Giorgia Meloni varca la soglia di Palazzo Reale a Milano alle 20:10 precise, puntuale come un orologio svizzero, con indosso un completo blu notte in raso firmato Ermanno Scervino. È la serata inaugurale della Milano Fashion Week, uno degli eventi più attesi nel calendario globale dell’alta moda, e la premier ha scelto di esserci. Di persona, fisicamente, come ha tenuto a sottolineare lei stessa davanti ai cronisti.
Non accadeva dal 2016. L’ultimo presidente del Consiglio a partecipare alla settimana della moda milanese era stato proprio Matteo Renzi, che in quell’anno aveva presenziato a ben due edizioni consecutive, febbraio e settembre. Otto anni di assenza da Palazzo Chigi, interrotti da una scelta che la premier ha voluto spiegare con chiarezza: dare un segnale di vicinanza a un settore che, pur attraversando momenti complessi, continua a rappresentare un pilastro dell’economia italiana.
La cena di gala organizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana nel cortile di Palazzo Reale non è solo un evento mondano. È il momento in cui il sistema moda italiano si ritrova, si mostra, dialoga con le istituzioni. E quest’anno il messaggio che arriva dalle istituzioni è tangibile, seduto a tavola accanto ai protagonisti assoluti del lusso globale.
Al tavolo della premier, un parterre che vale miliardi. Accanto a Meloni siedono il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia e Carlo Capasa, presidente di Cnmi. Ma la vera lista stellare è quella degli imprenditori e dei rappresentanti del lusso internazionale. C’è l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman Fertitta, segno che l’evento ha una rilevanza che va oltre i confini nazionali. E poi, uno dopo l’altro, i nomi che fanno tremare le Borse: Luca de Meo per Kering, Alfonso Dolce di Dolce&Gabbana, Frédéric Arnault per il colosso francese LVMH.
Diego Della Valle di Tod’s, Renzo Rosso patron di Otb, Remo Ruffini di Moncler, Andrea Guerra ceo del gruppo Prada, Gildo Zegna e Brunello Cucinelli. Un concentrato di Made in Italy e potere economico che raramente si vede riunito in un solo luogo. E poi lei, Anna Wintour, Global Editorial Director di Vogue, la regina indiscussa della moda mondiale, icona di potere e influenza culturale. Wintour arriva poco prima della premier, in look Gucci, seguita dalla modella Bianca Balti in un vintage Prada che non passa inosservato.
Il menu della serata celebra l’eccellenza italiana anche a tavola. A firmarlo è Da Vittorio, storico ristorante tre Stelle Michelin della famiglia Cerea. Si parte con una terrina di melanzane con caprino e salsa al basilico, accompagnata da Franciacorta Brut Cuvée Royale di Marchesi Antinori Tenuta Montenisa. La portata principale sono i Paccheri alla Vittorio, preparati e serviti live, abbinati al Franciacorta Extra Brut Cuvée Prestige Edizione 47 di Ca’ del Bosco. Al centro del tavolo, piccola pasticceria, lievitati di stagione e cannoncini riempiti al momento.
Meloni, intercettata dai fotografi e dai cronisti all’arrivo, ha spiegato la sua presenza con parole chiare: “Ho pensato che quest’anno fosse particolarmente giusto, in un momento non facilissimo per un comparto che però continua a darci grandi risultati, dare un segnale anche di presenza e di vicinanza“. Non solo provvedimenti, non solo risorse come i 100 milioni stanziati per incentivare gli investimenti nel settore. Anche un gesto fisico, simbolico. “Esserci di persona è un modo bello di dire grazie al settore per quello che fa, per l’economia, per la nostra forza, per la nostra rappresentazione nel mondo“.
Ma mentre Milano celebrava la moda, da New York arrivava l’attacco durissimo di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva, proprio colui che nel 2016 aveva inaugurato la Fashion Week da presidente del Consiglio, ha puntato il dito contro la scelta di Meloni di non volare negli Stati Uniti per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. “Sono tutti a New York. Quasi tutti, perché Meloni non è venuta. E manda Tajani“, ha detto Renzi in un video diffuso sui social.
Secondo l’ex premier, sarebbe tra le prime volte nella storia della Repubblica che un capo del governo italiano diserta l’appuntamento Onu, lasciando il posto al vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Con la crisi energetica, le sfide dell’intelligenza artificiale e i conflitti internazionali sul tavolo, Renzi ha accusato Meloni di essere rimasta a casa per la campagna elettorale. “Partecipare all’Onu è un dovere, non uno schiribizzo della premier. Che vergogna, che figuraccia“, ha concluso senza mezzi termini.
