C’è mancato davvero un soffio. Un lunedì che non è mai arrivato, un appuntamento a Nervi che il destino ha cancellato all’ultimo momento. Gino Paoli aveva preparato tutto: la canzone era pronta, l’arrangiamento definito, la casa aperta. Aspettava Ornella Vanoni per registrare insieme un brano inedito che avrebbe dovuto essere l’ennesimo capitolo di una storia artistica lunga oltre quarant’anni. Ma Ornella se n’è andata prima, lasciando vuota quella sedia, muta quella seconda voce che avrebbe dovuto intrecciarsi alla sua.
Il brano si intitola “Quando ti rivedrò” e rappresenta l’ultima dichiarazione d’affetto artistico del cantautore genovese nei confronti della sua storica compagna di palcoscenico e di vita. Una canzone che ora assume i contorni malinconici di un dialogo postumo, di una conversazione che avrebbe dovuto esserci e che invece è rimasta sospesa nel tempo, tra un addio e una promessa di ricongiungimento.
“Volevo che a cantarla con me fosse Ornella”, ha scritto Paoli nelle note che accompagnano la nuova edizione di “Appunti di un lungo viaggio“, la raccolta che conterrà questo prezioso inedito. Le sue parole trasudano quel mix di tenerezza e sarcasmo che ha sempre caratterizzato il loro rapporto: “Invece lei ha avuto la pessima idea di andarsene appena prima di registrarla: l’aspettavo a casa mia, a Nervi, di lunedì e invece… Tipico suo, in fondo”.
È commovente e al tempo stesso tipicamente paoliniano questo modo di raccontare il dolore attraverso l’ironia, di mascherare la perdita con una battuta che però non nasconde affatto il vuoto lasciato dalla Vanoni. Quella voce unica, quel modo di fraseggiare inconfondibile, quella capacità di abitare una canzone rendendola propria: tutto questo non si può sostituire. E Paoli lo sapeva benissimo.
Di fronte all’impossibilità di avere Ornella al suo fianco, il cantautore ha compiuto una scelta che è al tempo stesso un omaggio e una rinuncia. Ha chiamato Paolo Fresu, uno dei più importanti trombettisti jazz italiani, amico stretto della Vanoni, perché riempisse con i suoi fiati quello spazio lasciato vuoto. Non una cantante, non un’altra voce femminile: uno strumento. Perché nessun essere umano avrebbe potuto raccogliere quell’eredità senza apparire una pallida imitazione.
“Nessuno poteva prendere il suo posto”, ha dichiarato Paoli con una franchezza disarmante. “Però riempire quel vuoto con la tromba di Paolo Fresu, che oltre a essere uno straordinario musicista era un grande amico di Ornella, mi è sembrata la soluzione migliore. Secondo me, per una volta, non avrebbe brontolato nemmeno lei”.
La scelta di Fresu non è casuale né puramente estetica. Il trombettista sardo era legato alla Vanoni da un’amicizia profonda e da una stima reciproca che aveva attraversato anni di collaborazioni e progetti comuni. La sua tromba, calda e meditativa, capace di cantare anche senza parole, diventa così la voce fantasma di Ornella, il suo spirito musicale che aleggia sul brano restituendo quella dimensione dialogica che Paoli aveva immaginato fin dall’inizio.
“Quando ti rivedrò” uscirà il 23 settembre, in una data che non è stata scelta a caso. Quella notte cade esattamente tra i compleanni dei due artisti: Ornella Vanoni nacque il 22 settembre, Gino Paoli il 23. Un ponte simbolico tra due esistenze che si sono intrecciate così tante volte, professionalmente e sentimentalmente, da risultare inscindibili nella memoria collettiva della musica italiana.
La loro relazione sentimentale fu complicata, ostacolata dal matrimonio di lui, vissuta tra slanci e ripensamenti, tra passione e senso di colpa. Ma quando l’amore romantico si dissolse, rimase qualcosa di più duraturo: un’amicizia profonda, una complicità artistica che non temeva il passare degli anni. Nel 1984 portarono insieme in scena lo spettacolo “Insieme“, un titolo che era già un manifesto programmatico. Vent’anni dopo, nel 2004, si ritrovarono nuovamente per una tournée teatrale che confermò come quel legame fosse indissolubile.
Attraversarono epoche e generazioni, loro due, consegnando alla storia della musica italiana una delle collaborazioni più intense e significative. Ogni loro incontro sul palco era una piccola celebrazione, un ritorno a casa, il riconoscimento reciproco di anime affini che avevano condiviso non solo canzoni, ma pezzi di vita, errori, riconciliazioni, risate.
