Devo ammetterlo, quando è stato annunciato Gears of War: E-Day durante l’Xbox Games Showcase di giugno 2024 avevo un po’ storto il naso. Non tanto per il progetto di per sé, ma perché faticavo a trovare qualcosa più importante per il team del dover continuare ad evolvere la narrazione di quell’universo dopo il climax raggiunto nelle ultime battute di Gears 5.
E invece mi sbagliavo di grosso. Perché con questo progetto The Coalition non solo sceglie di ritornare alle origini, me decide di plasmarle con una tale qualità da amplificare con fermezza quanto fatto anni e anni prima da Epic Games con Cliff Bleszinski.
Raggiunti i titoli di coda della campagna di Gears of War: E-Day, giocata per l’occasione in anteprima, non ho potuto fare altro che soffermarmi davanti allo schermo e pensare che questa sia la giusta direzione che deve prendere il brand per il prossimo futuro.
Guerra e Pace

La volontà di raccontare letteralmente il giorno zero che segna l’inizio della sanguinosa guerra tra umani e Locuste sul pianeta Sera ha già di per sé un incredibile fascino. In questo contesto, la software house canadese decide saggiamente di non rivoluzionare nulla, ma mostrare in modo tremendamente cruento e spaventoso come la quotidianità e le routine di ciascuno possono improvvisamente cambiare da un momento all’altro.
Gears of War: E-day riesce a mostrare un lato umano incredibilmente sfaccettato e reale, lo si evince nei volti di Marcus, Dom e degli altri soldati con il passare delle ore su schermo, così come dei vari cittadini. Sullo sfondo, una città dall’incredibile fascino storico come Kolona che si preparava ad ospitare parate e festeggiamenti per la fine della guerra tra la Coalizione COG e gli indipendentisti del’UIR, travolta da un nuovo nemico sconosciuto e crudele.
Nel suo racconto, Gears of War: E-Day riesce magistralmente a mostrare la progressiva distruzione della metropoli, parallela all’erosione delle speranze dei Gears di riuscire a sconfiggere gli invasori nel breve. Le Locuste sono organizzate e sempre un passo avanti; se nelle prime ore di gioco cerchiamo di organizzarci con le altre squadre per procedere a una controffensiva immediata, dopo poco tempo siamo obbligati a fuggire e riorganizzarci costantemente, rimbalzando come palline da pingpong da una parte all’altra della città per salvare più persone possibile e tentare una via di fuga.
Perché in Gears of War: E-Day si cade e sbaglia costantemente, con la squadra Bravo capitanata dal solito incredibile Marcus Fenix che continua a ricucire ogni toppa e rialzarsi per procedere verso il prossimo ordine ed obiettivo.
Nessuno resta indietro

Elemento della campagna di Gears of War: E-Day che merita un elogio a sé stante è l’alchimica che si crea tra la squadra Bravo fin da subito e come evolve con il passare dei drammatici eventi. Certo, Baird e Cole sono delle personalità impossibili da paragonare per ovvi motivi, ma il nuovo duo che si affianca a Marcus e Dom, ovvero Mags e Lucas, funziona molto meglio del previsto. Si tratta di personaggi con un passato, dei pensieri e dei timori che evolvono con il passare delle ore in maniera convincente.
Poi, ovviamente, abbiamo Marcus e Dom, il cui rapporto di fratellanza emerge nei momenti più critici con un taglio registico studiato ad hoc dagli sviluppatori. Proprio per questo, ci tengo a evidenziare la cospicua presenza di scene d’intermezzo ed un taglio generale dell’opera molto cinematografico, ben alternato alle frenetiche sequenze di gioco pad alla mano.

Come non affezionarsi a questa squadra Bravo? Impossibile, perché durante i vari atti della longeva campagna (ho contato circa una quindicina di ore per raggiungere i titoli di coda) tutti i membri del team si troveranno a sopportare pressioni psicologhe personali e condivise con una certa costanza.
Vedere come prima, durante e dopo le sparatorie (con annesse carneficine di sangue e metallo) i quattro personaggi si spalleggiano e si aiutano, trovando nel gruppo la forza per andare avanti e salvare quanti più civili possibili dona un coinvolgimento maggiore.
Guerra in ogni quartiere

Ovviamente Gears of War: E-day non convince esclusivamente per la maturità della sua storia, ma perché la sua narrazione così varia, a tratti cruda e spiazzante, viene supportata da un gameplay curato nei mini dettagli, oltre a un comparto tecnico estremamente solido.
Si tratta di un aspetto che iniziava ad emergere fin dalla closed beta testata in piena estate e che adesso posso confermare con una certa sicurezza. I movimenti sono più fluidi grazie a una miglior naturalezza nel cercare coperture di ogni tipo tra le macerie, fino alla possibilità di arrampicarsi e saltare sopra un sacco di sporgenze.
Il tutto, senza abbandonare il senso di pesantezza che fin dagli albori della serie contraddistingue soldati, creature, armi e veicoli.

A ciò si affianca anche un rinnovato gunplay, dove l’equipaggiamento (sia per bocche da fuoco, armature e oggetti speciali) può essere personalizzato tramite innesti e modifiche sparse nel mondo di gioco. Un elemento che, nei capitoli che offrono un approccio più aperto, ma per nulla dispersivo, tra i vari distretti, invoglia il giocatore a completare le attività secondarie alla prima occasione possibile.
Ultimo, ma non per importanza, ci tengo ulteriormente a elogiare proprio la mappa di Kalona, una città che viviamo fin dall’inizio alla fine e che muta in pochissimo tempo con il passaggio sempre più violento dell’esercito delle locuste. Merito di un level design certosino, studiato nei minimi dettagli per valorizzare il sistema di movimento e l’esplorazione, così come i combattimenti lineari e opzionali.
Gears of War: E-Day ti getta letteralmente nella mischia di un conflitto che spezza la routine della gente comune. Un’esperienza che in senso positivo ti consuma, ti macchia dentro e ti obbliga a rimboccarti le maniche per trovare una soluzione, cercando la speranza nei compagni che soffrono insieme a te in prima linea.
