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Il 26 giugno Finarte porta a Roma un pezzo di storia della musica italiana e non si tratta della solita asta di cimeli polverosi, ma di un’occasione rara per toccare con mano l’intimità di Lucio Battisti, uno degli artisti più riservati e geniali del nostro panorama culturale. Tra i lotti più preziosi spiccano le due chitarre che il cantautore di Poggio Bustone utilizzò agli albori della sua carriera, quando ancora nessuno immaginava che sarebbe diventato l’autore di capolavori come “Emozioni” o “Il mio canto libero”.

Le chitarre, strumenti testimoni dei primi concerti e delle prime prove in sala, portano con sé il sudore e le speranze di un ragazzo che stava costruendo il suo sogno nota dopo nota. La stima per ciascuna di esse oscilla tra i 60 e i 70 mila euro, una cifra che riflette non solo il valore storico degli oggetti, ma anche l’importanza culturale di un artista che ha definito un’epoca. Per i collezionisti e gli appassionati, possedere uno di questi strumenti significa avere tra le mani un frammento tangibile della genesi della canzone d’autore italiana.

Ma l’asta non si limita agli strumenti musicali ed accanto alle chitarre, Finarte ha raccolto una serie di lettere private che Battisti scambiò con la madre Dea a metà degli anni Sessanta. Sono missive scritte durante i continui spostamenti che il giovane musicista affrontava per esibirsi in Italia e all’estero, quando la carriera iniziava a decollare ma la fama non aveva ancora costruito il muro di riservatezza che lo avrebbe caratterizzato negli anni successivi.


“Mangio tre volte al giorno e dormo con sufficienza”, scriveva Lucio alla madre. Queste corrispondenze private offrono uno sguardo poetico e intimo sulla vita del cantautore. Raccontano di alberghi economici, di lunghi viaggi in treno, di esibizioni in locali sconosciuti, ma anche della determinazione di chi sapeva di avere qualcosa da dire attraverso la musica. Sono documenti che vanno oltre il valore economico: rappresentano frammenti di storia personale che si intrecciano con la storia della musica italiana.

L’asta di Finarte rende omaggio anche a Lucio Dalla, con alcuni dei cimeli più ricercati dell’intero catalogo. Tra questi spicca il manoscritto originale di “Canzone”, affiancato dalla giacca indossata durante il tour “DallAmeriCaruso” del 1986, stimata tra i 12 e i 16 mila euro, e dagli iconici occhiali Ray-Ban del tour “Banana Republic”. Oggetti che raccontano da vicino la carriera di uno dei più grandi cantautori italiani e che, come le chitarre di Battisti, potrebbero superare le stime iniziali grazie al loro enorme valore storico e affettivo.

Più che semplici memorabilia, questi cimeli rappresentano un patrimonio culturale che continua a far discutere e a mantenere vivo il ricordo degli artisti. Non è un caso che proprio “Canzone” sia tornata al centro dell’attenzione negli ultimi giorni, dopo che Roberto Vannacci l’ha utilizzata, una scelta che ha acceso un acceso dibattito e numerose polemiche tra fan e commentatori. L’asta del 26 giugno dimostra ancora una volta come l’eredità di Lucio Dalla e Lucio Battisti continui a essere straordinariamente attuale, tra memoria, musica e discussioni che ancora oggi dividono il pubblico.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.