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A più di cinque anni dalla morte di Michele Merlo, per i suoi genitori la battaglia per ottenere giustizia non è ancora finita. Il Tribunale civile di Vicenza ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata dalla famiglia del cantante, morto a soli 28 anni il 6 giugno 2021 dopo essere stato colpito da un’emorragia cerebrale provocata da una leucemia fulminante. Una decisione che il padre Domenico non riesce ad accettare.

“Poteva bastare una semplice prescrizione medica e oggi Michele sarebbe ancora qui con me”, ha raccontato Domenico Merlo al Corriere del Veneto, tornando su quei giorni e su una diagnosi che, secondo la famiglia, sarebbe potuta arrivare prima. Al centro della vicenda c’è infatti la visita effettuata il 26 maggio 2021, pochi giorni prima della morte del cantante. Michele si era presentato dal medico con un grosso ematoma sulla coscia, che venne ricondotto a uno strappo muscolare. Secondo i genitori, invece, proprio quel livido avrebbe dovuto portare a ulteriori approfondimenti e soprattutto alla prescrizione di esami del sangue.

La leucemia venne scoperta soltanto successivamente, quando le condizioni del giovane erano ormai gravissime. La causa civile intentata da Domenico e Katia Merlo chiamava in causa il medico di famiglia, l’Ulss 7 Pedemontana e le compagnie assicurative. Il Tribunale di Vicenza ha però respinto la richiesta di risarcimento sulla base delle conclusioni della consulenza tecnica disposta nel procedimento.


Secondo quanto riportato nella sentenza, infatti, non sarebbe stato dimostrato un nesso causale tra il ritardo nella diagnosi e la morte di Michele. I periti hanno ritenuto che quel ritardo abbia inciso soltanto in maniera modesta sull’evoluzione degli eventi clinici e che una diagnosi anticipata non avrebbe comunque modificato l’esito finale. È proprio questa conclusione che il padre del cantante contesta con maggiore forza.

Secondo Domenico Merlo, il punto decisivo riguarda infatti il tempo necessario per ottenere il risultato degli esami del sangue. Il consulente tecnico avrebbe considerato un’attesa di circa 72 ore tra la prescrizione e l’arrivo dei risultati, una tempistica che secondo la famiglia avrebbe compromesso comunque le possibilità di intervento. Una ricostruzione che il padre considera insostenibile, sostenendo che un esame urgente avrebbe potuto fornire indicazioni molto prima. “Bastava fargli un esame ematico”, ha ribadito, convinto che una diagnosi tempestiva avrebbe potuto cambiare completamente la storia di suo figlio.

La posizione della famiglia si basa anche sulle precedenti valutazioni effettuate durante il lungo percorso giudiziario. Domenico Merlo ha ricordato che due precedenti perizie svolte a Bologna, secondo quanto riferito dai genitori, avevano indicato probabilità di sopravvivenza molto elevate nel caso in cui la malattia fosse stata diagnosticata precocemente. Conclusioni diverse da quelle della consulenza poi recepita dal Tribunale civile di Vicenza e che spiegano perché i genitori non abbiano intenzione di considerare chiusa la vicenda.


C’è poi un altro particolare che Domenico Merlo ha voluto chiarire. Prima dell’inizio della causa civile, l’azienda sanitaria aveva proposto alla famiglia una transazione di poco superiore ai 200mila euro. I genitori di Michele hanno deciso di rifiutarla. “Non siamo interessati al denaro”, ha spiegato il padre. Per Domenico e Katia Merlo, la causa non sarebbe mai stata una questione economica: l’obiettivo, sostengono, è ottenere giustizia per il figlio e fare in modo che quanto accaduto a Michele non possa ripetersi.

Una battaglia iniziata ormai anni fa e che ha attraversato anche il procedimento penale, conclusosi con l’archiviazione. Adesso è arrivato anche il no del giudice civile, ma la famiglia Merlo non intende fermarsi. I legali hanno infatti annunciato la volontà di presentare appello. Per Domenico Merlo quella appena arrivata non rappresenta quindi la parola fine, ma soltanto un’altra tappa di una vicenda giudiziaria che continua a riportare lui e sua moglie a quei giorni del 2021. E soprattutto a una domanda alla quale, dopo più di cinque anni, i genitori di Michele continuano a cercare una risposta definitiva: cosa sarebbe successo se quella leucemia fosse stata scoperta prima?

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.