Un paio di jeans rimasto nell’armadio per un anno intero. Niente di speciale, apparentemente. Eppure per Francesca Manzini quel capo d’abbigliamento è diventato il simbolo di una trasformazione che va ben oltre i centimetri di vita. La conduttrice e imitatrice ha condiviso sui social il risultato di un percorso iniziato lo scorso maggio, quando è uscita dalla casa del Grande Fratello Vip: sedici chili in meno, un traguardo raggiunto senza le scorciatoie chimiche che il web le ha immediatamente attribuito.
“Questi jeans non li mettevo da un anno, guardate”, ha raccontato Manzini mostrandosi nelle stories di Instagram. Un gesto semplice, quasi banale, ma carico di significato per chi conosce la sua storia. Perché il corpo, per lei, non è mai stato territorio neutro. È stato campo di battaglia contro disturbi alimentari, bersaglio di bodyshaming professionale, oggetto di giudizi pesanti come macigni. Oggi tornare a indossare quei jeans rappresenta qualcosa di più profondo di una taglia recuperata.
La reazione del pubblico non si è fatta attendere. Come accade ormai sistematicamente quando un personaggio pubblico perde peso in modo evidente, sui social è scattata l’accusa automatica: Ozempic, Wegovy, Mounjaro. I farmaci antidiabetici utilizzati in alcuni protocolli per il trattamento dell’obesità sono diventati la spiegazione di default per qualsiasi trasformazione fisica dei vip, trasformando una questione medica delicata in gossip da bar.
Francesca Manzini ha voluto smentire immediatamente. “Non c’è Ozempic, non c’è Wegovy, ma nemmeno Mounjaro, nulla”, ha dichiarato con fermezza. E ha aggiunto un passaggio fondamentale, quasi un appello alla responsabilità collettiva: “Se volete medicinali ricordatevi di prenderli sempre e solo su prescrizione medica. Non prendete cose a caso. Per favore, vi prego, la salute è una cosa sacra“.
La prudenza non è casuale. Manzini sa bene cosa significhi avere un rapporto complicato con il proprio corpo e con il cibo. Lo ha raccontato pubblicamente nell’aprile 2025, ospite di Caterina Balivo a La Volta Buona, ripercorrendo anni difficilissimi segnati da anoressia e bulimia. La separazione dei genitori, vissuta come un trauma profondo, aveva innescato un meccanismo di rifiuto totale. “Non ho voluto più mangiare, neanche bevevo più”, aveva ricordato, descrivendo una discesa che l’aveva portata a pesare 47 chili e a finire sotto flebo.
Dall’anoressia era poi scivolata nella bulimia, un altro inferno fatto di vomito autoindotto e sensi di colpa. “Questi mali devono diventare tuoi amici, li devi stringere forte per poterli debellare”, aveva spiegato con lucidità disarmante, raccontando il lungo percorso psicologico necessario per uscire dal tunnel. Un cammino nel quale la consapevolezza ha progressivamente sostituito la guerra contro se stessa.
Proprio per questo motivo, la perdita di peso attuale assume un significato completamente diverso. Non è l’ennesima dieta miracolosa da raccontare sui social, non è una trasformazione estrema da celebrare come modello estetico. È il risultato di un lavoro graduale, seguito da professionisti. “Costanza, volontà e determinazione, ma anche disciplina“, ha sintetizzato Manzini, spiegando di essersi affidata a specialisti dell’alimentazione, a un endocrinologo e a uno psicologo.
Il percorso, insomma, è andato molto più in profondità di quanto non potrebbe fare una punturina. Perché il rapporto con il corpo si costruisce anche e soprattutto nella mente, attraverso un lavoro quotidiano fatto di piccoli passi, di obiettivi sostenibili, di consapevolezza acquisita nel tempo. La Manzini non ha mai nascosto di aver avuto bisogno di aiuto per affrontare le proprie fragilità, e questa onestà rende oggi la sua trasformazione ancora più significativa.
C’è poi un altro capitolo che aggiunge peso alla vicenda: le pressioni estetiche subite nel mondo dello spettacolo. Qualche settimana fa, durante Morning News, la conduttrice ha raccontato episodi di bodyshaming risalenti al periodo in cui lavorava a Striscia la Notizia. Ha voluto precisare subito che le pressioni non erano arrivate dalla redazione del programma, ma da stylist esterne. “Mi fecero mobbing e bodyshaming, non all’interno di Striscia, ma fuori”, ha rivelato.
Le richieste andavano ben oltre il peso. “Volevano che ricorressi a ritocchi estetici importanti, che cambiassi alcuni connotati del mio viso”, ha spiegato, descrivendo un clima nel quale il suo aspetto fisico veniva costantemente messo sotto esame. La frase più pesante riguarda il legame tra corpo e ruolo professionale: “Ero conduttrice di Striscia la Notizia e mi spinsero a dimagrire per essere all’altezza del programma”.
Manzini ha però tenuto a separare nettamente quelle pressioni dall’atteggiamento di Antonio Ricci, storico creatore del tg satirico. Secondo il suo racconto, Ricci avrebbe avuto una posizione diametralmente opposta. “Antonio Ricci, invece, mi disse che gli andavo benissimo così“, ha raccontato, aggiungendo che per lui contavano “la mia freschezza, la mia gioia, la mia capacità di improvvisare, non il fisico“.
