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Mentre a New York si svolgeva l’assemblea generale delle Nazioni Unite, con leader di tutto il mondo riuniti per discutere di guerre, crisi energetica e intelligenza artificiale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto di partecipare alla cena inaugurale della Milano Fashion Week. Una decisione che ha scatenato un acceso dibattito politico e sollevato interrogativi sulla scala delle priorità del governo italiano in un momento di tensioni internazionali.

La premier è arrivata martedì 23 settembre a Palazzo Reale, elegantissima in un tailleur con giacca e pantaloni blu notte e camicia bianca firmato Ermanno Scervino. Ad accoglierla, il gotha della moda mondiale: l’amministratore delegato di Kering Luca de Meo, Alfonso Dolce di Dolce&Gabbana, Frédéric Arnault di Lvmh, Diego Della Valle, Renzo Rosso, Remo Ruffini di Moncler, la leggendaria Anna Wintour di Vogue, Andrea Guerra di Prada, Gildo Zegna e Brunello Cucinelli. Un parterre di nomi che rappresenta il meglio del Made in Italy e del lusso internazionale.

Il menù della serata, firmato dai fratelli Enrico e Roberto Cerea del ristorante tre stelle michelin “Da Vittorio“, ha proposto una terrina di melanzane con caprino e salsa al basilico come antipasto, accompagnata da Franciacorta Brut Cuvée Royale Marchesi Antinori Tenuta Montenisa. Come portata principale, i celebri paccheri alla Vittorio con Franciacorta Extra Brut Cuvée Prestige. A chiudere, cannoncini riempiti al momento e piccola pasticceria al centro del tavolo.

Ma è stata la giustificazione politica della presenza a far discutere ancora di più della scelta stessa. “Ho pensato che fosse particolarmente giusto quest’anno, in un momento che non è facilissimo per un comparto che però continua a darci grandi risultati, dare un segnale anche fisico di presenza e di vicinanza”, ha spiegato Meloni ai giornalisti. La premier ha sottolineato l’importanza di esserci “non solamente con i provvedimenti, non solamente con le risorse”, citando i 100 milioni stanziati per incentivare gli investimenti nel settore moda, “ma anche fisicamente penso che sia un modo bello di dire grazie al settore per quello che fa per la nostra economia, per la nostra forza, per la nostra rappresentazione nel mondo e anche per dire che il governo c’è“.

Durante la serata, Meloni ha salutato personalmente tutti gli ospiti presenti, passando di tavolo in tavolo, e ha abbracciato a lungo Toni Scervino, amministratore delegato del marchio che l’ha vestita per l’occasione. Un gesto che ha certificato non solo la vicinanza istituzionale, ma anche un rapporto personale con alcuni protagonisti del settore.

Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, ha espresso soddisfazione per la presenza della premier: “Era il momento giusto per esserci, i segnali ci servono quando c’è il momento in cui bisogna darli, oggi andava dato un segnale alla moda di vicinanza e c’è stato, vuol dire che questa industria il governo la guarda“. Capasa ha aggiunto che durante la cena si è parlato dello stato generale del comparto, dell’importanza di fare sistema, di formare le persone e di salvaguardare le piccole imprese.

Ma mentre a Milano si brindava con Franciacorta d’eccellenza, le opposizioni hanno attaccato duramente la scelta della premier. Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, non ha usato mezzi termini: “Lo scenario internazionale è drammatico, il Medio Oriente è in subbuglio, la situazione in Ucraina sempre più delicata e diversi altri contesti richiederebbero l’attenzione di una premier che ama il suo Paese. Eppure Meloni, con una scelta già di qualche giorno fa, decide di disertare l’assemblea Onu per fare invece delle interviste da Vespa, tra l’altro senza contraddittorio, e per andare alla Fashion Week di Milano”.

Ancora più duro il commento di Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che si trovava proprio a New York: “Sono tutti a New York. Quasi tutti. Perché Meloni non è venuta, e manda Tajani. Si riuniscono i governi, si alternano i leader di tutto il mondo, e lei non c’è. Credo sia una delle prime volte nella storia del nostro Paese che un presidente del Consiglio sceglie di non venire“. Renzi ha aggiunto: “In un mondo dove c’è la crisi energetica, i problemi dell’intelligenza artificiale, la guerra, perché l’Italia deve fare queste figuracce? Meloni rimane a casa per la campagna elettorale anziché venire come tutti all’assemblea generale. Ma partecipare all’Onu è un dovere, non uno schiribizzo della premier. Che vergogna, che figuraccia”.

Al posto della presidente del Consiglio, all’assemblea generale delle Nazioni Unite ha partecipato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, una prassi non insolita ma che in questo caso ha amplificato le polemiche sulla scelta di Meloni di privilegiare un evento di moda, per quanto importante per l’economia nazionale, rispetto a un appuntamento diplomatico di primo piano.

Al sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha aperto la serata dichiarando che “Meloni ha sempre dimostrato interesse per la moda ed è un onore averla qui”, si è affiancato anche il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman Fertitta, in una serata che ha celebrato l’apertura della Milano Fashion Week e la mostra “Dalì e la moda”.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.