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Il cognome che porta è uno di quelli che il pubblico italiano difficilmente potrebbe dimenticare, ma Sophie Taricone ha scelto di costruire il proprio percorso lontano dal mondo che aveva reso famoso suo padre. La figlia di Pietro Taricone e Kasia Smutniak oggi ha 22 anni e, invece della televisione, ha scelto l’arte. Nata a Roma il 4 settembre 2004, Sophie aveva soltanto cinque anni quando suo padre morì nel giugno del 2010 in seguito al tragico incidente avvenuto durante un lancio con il paracadute a Terni. È cresciuta accanto alla madre Kasia Smutniak, che negli anni ha cercato di proteggerne il più possibile la vita privata, senza però cancellare il ricordo di Pietro dalla loro famiglia.

Oggi quella bambina è diventata una giovane artista e sta iniziando a farsi conoscere per un lavoro che non ha praticamente nulla a che vedere con la notorietà dei suoi genitori. Sophie si è formata tra pittura e fotografia e ha sviluppato una ricerca fortemente legata alla materia, ai pigmenti naturali e al rapporto fisico con le opere. A raccontare il suo percorso è stata lei stessa in un’intervista concessa ad Artribune in occasione di Terra come esperienza, la sua mostra personale ospitata al Castello di Magliano Alfieri, in Piemonte, e visitabile fino a dicembre 2026.

Sophie Taricone racconta la sua arte

“Lavorare con le mani significa entrare in relazione con la materia, lasciare che il gesto la incontri e la trasformi”. – SOPHIE TARICONE


Una passione nata molto presto. Sophie ha raccontato di essere cresciuta con il disegno come uno spazio di libertà, trascorrendo ore al tavolo della cucina insieme alla madre. Con il passare degli anni quell’interesse è diventato qualcosa di più concreto: prima attraverso scultura, pittura e fotografia, poi con gli studi universitari e l’avvicinamento all’espressionismo astratto. Tra i suoi riferimenti c’è Mark Rothko, ma Sophie ha indicato come particolarmente importante anche l’incontro con il lavoro di Bijoy Jain alla Fondation Cartier di Parigi nel 2023. È lì che avrebbe compreso quanto il contatto con i materiali fosse centrale per il linguaggio che stava cercando.

Nelle sue opere utilizza gesso, acqua, pigmenti e materiali naturali, intervenendo direttamente sulle superfici con le mani e attraverso incisioni e stratificazioni. Una ricerca molto distante dall’esposizione televisiva e mediatica che aveva accompagnato Pietro Taricone dopo la prima, storica edizione del Grande Fratello. Ma il 2026 ha riportato Sophie davanti a una macchina da presa per una ragione molto particolare. La giovane è infatti al centro di Mustang, il nuovo documentario diretto da sua madre Kasia Smutniak, nel quale passato e presente della famiglia tornano a incontrarsi.

Tutto parte da alcune immagini girate nel 2003, quando Sophie non era ancora nata, con Kasia e Pietro che si conoscevano da poco e decisero di partire con uno zaino e una piccola telecamera per raggiungere il Mustang, remota regione del Nepal. Quel viaggio li segnò profondamente e, prima di tornare in Italia, i due si fecero una promessa: un giorno sarebbero tornati per fare qualcosa di concreto per le persone incontrate lì. Pietro non riuscì più a mantenere personalmente quella promessa. Dopo la sua morte, Kasia tornò però più volte in quei luoghi, questa volta portando con sé Sophie. Da quel percorso è nato anche il progetto che ha portato alla costruzione di una scuola, pensata per permettere ai bambini della regione di continuare a studiare senza essere costretti ad abbandonare le proprie famiglie.

Ed è proprio Sophie a fare da filo conduttore a Mustang. A vent’anni ha riscoperto i filmati girati dai suoi genitori prima della sua nascita e, attraverso la sua voce e il suo sguardo, il documentario ripercorre oltre vent’anni di viaggi, ricordi e trasformazioni. Filmitalia la indica anche ufficialmente nel cast accanto alla madre e a Kunzom Thakuri. In questo modo Sophie si trova a raccontare una storia iniziata prima ancora che lei nascesse, recuperando le immagini di suo padre e mettendole in dialogo con ciò che quella promessa è diventata molti anni dopo. Un legame con Pietro che non passa quindi dalla scelta di seguirne la carriera o di cercare la stessa popolarità. A 22 anni Sophie Taricone sembra aver trovato un linguaggio completamente personale: l’arte, la materia e le immagini. E proprio attraverso quelle immagini, nel 2026, è tornata anche alle origini della propria storia.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.