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Ci sono volute meno di ventiquattro ore per assistere a uno dei crolli più rapidi nella storia recente dei social media musicali. Ed Sheeran, con i suoi 47,3 milioni di follower su Instagram, ha visto evaporare 150mila sostenitori in un solo giorno. Non un calo fisiologico, non l’effetto di un album deludente. Una fuga vera e propria, motivata da ragioni che vanno ben oltre la musica e che raccontano quanto sia diventato sottile il confine tra arte, politica e responsabilità sociale.

Al centro della tempesta c’è Macklemore, rapper di Seattle noto per il suo impegno civile tanto quanto per i suoi successi discografici. Il cantante era stato selezionato come artista di supporto per il Tour Loop di Ed Sheeran negli Stati Uniti, una vetrina prestigiosa per chiunque. Ma durante i primi due concerti in New Jersey, Macklemore ha fatto qualcosa che evidentemente non rientrava nei piani: ha ricordato dal palco le vittime palestinesi nella rappresaglia israeliana a Gaza e ha scandito lo slogan “Free Palestine”, Palestina libera.

La reazione non si è fatta attendere. Gruppi e personaggi filo-israeliani hanno immediatamente puntato il dito contro il rapper, esercitando pressioni sull’organizzazione del tour. In prima linea Robert Kraft, miliardario padrone del Gillette Stadium e della squadra di football americano dei New England Patriots, oltre che amico personale di Benjamin Netanyahu e Donald Trump. Kraft ha minacciato il boicottaggio degli spettacoli nel suo impianto e in altri stadi controllati da businessman vicini alla sua posizione, a meno che Macklemore non fosse stato rimosso dalla lineup.

L’organizzazione ha ceduto. Macklemore è stato escluso dalle tappe successive del tour, una decisione che ha innescato una reazione a catena devastante per Ed Sheeran. Nel giro di poche ore, tutti gli artisti di supporto hanno abbandonato la tournée in solidarietà con il rapper. Il Tour Loop, pensato come una celebrazione collettiva della musica, si è improvvisamente svuotato, lasciando il cantante britannico da solo sul palco.

Ma la vera onda d’urto si è abbattuta sui social media. Mentre Ed Sheeran vedeva i suoi numeri crollare, Macklemore registrava una crescita esplosiva: oltre 750mila nuovi follower in poche ore, un endorsement digitale che vale più di qualsiasi dichiarazione ufficiale. Gli utenti hanno parlato con i loro click, trasformando i profili social in un referendum sulla questione.

Le accuse rivolte a Ed Sheeran sono state pesanti: censura, incoerenza, complicità con la pressione dei poteri forti. Non è bastato che il cantante britannico cercasse di mediare, sollecitando lo stesso Robert Kraft a investire 2 milioni di dollari per attività umanitarie destinate genericamente “alla regione” del conflitto israelo-palestinese. Una mossa interpretata da molti come un tentativo tardivo e insufficiente di salvare la faccia.

Il fronte si è rapidamente polarizzato. Con Sheeran si sono schierate figure dello show business su posizioni filo-israeliane come Boy George e Sharon Osbourne, vedova di Ozzy, oltre all’attivista di estrema destra inglese e pregiudicato Tommy Robinson, un sostegno che ha ulteriormente complicato la posizione del cantante. Dall’altra parte, il sostegno a Macklemore è arrivato da artisti e attivisti impegnati sulla questione palestinese, in un dibattito che ha travalicato i confini musicali per diventare squisitamente politico.

Ma c’è un capitolo di questa storia che arriva dall’Irlanda e che aggiunge un elemento simbolico potente. Classic Hits Radio, emittente irlandese indipendente, ha annunciato di aver rimosso completamente Ed Sheeran dalle sue trasmissioni per il “prossimo futuro“. Non una scelta ideologica preventiva, ma la risposta diretta al feedback ricevuto dagli ascoltatori dopo l’esclusione di Macklemore.

@raffagiulians

Ed Sheeran e Macklemore: una storia più complessa di quanto sembra. Ci vediamo di là, baci.

♬ audio originale – Raffaele Giuliani

Dave Kelly, direttore dei programmi del gruppo Bay Broadcasting che gestisce l’emittente, ha scelto parole misurate ma inequivocabili: “La nostra decisione di rimuovere la musica di Ed Sheeran dalla playlist di Classic Hits Radio è stata attentamente ponderata. Non si tratta di un giudizio personale su Ed Sheeran, e prendiamo atto della sua spiegazione delle circostanze relative ai recenti eventi”.

La dichiarazione prosegue toccando il cuore della questione: “In quanto emittente radiofonica indipendente di proprietà irlandese, tuttavia, riteniamo importante ascoltare il nostro pubblico e sostenere gli artisti irlandesi che hanno preso una decisione professionale indubbiamente significativa, basata sulle proprie convinzioni“. Un riferimento non casuale: tra gli artisti che hanno abbandonato il tour c’erano anche musicisti irlandesi, e l’Irlanda ha storicamente mostrato sensibilità particolare verso le questioni di autodeterminazione dei popoli.

Kelly ha concluso con una posizione netta: “Crediamo nella pace, nell’umanità e nel rispetto, e nel diritto delle persone e degli artisti di esprimere e agire in base alle proprie opinioni sincere. Alla luce della forte reazione espressa dai nostri ascoltatori e delle decisioni prese dagli artisti irlandesi coinvolti nel tour, riteniamo che rimuovere la musica di Ed Sheeran dalla nostra programmazione sia la decisione più appropriata per Classic Hits Radio in questo momento“.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.