Una madre compra circa 500 dollari di biglietti convinta di poter portare le sue bambine a vedere dal vivo KPop Demon Hunters. Solo dopo si accorge che gli ingressi sono in realtà per il concerto di una band metal cristiana chiamata Demon Hunter. Potrebbe sembrare uno degli equivoci più assurdi nati dal successo del film Netflix, ma proprio questo episodio è diventato uno degli elementi centrali di una causa federale contro la piattaforma di streaming.
I Demon Hunter hanno infatti denunciato Netflix, Netflix Studios e il promoter AEG Presents sostenendo che l’enorme espansione del marchio KPop Demon Hunters starebbe creando una crescente confusione con il nome utilizzato dalla band americana da oltre 25 anni. La causa è stata depositata il 18 agosto presso il tribunale federale del Central District of California da Hyde Lane Inc., la società che gestisce le attività dei Demon Hunter. Le accuse comprendono violazione del marchio, falsa indicazione d’origine e concorrenza sleale.
Il gruppo nasce a Seattle nel 2000 per iniziativa dei fratelli Ryan e Don Clark e negli anni ha costruito una propria identità all’interno della scena metal cristiana, pubblicando 12 album in studio e portando il nome Demon Hunter in tour per oltre due decenni. Hyde Lane aveva registrato il marchio per le esibizioni dal vivo già nel 2014, aggiungendo successivamente ulteriori protezioni per musica registrata e merchandising. Il problema, secondo la band, sarebbe esploso dopo l’arrivo di KPop Demon Hunters su Netflix nel 2025.

Il film d’animazione è diventato uno dei più grandi fenomeni nella storia della piattaforma, trasformandosi rapidamente in qualcosa di molto più ampio di una semplice produzione cinematografica. Alla pellicola si sono infatti aggiunti una colonna sonora di enorme successo, merchandising e soprattutto un progetto dedicato agli spettacoli dal vivo realizzato insieme ad AEG Presents. Ed è proprio quest’ultimo passaggio ad aver fatto scattare l’allarme dei Demon Hunter.
Nella denuncia, la band sostiene che la progressiva espansione di KPop Demon Hunters nel mercato musicale e nei concerti abbia creato una sovrapposizione sempre maggiore con le attività per cui il nome Demon Hunter viene utilizzato e tutelato da anni. Per dimostrarlo, gli avvocati hanno inserito negli atti alcuni episodi decisamente particolari.
Il più clamoroso risale al 26 febbraio 2026, quando una persona avrebbe acquistato biglietti premium per circa 500 dollari per un concerto dei Demon Hunter ad Albany, nello Stato di New York. L’acquirente era però convinta che si trattasse di uno spettacolo legato a KPop Demon Hunters e che avrebbe potuto portarci le proprie figlie, di cinque e sei anni. Una volta scoperto l’errore, avrebbe scritto agli organizzatori chiedendo se fosse possibile ottenere un rimborso o almeno un credito, spiegando di aver bisogno di recuperare il denaro per poter acquistare “i biglietti per il vero show di KPop Demon Hunters”.
E non sarebbe stato l’unico caso. Il 16 marzo, secondo la denuncia, un produttore di Inside Edition avrebbe contattato il manager dei Demon Hunter chiedendo un’intervista con Yu Han Lee, uno degli autori legati alla colonna sonora del film Netflix, dopo la vittoria agli Oscar. Anche in questo caso, quindi, qualcuno avrebbe associato direttamente la band metal al fenomeno animato.
Il gruppo sostiene inoltre di essere stato ripetutamente taggato per errore sui social all’interno di contenuti riguardanti il film e la sua musica. Per i Demon Hunter non si tratterebbe quindi soltanto di qualche buffo equivoco online. La band ritiene che la propria identità commerciale rischi di essere progressivamente oscurata da un marchio infinitamente più grande e sostenuto dalle risorse di Netflix.
Negli atti viene descritta addirittura una sorta di “crisi esistenziale” per il marchio Demon Hunter, con il timore che il pubblico possa arrivare a considerare il nome della band come qualcosa di collegato, derivato o comunque associato a KPop Demon Hunters. La richiesta presentata al tribunale è quindi piuttosto pesante.

Hyde Lane vorrebbe impedire a Netflix di utilizzare il nome KPop Demon Hunters in determinati ambiti che si sovrappongono direttamente alle attività della band, in particolare musica registrata, concerti e merchandising. La società chiede inoltre un risarcimento economico, la restituzione dei profitti ritenuti collegati alla presunta violazione, le spese legali e ha richiesto un processo con giuria. Non è stata però indicata una cifra precisa per i danni. Netflix, dal canto suo, non sembra intenzionata a fare passi indietro.
“Le accuse sono prive di fondamento. Netflix ha creato con KPop Demon Hunters un fenomeno globale vincitore di Oscar che ha ispirato fan in tutto il mondo attraverso la sua musica, le sue storie e i suoi personaggi. Non vediamo l’ora di difenderci con decisione”.– NETFLIX
La piattaforma ha quindi già respinto completamente la ricostruzione della band e si prepara a contestarla in tribunale. La battaglia legale arriva peraltro in un momento particolarmente delicato per il franchise. KPop Demon Hunters ha ormai superato i confini del cinema diventando un vero fenomeno musicale e commerciale, mentre Netflix sta già lavorando al seguito e continua ad ampliare l’universo legato alle protagoniste HUNTR/X.
Per i Demon Hunter, però, proprio quel successo senza precedenti rappresenterebbe il problema: più KPop Demon Hunters cresce nel mondo della musica e degli eventi dal vivo, più il confine con il nome che la band utilizza da un quarto di secolo rischierebbe, secondo loro, di diventare difficile da distinguere. E se un genitore può davvero spendere 500 dollari aspettandosi uno show K-pop per bambini e ritrovarsi con i biglietti di una band metal, l’equivoco è ormai arrivato molto oltre una semplice somiglianza tra due nomi.
