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A margine del Festival di Cannes 2026, appena concluso sulla Croisette, Penelope Cruz ha acceso i riflettori su un tema che attraversa milioni di case: il rapporto tra i più giovani e la tecnologia. L’attrice spagnola, da sempre riservata sulla vita privata, ha scelto di condividere la sua esperienza genitoriale con una presa di posizione netta che non passerà inosservata.

Insieme al marito Javier Bardem, la Cruz ha costruito una famiglia lontana dai riflettori. I loro due figli, Leonardo (nato a Los Angeles nel gennaio 2011) e Luna (nata a Madrid nel luglio 2013), crescono in un ambiente dove la privacy è un valore non negoziabile e i social media restano territorio proibito. Una scelta controcorrente in un’epoca dove i bambini ricevono il primo smartphone sempre più presto, spesso prima ancora di iniziare la scuola primaria.

La posizione dell’attrice è cristallina: niente cellulari fino alle 14 e, anche dopo quella soglia, con limitazioni rigide. Non si tratta di un approccio improvvisato, ma di una strategia educativa consapevole che la Cruz ha spiegato con parole destinate a risuonare in molti genitori alle prese con gli stessi dilemmi quotidiani.

Ma la questione non si ferma alla semplice regola domestica. Penelope Cruz ha messo il dito su una piaga sociale più profonda: l’erosione della capacità di annoiarsi. Un concetto che può sembrare paradossale in un mondo che insegue costantemente stimoli, intrattenimento, notifiche. Eppure, secondo l’attrice, proprio da quei momenti di vuoto apparente nascevano le idee più sorprendenti quando lei stessa era bambina.

La riflessione della Cruz tocca un nervo scoperto della contemporaneità: una generazione che va in panico di fronte alla noia, incapace di stare con se stessa senza uno schermo a fare da mediatore con la realtà. I social media, con il loro flusso infinito di contenuti, hanno eliminato quegli interstizi temporali che un tempo erano terreno fertile per l’immaginazione, la creatività spontanea, il semplice osservare il mondo senza filtri.

Come genitore, ricorda l’attrice, diventa fondamentale trasmettere ai figli un messaggio in controtendenza: annoiarsi non solo è accettabile, ma è persino salutare. È in quei momenti sospesi, apparentemente improduttivi, che la mente vaga liberamente e costruisce connessioni inaspettate. È lì che nasce la curiosità autentica, non quella indotta dagli algoritmi che ti suggeriscono cosa guardare dopo.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.