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Ci sono immagini che appartengono all’immaginario collettivo, fotogrammi culturali talmente potenti da sopravvivere alle generazioni. La copertina di Abbey Road è una di queste: quattro sagome che attraversano le strisce pedonali davanti agli studi di registrazione londinesi, un’istantanea del 1969 che ha definito non solo un album seminale, ma un’intera epoca. E quando quelle strisce vengono nuovamente calpestate, 59 anni dopo, da quattro attori che incarnano John, Paul, George e Ringo per il cinema, il risultato è un cortocircuito emotivo che manda in visibilio i fan di mezzo mondo.

È esattamente quello che è successo quando le riprese amatoriali dal set di The Beatles – A Four-Film Cinematic Event sono emerse online, diffondendosi a velocità virale. Harris Dickinson, Paul Mescal, Joseph Quinn e Barry Keoghan sono stati immortalati mentre ricreano con cura maniacale l’iconica copertina, e il video ha scatenato un’ondata di entusiasmo che ha travalicato i confini dei semplici appassionati di cinema o musica. Perché i Beatles non sono solo una band: sono un fenomeno culturale, un codice condiviso, una lingua franca generazionale.

Il progetto firmato da Sam Mendes si preannuncia come uno degli eventi cinematografici più ambiziosi e inediti del decennio. Quattro film biografici, ciascuno dedicato a uno dei Fab Four, girati consecutivamente dallo stesso regista e destinati a uscire simultaneamente il 7 aprile 2028. Un approccio narrativo che strizza l’occhio al Rashomon di Kurosawa: la stessa storia, quattro prospettive diverse, punti di vista che si intrecciano, si sovrappongono e forse si contraddicono. Un caleidoscopio biografico che promette di restituire la complessità di una delle band più studiate e mitizzate della storia.

Harris Dickinson, volto di Triangle of Sadness e Babygirl, interpreta John Lennon. Paul Mescal, reduce dal gladiatorio successo di Gladiator II, veste i panni di Paul McCartney. Joseph Quinn, noto per The Fantastic Four: First Steps, è George Harrison. E Barry Keoghan, magnetico protagonista di Saltburn e The Banshees of Inisherin, diventa Ringo Starr. Quattro attori in ascesa, tutti britannici o irlandesi, scelti non solo per la somiglianza fisica ma per la capacità di incarnare sfumature psicologiche, tensioni creative, dinamiche interpersonali.

Il cast non si limita ai quattro protagonisti. Saoirse Ronan interpreterà Linda McCartney, Mia McKenna-Bruce sarà Maureen Starkey Tigrett, prima moglie di Ringo, Anna Sawai vestirà i panni di Yoko Ono e Aimee Lou Wood quelli di Pattie Boyd, ex modella, fotografa e musa dei Beatles. Proprio quest’ultima, la vera Pattie Boyd, ha recentemente espresso perplessità pubbliche sul fatto di non essere stata contattata dalla produzione. In un podcast con Chris O’Dell ha dichiarato: “Pensavo che sarebbe stato cortese dirmelo o farmi sapere che avevano scelto qualcuno che mi avrebbe interpretata. Avrei potuto raccontare loro storie bellissime. Ma non credo che vogliano saperle“.

Le immagini virali dal set di Abbey Road non sono solo un momento di nostalgia coreografica. Sono la prova tangibile che questo progetto esiste, che sta prendendo forma fisica, che quegli attori stanno davvero camminando sulle orme dei loro personaggi. E per i fan, vedere quelle quattro figure allineate sulle strisce pedonali è come assistere a una resurrezione, un rituale quasi sacro che riporta in vita un momento congelato nel tempo.

L’uscita simultanea di tutti e quattro i titoli nell’aprile 2028 è una scommessa commerciale e artistica. Chiederà al pubblico un impegno temporale ed economico considerevole: quattro film da vedere, idealmente in sequenza o in un arco di tempo ristretto, per coglierne appieno il dialogo reciproco. Ma è anche un evento, un happening culturale che potrebbe ridefinire il concetto stesso di biopic musicale.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.