È una delle finestre diventate più familiari per chi utilizza un iPhone. Si apre un’applicazione e, prima ancora di iniziare a usarla davvero, compare una domanda: vogliamo permetterle di tracciare la nostra attività? Da anni Apple ha trasformato quel semplice “Non tracciarmi” in uno dei simboli della propria battaglia per la privacy. Adesso quella schermata sta per cambiare.
La Casa di Cupertino ha accettato una serie di modifiche al sistema App Tracking Transparency (ATT) dopo una lunga indagine dell’autorità antitrust tedesca. E la novità non rimarrà confinata alla Germania: Cupertino ha deciso di estendere il nuovo sistema alla maggior parte dell’Unione europea, Italia compresa. Prima di preoccuparsi, però, è necessario chiarire un punto: il pulsante per negare il tracciamento non sta scomparendo.
Il principio alla base di ATT rimarrà infatti lo stesso. Quando un’app vuole collegare le informazioni raccolte sull’utente con quelle provenienti da app e siti appartenenti ad altre aziende, ad esempio per mostrare pubblicità personalizzata o condividere informazioni con data broker, dovrà continuare a ottenere il suo consenso.A cambiare sarà soprattutto il modo in cui quella scelta viene proposta.
Tutto nasce da un’indagine avviata nel 2022 dal Bundeskartellamt, l’autorità federale tedesca per la concorrenza. Secondo le conclusioni preliminari dell’autorità, Apple avrebbe applicato regole differenti a se stessa e agli sviluppatori esterni. Il problema non era dunque l’esistenza di una protezione contro il tracciamento, ma la possibilità che il sistema rendesse più difficile per le altre aziende ottenere il consenso degli utenti, mentre i servizi di Apple godevano di condizioni più favorevoli.
Una differenza apparentemente piccola, ma fondamentale per società che costruiscono buona parte del proprio modello economico sulla pubblicità. La schermata ATT utilizzata dalle app di terze parti era infatti diversa da quella attraverso cui Apple chiedeva il consenso per la propria pubblicità personalizzata. Formulazioni, struttura e persino alcuni elementi grafici potevano, secondo l’autorità tedesca, influenzare il modo in cui una persona percepiva le due possibilità.
Per chi utilizza quotidianamente un iPhone, la conseguenza sarà una schermata leggermente diversa da quella a cui siamo abituati. La richiesta diventerà a pagina intera e le due possibilità saranno presentate in maniera più simmetrica, con opzioni equivalenti per consentire o rifiutare l’utilizzo dei dati. Anche alcuni elementi grafici verranno modificati e il termine “tracking” sparirà dalla formulazione della richiesta.

Apple concederà inoltre agli sviluppatori più spazio per spiegare perché stanno chiedendo determinati dati. Potranno fornire maggiori informazioni sull’utilizzo della pubblicità personalizzata e coordinare meglio la schermata ATT con le altre richieste di consenso necessarie per rispettare il GDPR.
Quest’ultimo punto non è affatto secondario. Uno dei problemi sollevati dalle autorità europee riguarda infatti la possibilità che uno sviluppatore sia costretto a chiedere sostanzialmente due volte il consenso: una attraverso il sistema imposto da Apple e un’altra per rispettare gli obblighi previsti dalla normativa europea. Ma c’è soprattutto una novità che potrebbe diventare evidente soltanto con il passare del tempo.
Una volta trascorso un anno, un’app potrà chiedere nuovamente all’utente di esprimere la propria scelta. Questo varrà sia per chi aveva precedentemente accettato sia per chi aveva selezionato l’opzione per impedire il tracciamento. In altre parole, un “no” dato oggi non sarà necessariamente definitivo. Dopo dodici mesi potremmo ritrovarci nuovamente davanti alla richiesta e decidere se mantenere o cambiare la nostra scelta. Non significa però che le applicazioni potranno iniziare a seguirci liberamente.

Apple continua a spiegare chiaramente nella propria documentazione che ATT permette all’utente di decidere se un’app possa tracciare la sua attività attraverso servizi appartenenti ad altre società. Se il consenso viene negato, lo sviluppatore non può accedere all’IDFA, l’identificativo utilizzato normalmente per il tracciamento pubblicitario, né aggirare il divieto utilizzando altre informazioni identificative. Cupertino, del resto, continua a difendere con forza la filosofia alla base della funzione.
“In Apple crediamo che la privacy sia un diritto umano fondamentale e abbiamo introdotto App Tracking Transparency per offrire agli utenti un modo semplice per controllare se le app abbiano il permesso di tracciare la loro attività”. – Apple
La società sostiene di aver accettato le modifiche richieste dall’autorità tedesca proprio per continuare a offrire ATT agli utenti europei, mantenendo nelle loro mani la decisione sull’utilizzo dei dati. Il compromesso raggiunto in Germania prevede che gli impegni assunti da Apple siano vincolanti per sette anni. La loro applicazione verrà inoltre controllata da un soggetto indipendente.

E per l’Italia la questione assume un peso ancora maggiore. Nel dicembre 2025 l’AGCM aveva infatti multato Apple per 98,6 milioni di euro proprio in relazione al funzionamento di App Tracking Transparency, accusando la società di abuso di posizione dominante. Anche in quel caso uno dei nodi riguardava la doppia richiesta di consenso imposta agli sviluppatori e le possibili conseguenze sulla pubblicità personalizzata.
Apple aveva annunciato l’intenzione di presentare ricorso. L’accordo raggiunto in Germania non cancella né modifica automaticamente quella sanzione, ma dimostra quanto ATT sia ormai diventata qualcosa di molto più grande di una semplice impostazione sulla privacy. La funzione introdotta con iOS 14.5 nel 2021 ha cambiato profondamente il rapporto tra iPhone, pubblicità e raccolta dei dati. Adesso Apple è costretta a intervenire proprio su uno degli elementi più riconoscibili di quel sistema.
Per gli utenti italiani, comunque, il cambiamento sarà molto meno drastico di quanto potrebbe suggerire la scomparsa del vecchio “Non tracciarmi”. Potremo ancora dire di no al tracciamento: semplicemente, Apple dovrà assicurarsi che quella domanda venga posta in maniera più neutrale e senza concedere un vantaggio ai propri servizi. La scelta resterà quindi nelle nostre mani, ed a cambiare sarà il modo in cui iPhone ce la chiederà. Un tema, quello della protezione degli utenti, tornato al centro dell’attenzione anche negli ultimi giorni, dopo che Apple ha avvisato i possessori di iPhone in 110 Paesi della presenza di nuovi attacchi mirati, spiegando anche cosa fare nel caso in cui si riceva il messaggio.
