X

Alessandro Borghi compie 40 anni il 19 settembre e lo fa con la consapevolezza di chi ha attraversato molte vite in una sola esistenza. Da stuntman a volto iconico del cinema italiano, da Numero 8 di Suburra a Stefano Cucchi in Sulla mia pelle, fino a Rocco Siffredi in Supersex. Ma dietro le telecamere, lontano dai red carpet e dai David di Donatello, c’è un uomo che ha scoperto qualcosa di fondamentale su se stesso solo pochi anni fa, grazie alla persona che gli stava accanto.

Per decenni Alessandro Borghi aveva convissuto con movimenti involontari che considerava semplicemente dei tic. Spasmi, gesti ripetuti, piccole contrazioni che facevano parte della sua quotidianità senza che lui sentisse il bisogno di dargli un nome. Finché nel 2019 non è entrata nella sua vita Irene Forti, psicologa, che ha riconosciuto in quei comportamenti qualcosa di diverso. “Tu non hai dei tic, tu hai la Tourette”, gli avrebbe detto, aprendo una porta che l’attore non sapeva nemmeno esistesse.

La diagnosi di sindrome di Tourette è arrivata quando Borghi aveva 34 anni. Una condizione neurologica caratterizzata dalla presenza di tic motori e vocali, movimenti o suoni improvvisi, rapidi e ripetuti che la persona non esegue volontariamente. Nel caso dell’attore romano si tratta di una forma motoria e non verbale, senza la coprolalia, quel fenomeno che cinema e televisione hanno trasformato in stereotipo e che riguarda in realtà solo il 10-15% delle persone con questa sindrome.

Paradossalmente, sapere di avere la Tourette non ha complicato la vita di Borghi. Al contrario. “Dopo aver scoperto che si trattava della Tourette mi sono sentito più libero”, ha raccontato pubblicamente. Dare un nome a quei gesti che per decenni avevano attirato gli sguardi degli altri significava finalmente comprenderli, accettarli, smettere di considerarli semplicemente un problema da nascondere. A volte la diagnosi non trasforma qualcosa in una malattia più grande: la rende finalmente comprensibile.

La Tourette è una condizione del sistema nervoso che può manifestarsi in modi molto diversi. I tic possono essere semplici, come sbattere le palpebre o muovere il collo, oppure più complessi. Possono cambiare nel tempo, scomparire e ricomparire, intensificarsi sotto stress o stanchezza. Alcune persone riescono a sopprimerli temporaneamente, ma questo richiede uno sforzo, come trattenere uno starnuto. Non è una questione di volontà o controllo psicologico: è una condizione neuroevolutiva nella quale la componente genetica ha un ruolo importante.

L’aspetto più interessante della testimonianza di Borghi, resa pubblica durante la trasmissione Belve nel 2024, è proprio questo: la consapevolezza non ha definito l’attore che il pubblico vede sullo schermo, ma ha modificato il modo in cui lui stesso interpretava i segnali del proprio corpo. E nel suo ultimo film, Nessun dolore di Gianni Amelio presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, il regista gli ha chiesto esplicitamente di non nascondere quei tic. Quella che per anni era stata una parte da controllare è diventata semplicemente una parte di lui, anche davanti alla macchina da presa.

Ma la vita privata di Alessandro Borghi negli ultimi anni racconta molto più di una diagnosi. Racconta un uomo che ha costruito una famiglia e trovato un equilibrio lontano dai riflettori. Con Irene Forti, che gli stava accanto dal 2019, il rapporto è venuto allo scoperto sul red carpet di Venezia nel 2021. “Gli uomini devono sempre essere accompagnati, se ci riescono, da una donna più interessante di loro: io adesso ce l’ho”, ha detto Borghi con quella franchezza che lo caratterizza.

Nel 2023 è diventato padre del piccolo Heima, nome scelto dopo un viaggio in Islanda. La loro guida aveva raccontato che “heima” è una parola che esprime l’idea di essere a casa e, contemporaneamente, nel mondo. Un concetto che sembra perfetto per descrivere il senso di appartenenza che Borghi ha trovato nella paternità. Nel 2024 raccontava di un bambino dolcissimo, appassionato di aerei, cani e altri bambini, con un carattere già molto deciso e un atteggiamento quasi “anaffettivo” con i genitori: lo baci, lui si sposta. Con gli altri bambini, invece, si lancia senza riserve.

Ha anche raccontato di non essersi mai innamorato di un uomo, ma di avere provato per alcuni amici un affetto arrivato molto vicino all’innamoramento. “Mai dire mai“, ha concluso, mostrando ancora una volta quella capacità di non chiudersi dentro definizioni rigide che sembra essere diventata una costante della sua narrazione personale.

Il giorno del suo quarantesimo compleanno Borghi ha pubblicato una Storia su Instagram nella quale guarda dritto in camera senza maglietta, con un’espressione tra lo stranito e il divertito. Nessuna celebrazione retorica, nessun bilancio definitivo. “Io non devo fare pace con tantissime cose”, ha raccontato all’Adnkronos. “Trovo la mia forza e la soluzione ai miei problemi nella mia compagna Irene, in mio figlio, e nei miei dieci amici con cui partirò il giorno del mio compleanno“.

Dalla Mostra del Cinema di Venezia con Nessun dolore e Serpenti di Roberto De Paolis, Alessandro Borghi continua a portare sullo schermo personaggi complessi, fragili, contraddittori. Da Vittorio in Non essere cattivo di Claudio Caligari, il film che nel 2015 ha cambiato tutto, fino all’interpretazione di Stefano Cucchi che gli è valsa il David di Donatello come miglior attore protagonista, il suo percorso professionale gli ha insegnato che il mestiere dell’attore consiste nel continuare a cambiare pelle.

Condividi.

Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.