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Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri l’esenzione dal bollo auto per il 2027, limitata alle vetture di piccola e media potenza fino a 80 kilowatt. Una misura annunciata in piena campagna elettorale che ha sollevato più di una perplessità: si tratta di una mossa strategica per garantirsi consensi in vista delle elezioni, oppure di una vera riforma fiscale?

Nel dibattito politico che ne è seguito, Matteo Renzi ha deciso di giocare una carta particolare: riportare alla luce un vecchio post pubblicato da Giorgia Meloni nel maggio del 2016, quando a Palazzo Chigi c’era proprio lui. All’epoca, il leader di Italia Viva aveva promesso agli italiani l’abolizione del bollo auto, e la risposta della Meloni fu tutt’altro che diplomatica.

“Siamo in piena campagna elettorale, è appena stato arrestato un sindaco del Pd e Renzi prontamente si collega a Facebook per annunciare che vuole abolire il bollo auto e tagliare l’Irpef. Il mago della distrazione di massa. Secondo voi è o non è un venditore di pentole?“, aveva scritto la leader di Fratelli d’Italia otto anni fa. Parole che oggi, alla luce della recente decisione del governo, assumono un sapore decisamente diverso.

Renzi non ha lasciato cadere l’occasione e ha costruito la sua replica partendo proprio da quel tweet. “Eliminare il bollo per alcune categorie di auto e per i motorini è una buona idea. Abbassare le tasse è sempre una buona idea“, ha esordito il segretario di Italia Viva, per poi ricordare le misure fiscali del suo governo: l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa, la riduzione dell’Irap sul costo del lavoro, il taglio del canone televisivo e gli ormai celebri ottanta euro.

Ma il vero affondo è arrivato subito dopo. “Per la legge di bilancio 2018 avevamo trovato sette miliardi per togliere del tutto il bollo. Quando lo dissi Meloni mi attaccò con questo tweet. E disse, che vergogna, che lo facevo per nascondere la notizia dell’arresto di un sindaco Pd”, ha scritto Renzi, riferendosi al caso di Simone Uggetti, all’epoca sindaco di Lodi, successivamente assolto. L’accusa di Renzi si è fatta ancora più diretta: “Questa è Giorgia Meloni. Una leader che aggredisce gli avversari e poi li copia: sulle trivelle, sull’Italicum, su tutto. Io sono diverso e dico a Meloni: togli il bollo davvero, non per finta“.

Quel “per finta” non è casuale. La norma approvata ieri dal Consiglio dei Ministri prevede infatti una sospensione, non un’abolizione. L’esenzione riguarderà solo il 2027 e solo alcuni veicoli: quelli con potenza fino a 80 kilowatt. Chi possiede auto più potenti o più di un veicolo continuerà a pagare. E dal 2028 la tassa tornerà per tutti. Una misura temporanea, quindi, che alcuni analisti hanno già definito come una classica “svendita elettorale“.

Giorgia Meloni non ha tardato a rispondere, scegliendo però la via della sintesi, quasi del sarcasmo distaccato. “Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare“, ha commentato la premier direttamente sotto il post di Renzi. Una risposta breve, quasi sprezzante, che voleva chiudere la questione rimandando al mittente l’accusa di fare solo proclami.

Ma Renzi non è tipo da lasciar correre. La replica è arrivata immediata e tagliente: “Giorgia mi fa piacere che mi segui sui social. La differenza tra realizzare e annunciare? Io ho realizzato ottanta euro, Industria 4.0, Irap sul costo del lavoro, Tap, Imu prima casa. Tu hai annunciato uscita da euro, eliminazione delle accise, pressione fiscale al quaranta per cento. Hai annunciato molto, hai realizzato poco. Se sul bollo ti va meglio, sono felice. Ora, però, stacca i social e torna a lavorare a Palazzo Chigi che ti paghiamo per governare. Baci“.

Il battibecco social tra i due leader politici ha catalizzato l’attenzione non solo per i contenuti, ma anche per il tono. Da un lato la freddezza istituzionale di Meloni, dall’altro la verve polemica di Renzi, che chiude con un “baci” che sa tanto di sfida quanto di ironia. Al di là dello scontro dialettico, resta sul tavolo una questione sostanziale: la sospensione del bollo auto è davvero una vittoria per i cittadini o è solo una mossa elettorale destinata a svanire nel 2028.

La tassa sulla proprietà delle auto, da sempre tra le più odiate dagli italiani, continua a esistere nella sua struttura normativa. L’esenzione temporanea, per quanto apprezzabile nell’immediato, non risolve il problema strutturale e lascia aperti molti interrogativi sulla sostenibilità fiscale e sulla reale volontà politica di abolire definitivamente questa imposta.

Renzi ha anche voluto ricordare il caso di Simone Uggetti, il sindaco di Lodi arrestato nel 2016 e poi assolto, che Meloni all’epoca aveva utilizzato come argomento polemico contro l’allora premier. “Quel sindaco arrestato si chiamava Simone Uggetti, era il sindaco di Lodi e fu massacrato da gente come la Meloni. Ma poi fu ovviamente assolto con tante scuse. Anche quell’arresto fu una vergogna e la giustizialista Meloni lo cavalcò senza ritegno“, ha scritto il leader di Italia Viva, chiedendo esplicitamente delle scuse che difficilmente arriveranno.

Lo scambio tra Renzi e Meloni fotografa perfettamente il clima politico attuale: una campagna elettorale già in pieno svolgimento, dove ogni mossa viene letta in chiave strategica e ogni vecchio post può trasformarsi in un boomerang. La battaglia sul bollo auto è solo l’ultimo capitolo di una guerra più ampia tra chi accusa l’altro di annunciare senza realizzare e chi risponde rivendicando i propri risultati di governo.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.