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Marina La Rosa è tornata sotto i riflettori del Grande Fratello, quella Casa che nel 2000 l’ha trasformata in un’icona della televisione italiana. Ma lontano dalle telecamere e dai reality, la vera quotidianità di quella che tutti ricordano come la “gatta morta” del primo GF scorre in un attico romano che merita una storia tutta sua.

Siamo all’ultimo piano di un palazzo nella Capitale, dove la luce entra generosa e si apre una terrazza che dialoga con i tetti di Roma. Qui Marina ha costruito il suo rifugio personale, un ambiente che racconta molto di più di quanto le interviste televisive possano mai fare: parla di scelte estetiche precise, di un gusto che rifugge le mode passeggere e abbraccia invece il fascino del vissuto, del recuperato, del personale.

Nata a Messina nel 1977, Marina La Rosa ha attraversato un percorso professionale sorprendente. Dopo l’esplosione mediatica del 2000, non si è accontentata del ruolo di personaggio televisivo: ha studiato recitazione, alternando esperienze sul piccolo schermo a ruoli teatrali. Ma la svolta più significativa è arrivata con la laurea in Psicologia e l’abbraccio alla professione. Oggi sui social si presenta come “Dottoressa La Rosa“, affrontando temi legati alla salute mentale con la stessa determinazione che un tempo metteva nel giocare con le telecamere del reality.

L’attico riflette questa complessità. Non troverete qui l’arredamento da catalogo Ikea né le scelte minimal-chic che vanno per la maggiore negli appartamenti dei vip milanesi. Marina ha preferito costruire spazi che respirano personalità, dove ogni oggetto sembra avere una storia da raccontare.

Il salone è il cuore pulsante dell’abitazione. Ampio, luminoso, collegato visivamente alla cucina attraverso una grande vetrata in stile industriale che separa senza isolare. Al centro domina un divano in velluto a coste color blu petrolio, profondo e avvolgente come dev’essere un divano che non serve solo per le foto di Instagram ma per viverci davvero. Il tessuto scelto, quel velluto a coste che sa di vintage senza essere polveroso, gioca con la luce naturale creando riflessi e profondità.

Davanti al divano, un tavolino basso in vetro: scelta funzionale per non appesantire lo spazio, lasciando che lo sguardo scorra libero. Ma sono i dettagli a fare la differenza. Un telefono vintage con disco combinatore che probabilmente non squilla da decenni ma che rimane lì, testardo e affascinante. Una statua dell’Oscar, quel simbolo cinematografico per eccellenza che introduce una nota hollywoodiana in un contesto molto romano. E poi il grammofono, sistemato in un angolo come un gentiluomo d’altri tempi che osserva la scena contemporanea con distacco aristocratico.

Le pareti chiare amplificano la luce che entra copiosa e fanno risaltare le tonalità intense del divano. Una libreria bianca ospita volumi, fotografie e piccoli ricordi: è il tipo di mobile che si riempie negli anni, senza fretta, con oggetti che significano qualcosa. Il parquet riscalda l’insieme, mentre una grande pianta verde sistemata accanto alla zona relax introduce quella connessione con la natura che poi esploderà completamente sulla terrazza.

La cucina è un capitolo a parte. Qui Marina ha fatto una scelta decisa: total black. Basi, pensili, grande cappa centrale, tutto gioca sulla profondità del nero. Potrebbe risultare opprimente, ma l’intelligenza sta nel contrappunto: il rivestimento in piastrelle bianche lucide che riflette la luce e crea un contrasto grafico netto, quasi da scacchiera tridimensionale.

La separazione dal resto della zona giorno avviene attraverso quella grande vetrata con profili neri in stile industriale. È una soluzione che sta spopolando negli open space contemporanei, ma che qui acquista un senso particolare: delimita la cucina conservando la continuità visiva, permette di cucinare senza isolarsi, di partecipare alla conversazione in salotto mentre si prepara la cena. Le mensole a vista ospitano barattoli e piccoli oggetti decorativi, quel mix di funzionale e decorativo che rende una cucina vissuta e non solo fotografabile. Le lampade a sospensione richiamano l’estetica contemporanea, chiudendo il cerchio di uno spazio che mescola audacia cromatica e funzionalità quotidiana.

La camera da letto cambia registro. Qui i toni scuri lasciano spazio a una palette luminosa dominata dal bianco. Il letto presenta una struttura in legno dall’effetto volutamente vissuto: la vernice consumata lascia intravedere il materiale naturale sottostante, come se quel mobile avesse attraversato decenni di sonni e risvegli prima di approdare in questa stanza romana.

Lenzuola chiare e leggere costruiscono un’atmosfera di semplicità quasi monastica, interrotta solo dai grandi cuscini decorati con vivaci fiori rossi. È un tocco di colore calibrato, che spezza la neutralità senza sopraffarla. Le pareti color avorio mantengono l’atmosfera delicata, priva di elementi superflui. Persino gli interruttori neri sopra la testiera diventano un piccolo elemento grafico, un contrasto studiato in un ambiente che fa della sottrazione il suo punto di forza.

Ma è la terrazza a regalare la vera sorpresa. Non un semplice balcone, ma un rifugio verde nel cuore della città. Protagoniste assolute sono le piante, sistemate in vasi di forme e dimensioni differenti con quella casualità studiata che solo chi ama davvero il giardinaggio riesce a ottenere. Gerani rossi e fucsia regalano esplosioni di colore, affiancati da piante grasse che richiedono meno cure e da rampicanti che si arrampicano su una griglia creando una parete naturale che protegge la privacy. Il percorso della psicologa al GF Vip non lascia le difficoltà: lo scontro con Alex Belli è ogni giorno sempre più infiammato.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.