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Aveva appena 14 anni quando il suo volto diventò impossibile da dimenticare. Capelli rossi, occhi enormi e uno sguardo ancora da bambina immerso nella Berlino più buia: per milioni di spettatori Natja Brunckhorst sarà sempre Christiane F., la protagonista di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Eppure la sua vita, dopo quel film, ha preso una strada completamente diversa da quella che molti potrebbero immaginare.

Quando venne scelta per il film di Uli Edel, Brunckhorst era praticamente sconosciuta e aveva appena 13 anni. Il casting arrivò quasi per caso: qualcuno si presentò nella sua scuola alla ricerca di una ragazza molto magra per interpretare Christiane e lei accettò di partecipare senza immaginare minimamente cosa sarebbe successo dopo. Il film uscì nel 1981 e trasformò immediatamente quella ragazzina berlinese in uno dei volti più riconoscibili del cinema europeo. Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, tratto dal libro che raccontava la vera storia di Christiane Felscherinow, mostrava senza filtri la dipendenza dall’eroina, la prostituzione minorile e la disperazione di un gruppo di adolescenti nella Berlino Ovest degli anni Settanta.

Per Natja, però, il successo ebbe conseguenze che nessuno l’aveva preparata ad affrontare. In una recente intervista a The Berliner ha raccontato che, dopo l’uscita del film, non riusciva quasi più a muoversi normalmente per la città. Ogni giorno doveva trascorrere circa un’ora sull’autobus per andare a scuola e proprio durante quei tragitti veniva continuamente riconosciuta e importunata. La situazione arrivò a un punto quasi surreale: alcune scolaresche si presentavano persino vicino a casa sua per vedere il luogo in cui abitava “Christiane F.”.


“Uscivo di casa e gridavano: ‘Eccola!’”, ha ricordato Brunckhorst parlando di un periodo che, dietro l’enorme successo del film, per lei fu tutt’altro che semplice. Per provare a recuperare almeno un po’ di anonimato si tagliò i capelli molto corti e iniziò a vestirsi con completi maschili. Il risultato era talmente diverso dalla ragazza vista sul grande schermo che molte persone la scambiavano per un ragazzino. Finalmente poteva camminare per Berlino senza attirare continuamente l’attenzione.

Ma non bastò. A soli 15 anni lasciò la Germania e si trasferì a Londra, cercando quella normalità che il successo improvviso le aveva tolto. Successivamente visse anche a Parigi, dove lavorò per qualche tempo come modella. E pensare che Hollywood, o almeno una carriera cinematografica molto più tradizionale, sembrava già aspettarla. Dopo Christiane F. le arrivavano continuamente sceneggiature, ma Natja era ancora un’adolescente e non sapeva neppure come orientarsi tra tutte quelle proposte.

Nel 1982 accettò comunque un ruolo in Querelle di Rainer Werner Fassbinder, accanto a Brad Davis, Franco Nero e Jeanne Moreau. Poi, anziché inseguire la notorietà conquistata così velocemente, preferì fermarsi. Soltanto crescendo capì che il problema non era il cinema. Anzi, stare su un set le era sempre piaciuto. Ciò che le era mancato da adolescente era qualcuno che potesse aiutarla a comprendere quali progetti scegliere e quale direzione dare alla propria carriera.


Dopo gli anni trascorsi tra Londra e Parigi, Brunckhorst tornò così in Germania e decise di studiare seriamente recitazione. Ma con il passare del tempo scoprì che il suo posto nel cinema poteva trovarsi anche dall’altra parte della macchina da presa. Dagli anni Novanta iniziò infatti a lavorare sempre più frequentemente come sceneggiatrice. Una scelta che si conciliava meglio anche con la sua vita familiare e che le permise progressivamente di costruirsi una seconda carriera lontana dall’immagine dell’adolescente che l’aveva resa famosa.

Il riconoscimento più importante arrivò con la sceneggiatura di Wie Feuer und Flamme, che le valse il Deutscher Filmpreis. Negli anni successivi continuò a scrivere per cinema e televisione, firmando anche Amelie rennt. Poi è arrivato un altro cambiamento. Dopo essere stata attrice e sceneggiatrice, Brunckhorst ha deciso di diventare regista. Il suo primo lungometraggio dietro la macchina da presa è stato Alles in bester Ordnung, presentato nel 2021 e arrivato nelle sale tedesche l’anno successivo, con Corinna Harfouch e Daniel Strässer.

Per la regia ha ottenuto anche un riconoscimento al Festival del cinema tedesco di Ludwigshafen. E proprio parlando di quel passaggio della sua carriera, Natja ha spiegato quanto Christiane F., nonostante tutto ciò che comportò quando era adolescente, sia stato determinante per la sua vita. “Senza Christiane F. oggi non sarei qui”, ha ammesso, spiegando di essere riconoscente anche alla vera Christiane per aver messo la propria esperienza a disposizione del film. È attraverso quella storia, in fondo, che Brunckhorst ha scoperto il mestiere al quale avrebbe poi dedicato tutta la vita.

Oggi il suo nome è legato soprattutto alla scrittura e alla regia. Nel 2024 ha diretto Zwei zu eins, distribuito internazionalmente come Two to One, commedia ambientata nella Germania dell’Est alla vigilia della riunificazione con Sandra Hüller, Max Riemelt e Ronald Zehrfeld. Il film ha aperto il Filmfest München e ha portato Brunckhorst anche a una candidatura al Deutscher Filmpreis per la sceneggiatura. A distanza di oltre quarant’anni, quindi, quella ragazzina continua a essere riconosciuta come Christiane F.

Ma la parte forse più sorprendente della sua storia è proprio ciò che è accaduto dopo: Natja Brunckhorst non è mai davvero scappata dal cinema. Ha semplicemente impiegato anni a trovare il posto nel quale voleva stare. E oggi quel posto non è più davanti alla macchina da presa, con milioni di persone che la osservano, ma soprattutto dietro di essa, dove è finalmente lei a decidere quale storia raccontare.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.