Quando Amanda Lear pubblica la copertina di Bass Persuades sul suo profilo Instagram, il messaggio è chiaro come un pugno nello stomaco: “Grazie per l’omaggio alla mia canzone The Sphinx. Ne sono lusingata“. Ma l’hashtag che accompagna la didascalia non lascia spazio a fraintendimenti: #copycat. Copiona. La diva francese, icona indiscussa del glam degli anni Settanta, ha puntato il dito contro Miley Cyrus accusandola di aver saccheggiato uno dei suoi brani più celebri per costruire Redlights, sesta traccia del nuovo album della popstar americana uscito il 18 settembre.
Al centro della disputa c’è proprio The Sphinx, pezzo contenuto nell’album Never Trust a Pretty Face del 1978, una delle pietre miliari della discografia di Lear. Secondo l’artista, le somiglianze con il nuovo brano di Miley non sarebbero casuali. A metterla in allarme sarebbero stati proprio i suoi fan, che hanno confrontato le due tracce notando analogie evidenti. “È la stessa melodia, la stessa ritmica”, ha dichiarato Amanda Lear in un’intervista a Le Parisien, aggiungendo che anche il suo team produttivo e la casa discografica avrebbero confermato quello che lei definisce un “plagio totale“.
La questione non si ferma a un post social di protesta. Lear ha chiarito senza mezzi termini le sue intenzioni: “O si raggiunge un accordo, o si procede per vie legali“. La cantante ha fatto sapere di stimare Miley come artista, ma che questo non significa chiudere un occhio di fronte a quella che considera una violazione dei diritti d’autore. Nei crediti ufficiali di Redlights, al momento, figurano solo Miley Cyrus, Michael Pollack, Kid Harpoon e Maxx Morando. Nessun riconoscimento ad Amanda Lear o ad Anthony Monn, coautore originale di The Sphinx.
Sul web è esplosa la bufera. Il post di Amanda ha scatenato una faida digitale tra generazioni di fan. Da una parte, i sostenitori di Miley Cyrus si sono scagliati contro l’artista francese con toni aspri, arrivando ad attacchi personali e commenti discriminatori sull’età. “Vai a dormire nonna“, le ha scritto qualcuno, mescolando l’insulto alla mancanza di rispetto per una carriera lunga mezzo secolo. Dall’altra parte, diversi utenti sono scesi in campo per difendere l’originalità di Lear e la legittimità della sua rivendicazione. Tra i messaggi più condivisi ne spicca uno particolarmente significativo: “Vorrei che i fan di Miley potessero sostenere lei senza mancare di rispetto all’artista originale, Amanda, e al loro lavoro originale e leggendario. C’è una forte combinazione di elementi presi dall’originale e questo è innegabile. Chiunque abbia orecchie e cervello può dirlo”.
Le accuse di plagio nel mondo della musica non sono certo una novità. La storia è costellata di battaglie legali che hanno segnato precedenti importanti. Una delle più celebri rimane quella tra Al Bano e Michael Jackson. Il cantautore pugliese citò in giudizio il Re del pop sostenendo che Will You Be There riprendesse la melodia di I cigni di Balaka. Una perizia confermò la somiglianza di alcune note, ma la causa si concluse anni dopo con una sentenza che stabilì che entrambi si erano ispirati a un vecchio brano del 1939 degli Ink Spots, ormai privo di copyright.
