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Per due anni le domande si sono ripetute con insistenza, sempre le stesse: quale fosse il segreto, come avesse fatto a perdere peso, quale metodo miracoloso avesse seguito. Selvaggia Lucarelli, 52 anni, giornalista e attuale opinionista del Grande Fratello Vip, ha scelto di prendersi tutto il tempo necessario prima di rispondere. Non una dichiarazione fugace sui social, non una battuta evasiva in televisione, ma un racconto lungo, strutturato, trasparente. La prima parte è apparsa nella sua newsletter ufficiale “Vale Tutto”, destinata poi a diventare un ebook e un videopodcast in due puntate. Un progetto editoriale pensato per affrontare un tema complesso senza cedere alle ipocrisie che abitualmente dominano il discorso pubblico sul corpo e sul peso.

L’incipit del suo racconto sgombra subito il campo dalle aspettative più banali. Nessuna favola edificante sulla forza di volontà, nessuna ricetta magica da replicare in poche settimane. “Non ho intenzione di raccontarvi una favola sul potere della volontà, perché la volontà è solo uno dei molti ingredienti, spesso risente dei tempi sbagliati e non è neppure quello decisivo”, scrive Lucarelli con la lucidità che la contraddistingue. Non ci saranno ciotole di semi fotografate davanti a finestre luminose, non compariranno termini come detox, e soprattutto non verrà nascosta l’esistenza dei farmaci per rendere la narrazione più nobile o commercialmente appetibile.

Il punto centrale della riflessione non riguarda il risultato estetico in sé, ma ciò che si comprende di se stessi durante il percorso e, ancora di più, dopo averlo completato. “Dimagrire in maniera sana non ha nulla a che fare con i risultati e col successo, ma molto più con quello che si comprende di sé, prima del risultato e soprattutto dopo“, sottolinea. È una distinzione cruciale, che sposta il focus dalla superficie alla sostanza, dalla performance sociale alla consapevolezza personale.

La vera svolta, il momento in cui tutto ha iniziato a cambiare, è arrivata nell’agosto del 2023, durante un viaggio in Colombia insieme al compagno Lorenzo Biagiarelli, 35 anni. La destinazione era la Piedra del Peñol, una roccia imponente che si erge sul paesaggio come un monolito primordiale, caratterizzata da una scalinata che serpeggia lungo la sua superficie per 740 gradini. Un’attrazione turistica popolare, una sfida che molti affrontano con relativa leggerezza. Per Lucarelli, invece, quella salita si è trasformata in una rivelazione fisica brutale.

Dopo appena dieci gradini, il respiro si è spezzato. “Ho il fiatone di un fumatore decennale di Marlboro rosse e non ho mai fumato nella vita. Mi aggrappo al corrimano come se in quella presa ci fosse un nucleo energetico che mi ricarica come la scopa Dyson“, racconta con l’autoironia che le appartiene, senza nascondere l’umiliazione di quella scoperta. Mentre anziani e bambini la superavano con agilità, lei cercava disperatamente una giustificazione razionale, arrivando persino a consultare Google per verificare se potessero esistere strascichi di Long Covid a spiegare quella debolezza improvvisa.

La vetta è stata raggiunta comunque, a forza di pura ostinazione, ma l’esperienza aveva già lasciato un segno profondo. “Capisco, in quell’istante, che il monolite granitico di 66 milioni di tonnellate percepite sono io“, scrive. Una metafora potente che ribalta la prospettiva: non è la roccia a rappresentare l’ostacolo, ma il proprio corpo diventato barriera tra sé e il mondo. Si tratta, in fondo, della possibilità stessa di continuare a viaggiare come desiderava, senza che la tenuta fisica diventasse un limite invalicabile alle esperienze che dava valore alla sua vita.

Il prosieguo della vacanza colombiana non ha fatto che confermare quella presa di coscienza. Nel parco nazionale di Tayrona, bloccata insieme al compagno sotto una pioggia battente, circondata dal fango e con la luce naturale che calava rapidamente, Lucarelli ha dovuto affrontare un’altra scelta difficile. Temendo di non farcela a rientrare prima della chiusura dei cancelli del parco, ha ceduto alla tentazione di salire su un cavallo per accelerare il ritorno, nonostante non avesse mai cavalcato prima. Una soluzione di emergenza che, una volta tornata in camera, ha assunto il peso simbolico di una resa.

“La sera però, in camera, mentre mi tolgo i vestiti zuppi, penso che se fossi stata meno stanca, meno fuori forma, meno appesantita dai chili, dalla mancanza di attività, da un’alimentazione scellerata, forse la giornata sarebbe finita in un altro modo“, ricorda. Non si trattava più di estetica o di conformarsi a standard esterni, ma di riappropriarsi della libertà di movimento, della possibilità di scegliere come vivere le proprie esperienze senza che il corpo diventasse un ostacolo insormontabile.

Quel viaggio in Colombia, con i suoi 740 gradini e le sue piogge torrenziali, è diventato il punto di partenza di un percorso che Lucarelli ha deciso di intraprendere con consapevolezza. Non una trasformazione miracolosa, non una conversione improvvisa alle virtù della disciplina ascetica, ma l’inizio di un processo complesso che include alimentazione, movimento, eventualmente farmaci, e soprattutto una nuova comprensione di sé. Una narrazione che rifiuta le semplificazioni e le ricette facili, che accetta la complessità del rapporto con il proprio corpo senza moralismi né finzioni.

Il racconto di Lucarelli rappresenta una rottura rispetto alle narrazioni dominanti nel mondo dello spettacolo e dei social media, dove la trasformazione fisica viene spesso presentata come frutto esclusivo di determinazione personale, nascondendo gli strumenti medici o farmacologici utilizzati. La sua scelta di affrontare il tema con trasparenza, prendendosi il tempo necessario per elaborare un discorso articolato invece di cedere alle pressioni per risposte immediate, costruisce uno spazio di autenticità raro in un panorama mediatico che tende a privilegiare le soluzioni semplificate e immediatamente replicabili.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.