L’intelligenza artificiale è sbarcata nel salotto televisivo più longevo d’Italia. Forum, il programma di Barbara Palombelli che da quarantadue anni racconta i cambiamenti della società italiana, ha deciso di affrontare uno dei temi più divisivi e urgenti del nostro tempo portando in studio Jeeves, un robot umanoide gestito da ingegneri italiani. Una scelta che non è passata inosservata, tanto da spingere la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a intervenire con un videomessaggio trasmesso durante la puntata del 9 settembre 2026.
Non è la prima volta che Forum si cimenta con le grandi trasformazioni della società, ma questa volta il palco di Canale 5 ha ospitato una sorta di valletto virtuale che rappresenta visivamente ciò che per molti resta ancora un concetto astratto. Jeeves, con la sua presenza fisica, ha materializzato un dibattito che fino a ieri sembrava confinato nei laboratori di ricerca o nelle pagine specializzate di tecnologia. Oggi l’intelligenza artificiale non è più fantascienza: è qui, cammina tra noi, e pone domande che non possiamo più rimandare.
Nel suo intervento, Meloni ha inquadrato subito la portata della questione. “In questi quarantadue anni Forum ha sempre raccontato i cambiamenti della nostra società, lo ha fatto con un linguaggio chiaro che serve anche per spiegare i temi più difficili”, ha esordito la Premier, riconoscendo al programma il merito di rendere accessibili argomenti complessi. Ma è nel prosieguo del messaggio che emerge tutta la consapevolezza delle sfide che ci attendono.
“La più dirompente rivoluzione del nostro tempo”, così Meloni ha definito l’intelligenza artificiale, una tecnologia che il governo ha messo al centro della propria agenda politica. Non a caso, durante la presidenza italiana del G7, il tema è stato affrontato con la storica presenza di Papa Francesco, un segnale che testimonia quanto la questione trascenda i confini della tecnologia per investire la dimensione etica, sociale e spirituale dell’umanità.
L’Italia, ha ricordato la presidente del Consiglio, si è mossa in anticipo rispetto ad altri Paesi europei, approvando una legge organica sull’intelligenza artificiale. Un passo importante, ma che da solo non basta a gestire le potenzialità straordinarie e i rischi enormi che questa tecnologia porta con sé. Quali rischi? Meloni è stata chiara: l’impatto sui diritti fondamentali, sulla democrazia, sulla capacità stessa di distinguere il vero dal falso in un ecosistema informativo sempre più inquinato da deepfake e contenuti generati artificialmente.
Ma è sul fronte del lavoro che le parole della Premier hanno assunto i contorni più allarmanti. “Questa rivoluzione, a differenza delle altre, sostituisce l’uomo non nel lavoro fisico ma nell’intelletto”, ha spiegato Meloni, tracciando una distinzione cruciale rispetto alle precedenti ondate di automazione. Se la rivoluzione industriale aveva sostituito la forza muscolare con le macchine, l’intelligenza artificiale punta a replicare e superare le capacità cognitive umane. Le conseguenze? Il rischio concreto di spazzare via decine di milioni di posti di lavoro, concentrando le ricchezze in poche mani.
È un bivio, quello descritto dalla presidente del Consiglio. Da una parte un’innovazione che rimane al servizio dell’uomo, dall’altra il pericolo di un’innovazione che finisce per condizionarlo, riducendolo a ingranaggio passivo di un sistema governato da algoritmi e interessi economici concentrati. “Questo governo ha scelto la prima strada”, ha dichiarato Meloni, ribadendo l’impegno a sviluppare l’intelligenza artificiale mantenendo al centro la persona, i suoi diritti, la sua dignità.
L’intervento della presidente del Consiglio conferma che il tema è ormai centrale nell’agenda politica. Ma dalla politica ci si aspetta non solo consapevolezza, bensì azione concreta: investimenti nella formazione, politiche attive del lavoro, tutele per chi rischia di restare indietro, regole chiare per chi sviluppa e utilizza queste tecnologie. La posta in gioco non è solo economica, è antropologica: si tratta di decidere che tipo di società vogliamo costruire, quale equilibrio vogliamo trovare tra efficienza tecnologica e dignità umana.
