una cena fuori che ti concedi quella volta l’anno”, ha spiegato, paragonando la serata a un’occasione rara da vivere senza pensare a postare sui social o fare selfie.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più innovativi del progetto: durante i concerti gli smartphone non potranno essere utilizzati. I telefoni resteranno in possesso degli spettatori ma verranno inseriti in apposite custodie richiudibili. Una scelta che Mengoni ha voluto fortemente per riportare l’attenzione sulla musica dal vivo e sul momento presente, evitando che l’esperienza venga continuamente filtrata attraverso lo schermo. Vladimir Luxuria ha apprezzato particolarmente questo dettaglio, ritenendolo un segnale di rispetto verso la dimensione autentica del concerto.
Ma non è solo il prezzo a far discutere. Mengoni ha infatti anticipato che la residency non sarà costruita attorno ai brani più celebri della sua carriera. Niente “L’essenziale“, niente “Due vite”, niente singoli che hanno segnato il suo percorso discografico. Sul palco ci saranno invece i pezzi minori, le b-side, le canzoni che forse non hanno conquistato le classifiche ma che per l’artista rivestono un significato importante. “O magari una sera li farò, ma di norma no”, ha precisato, lasciando aperta la porta all’improvvisazione. A questo si aggiungeranno cover di brani che ama e una scaletta che non sarà mai fissa, costruita invece al momento insieme alla soul band di 11 musicisti che lo accompagnerà per tutte le serate.
@marcomengoniofficial Dagli stadi, ai palazzetti di tutta Europa! Tutte le date di Torino, Milano, Pesaro, Firenze, Roma, Parigi e Londra sono sold out. GRAZIE! Stasera ci vediamo a Torino. #MengoniLive2025 ♬ ManDarE TuTto All'aRIA – Marco Mengoni
Sul palco si alterneranno anche numerosi ospiti: giovani emergenti, cantanti internazionali, comici, dj e stand up comedian. Tra i nomi già annunciati ci sono Faccianuvola, Rares, Sayf, Mace, Benjamin Clementine, Luca Ravenna, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase. Un formato ibrido che mescola musica, improvvisazione e intrattenimento, trasformando ogni serata in un evento a sé stante.
Questa scelta artistica, però, ha diviso ulteriormente i fan. C’è chi apprezza il coraggio di proporre un’esperienza fuori dagli schemi e chi invece avrebbe preferito ritrovare almeno alcune delle hit che hanno accompagnato la carriera di Mengoni. Sui social, diversi utenti hanno espresso delusione per l’assenza dei brani più amati, ritenendo che la formula proposta, pur interessante, non giustifichi una spesa così elevata.
Mengoni ha comunque anticipato che per chi non potrà partecipare, per ragioni economiche o di disponibilità, potrebbe essere pensata un’iniziativa ad hoc. “Purtroppo chi non potrà venire aspetterà dei concerti in posti più grandi, o magari poi faremo una cosa ad hoc per chi non sarà stato presente fisicamente“, ha dichiarato. Una promessa che lascia intendere come l’artista sia consapevole della portata limitata del progetto e stia già ragionando su come ampliarne l’impatto.
