L’estate del 2024 ha regalato al mondo letterario un caso che ha fatto discutere molto prima ancora che il libro approdasse sugli scaffali delle librerie. Life of M, il nuovo romanzo di Rachel Cusk, scrittrice britannica acclamata per opere come la Trilogia dell’ascolto e Il lavoro di una vita. Sul diventare madri, è diventato un fenomeno mediatico per una ragione tanto semplice quanto sconcertante: la protagonista sembra essere Natalie Portman. O forse no.
La vicenda ha preso piede nelle chat letterarie americane durante l’estate, alimentata da articoli che parlavano di un presunto “ritratto oscuro” dell’attrice premio Oscar scritto dalla sua stessa amica. Il Telegraph è arrivato a definirlo un’“esecuzione letteraria“, mentre i siti di gossip culturale si sono scatenati nell’analizzare ogni dettaglio trapelato prima della pubblicazione ufficiale del 25 agosto.
Ma cosa c’è davvero in questo libro che ha scatenato un simile polverone. La protagonista di Life of M è un’attrice identificata solo con l’iniziale del nome. Vive in una capitale europea che tutto lascia intendere sia Parigi. È testimonial di un grande marchio di moda. Ha ottenuto il suo primo ruolo importante da bambina, in un film che originariamente includeva scene controverse in cui la piccola protagonista mostrava di desiderare interazioni sessuali con il personaggio maschile principale: un evidente riferimento a Léon, il film di Luc Besson che lanciò Portman nel 1994 quando aveva appena tredici anni.
Nel suo film più celebrato, M ha interpretato una ballerina fragile, mentre in un altro ha vestito i panni di una vittima di sparatoria scolastica diventata popstar. Chiunque conosca anche superficialmente la filmografia di Natalie Portman riconoscerà immediatamente Il cigno nero e Vox Lux. M ha dei figli ma, almeno nel periodo narrato dal romanzo, non ha un marito, dettaglio che richiama il divorzio di Portman dal ballerino Benjamin Millepied, annunciato nel 2023.
@gordonamacmillan Can you ever really trust a writer? Rachel Cusk’s Life of M has sparked speculation about its similarities to Natalie Portman, but the controversy raises a much older literary question: when writers turn the people around them into material, where does inspiration end and betrayal begin? Joan Didion warned us. Truman Capote found out the hard way. And perhaps readers aren’t entirely innocent either. #RachelCusk #NataliePortman #BookTok #JoanDidion #LifeOfM ♬ original sound – Gordon MacMillan
Gli indizi sono talmente evidenti da sembrare quasi voluti, disseminati lungo la narrazione come briciole di pane per lettori affamati di gossip letterario. Eppure, chi si avvicinerà a Life of M aspettandosi rivelazioni piccanti sulla vita privata dell’attrice resterà deluso. Il libro non è una biografia non autorizzata né un romanzo a chiave nel senso tradizionale del termine. È piuttosto una riflessione filosofica sull’artificio, sull’autenticità e sulla difficoltà di definire la propria identità quando si è vissuti tutta la vita sotto i riflettori.
Cusk e Portman si conoscono, questo è vero. In un video pubblicato da GQ nel 2023, l’attrice parlava della scrittrice con entusiasmo palpabile: “Gli scrittori mi mettono davvero soggezione. Di recente ho avuto modo di incontrare Rachel Cusk e Deborah Levy, e provo per loro grande ammirazione. Saper scrivere così bene è, secondo me, il dono più grande che si possa avere”. Tuttavia, fonti vicine all’attrice hanno precisato che tra le due non esiste una profonda amicizia, né tantomeno un rapporto particolarmente stretto. Portman è da tempo un’ammiratrice dei libri di Cusk, ma questo non le ha impedito di sentirsi tradita dalla pubblicazione del romanzo.
Secondo il Daily Mail, l’attrice sarebbe “inorridita” e considererebbe l’accaduto “un colpo basso” che l’ha fatta “andare su tutte le furie“. Altre fonti, al contrario, sostengono che a Portman “non gliene potrebbe importare di meno”. La verità, come spesso accade, probabilmente sta nel mezzo. La parte più pungente del libro è quella ambientata durante un finto salotto letterario organizzato da un marchio di moda non identificato. “Dato il suo ben noto amore per la letteratura”, scrive Cusk con tono asciutto e vagamente sarcastico, “M figura ai primi posti nella lista degli invitati”.
È una stoccata sottile ma precisa, che sembra mettere in discussione l’autenticità dell’interesse culturale delle celebrità che si prestano a eventi promozionali di lusso. Per il resto, però, il romanzo è soprattutto un’indagine su cosa significhi vivere senza aver mai conosciuto l’anonimato. “Non è sicura di sapere che cosa sia l’anonimato, né di desiderarlo, perché anonima non lo è mai stata”, scrive Cusk della sua protagonista. “Ha acquisito consapevolezza di sé così presto da non avere alcun ricordo di cosa significasse passare inosservata“.
@theshamelessbookclub Sounds like a book club discussion waiting to happen! #natalieportman #lifeofm #rachelcusk #autofiction #booktok ♬ original sound – The Shameless Book Club
Ma il colpo di scena più sorprendente arriva nelle pagine finali del romanzo. La voce narrante, presumibilmente un alter ego di Cusk che in passato si è già cimentata con l’autofiction, confessa a M di aver scritto un intero libro su di lei pur sapendo pochissimo della sua vita reale. “Non ti ho nemmeno cercata su Google”, ammette la narratrice. “Non so niente di te“.
È una dichiarazione spiazzante, che ribalta completamente il presupposto del lettore. Se l’autrice stessa ammette di non conoscere il suo soggetto, allora di cosa parla davvero questo libro? Della fascinazione che proviamo per le celebrità. Del modo in cui proiettiamo su di loro le nostre fantasie, aspettative e giudizi. Del fatto che, in fondo, non ci interessa davvero chi siano: ci interessa cosa rappresentano per noi.
Il finale sigilla questa distanza con una battuta che lascia il lettore disorientato. M chiede alla narratrice, con un sorriso quasi buffo: “Forse sembrerà una domanda stupida, ma è da un po’ che me lo chiedo. Sei un uomo o una donna?“. Due persone che hanno passato un libro intero a osservarsi non si conoscono nemmeno nelle caratteristiche più basilari.
Life of M non è, dunque, un libro su Natalie Portman. È un libro su cosa succede quando una scrittrice decide di usare l’immagine pubblica di una persona famosa per esplorare temi che la interessano: l’identità frammentata, la performance costante, il confine tra autenticità e finzione.
Gli amici dell’attrice, secondo fonti vicine, sarebbero piuttosto arrabbiati, sostenendo che il ritratto di M, a parte il curriculum professionale, ha ben poco in comune con la Natalie che conoscono: una donna che a Parigi conduce una vita riservata, normale, con i piedi per terra. Ma forse è proprio questo il punto che Cusk vuole sottolineare: che l’immagine pubblica e la vita privata sono ormai due universi paralleli, e che tentare di giudicare l’una basandosi sull’altra è un esercizio destinato al fallimento.
