Milioni di italiani possessori di iPhone si sono trovati di fronte a un piccolo, ma significativo enigma digitale: dove sono finite le vocali accentate sulla tastiera? Tutte relegate in fondo a una lista di opzioni, nascoste dietro caratteri che la maggior parte degli utenti italiani non utilizzerà mai nella propria vita quotidiana. Il problema è emerso con gli ultimi aggiornamenti del sistema operativo iOS, quando Apple ha ridisegnato l’interfaccia della tastiera virtuale. La nuova disposizione delle opzioni relative alle vocali accentate ha generato non poca confusione tra gli utenti, trasformando un gesto automatico in una caccia al tesoro digitale. Tenere premuta la vocale per selezionare la versione accentata, operazione che milioni di persone compiono decine di volte al giorno, è diventata improvvisamente meno intuitiva.

Ma cosa è cambiato esattamente? La tastiera dell’iPhone ha sempre offerto la possibilità di accedere alle varianti accentate delle vocali attraverso una pressione prolungata sul tasto. Quando si tiene premuta la lettera A, ad esempio, appare un menu contestuale con diverse opzioni: à, á, â, ä, æ, ã, å e ā. Il problema è che le versioni più utilizzate nella lingua italiana, quelle con l’accento grave e acuto che usiamo quotidianamente, sono state spostate in coda alla lista, dopo caratteri tipici di altre lingue europee o di sistemi di trascrizione fonetica che per un italiano medio rappresentano un territorio inesplorato. La questione potrebbe sembrare marginale, ma tocca un nervo scoperto nella relazione tra tecnologia e identità linguistica. L’italiano è una lingua ricca di accenti, elementi grammaticali tutt’altro che ornamentali: cambiano il significato delle parole, distinguono i tempi verbali, marcano la differenza tra un e congiunzione e un è verbo essere. Relegare questi caratteri in secondo piano significa, di fatto, trattare la nostra lingua come una variante secondaria rispetto a un modello linguistico standardizzato su altre esigenze.

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Gli utenti più attenti hanno notato che la disposizione sembra privilegiare le varianti utilizzate in altre lingue o in contesti internazionali. Una scelta comprensibile per un’azienda globale come Apple, che deve bilanciare le esigenze di centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo, ma che per chi scrive in italiano rappresenta un ostacolo concreto. Scrivere un messaggio WhatsApp, comporre un’email di lavoro o digitare un post sui social diventa un’operazione leggermente più macchinosa, quei decimi di secondo in più si accumulano nel corso della giornata. Il meccanismo per selezionare la versione corretta richiede ora maggiore attenzione: bisogna scorrere con il dito fino alla posizione giusta, evitando di selezionare per errore una delle varianti che precedono quella desiderata. Un gesto che prima era automatico, quasi muscolare, richiede ora un controllo visivo aggiuntivo. Per chi scrive professionalmente o per chi semplicemente tiene alla correttezza ortografica dei propri messaggi, questo cambiamento non è passato inosservato.

La questione ha acceso un dibattito più ampio sulla localizzazione dei prodotti tecnologici. Quanto le grandi aziende tech dovrebbero adattare i loro dispositivi alle specificità linguistiche dei diversi mercati. L’iPhone è uno strumento globale, ma viene utilizzato in contesti locali, con lingue che hanno regole e necessità diverse. Il rischio è che l’uniformità dell’esperienza utente, uno dei mantra di Apple, finisca per penalizzare chi non rientra nel modello linguistico anglosassone dominante. Esistono soluzioni alternative. Gli utenti più esperti possono installare tastiere di terze parti dall’App Store, applicazioni sviluppate specificamente per la lingua italiana che offrono un accesso più diretto alle vocali accentate. Alcune di queste tastiere personalizzate permettono persino di configurare scorciatoie o di ridisporre i caratteri secondo le proprie preferenze. Ma questa rimane una soluzione di nicchia, qualcosa che richiede una consapevolezza tecnica e una volontà di intervento che la maggior parte degli utenti non possiede.

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Un’altra opzione è utilizzare la funzione di sostituzione automatica del testo, che permette di creare abbreviazioni personalizzate che si espandono in parole complete con gli accenti corretti. Ma anche questa richiede un setup iniziale e una curva di apprendimento che molti preferiscono evitare. Il risultato è che molti utenti semplicemente rinunciano, scrivendo senza accenti o utilizzando l’apostrofo come surrogato, una pratica che fa rabbrividire i puristi della lingua ma che rappresenta la via di minor resistenza. Il fenomeno solleva interrogativi interessanti sul futuro della scrittura digitale. Le tastiere virtuali hanno già cambiato il nostro modo di scrivere, introducendo correzioni automatiche, predizioni del testo, emoji che sostituiscono intere frasi. Ma quando queste innovazioni entrano in conflitto con le regole fondamentali di una lingua, il rapporto tra utente e tecnologia si incrina. La lingua non è solo un mezzo di comunicazione, è un elemento identitario, un patrimonio culturale che attraversa generazioni.

Per ora, Apple non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla questione, né ha annunciato modifiche alla disposizione della tastiera nei prossimi aggiornamenti. La scelta potrebbe essere stata dettata da algoritmi che analizzano la frequenza d’uso globale dei caratteri, da esigenze di design dell’interfaccia o semplicemente da una standardizzazione che non ha tenuto conto delle specificità dell’italiano. Qualunque sia la ragione, il risultato è che milioni di utenti italiani si trovano a fare i conti con una tastiera che sembra aver dimenticato una parte essenziale della loro lingua.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.