Fortunatamente, dopo la ricezione tutt’altro che positivamente unanime di Supergirl, il calendario ha sorriso a James Gunn e soci. Il loro DCU aveva disperatamente bisogno di un po’ di luce. A pochi mesi dal film – che ha raccolto davvero poco in termini di incasso e critica – è arrivata, su HBO Max, Lanterns – serie TV basata sul personaggio di Lanterna Verde sviluppata da Chris Mundy e Damon Lindelof (Lost) con il supporto dell’osannatissimo autore proveniente dal mondo dei comics Tom King (Batman, Mister Miracle, Wonder Woman).
Lanterns: l’ennesima illusione di realismo per i supereroi

Lanterns partiva già con aspettative molto alte. Mundy e Lindelof avevano messo mano, con inaspettato successo, a Watchmen – il testo sacro del fumetto supereroistico – sviluppando una serie TV sequel che non solo aveva reso giustizia al fumetto ma aveva anche sorprendentemente anticipato alcune istanze che si sarebbero sviluppate nella società americana odierna, vedasi i poliziotti a volto coperto e l’ascesa dell’ICE.
A questo poi si sono aggiunte, nel corso dei mesi, paragoni illustri con altri prodotti seriali teleivisi. Uno su tutti quel True Detective che ben si sposava con l’idea di una serie buddy cop con protagonisti le due Lanterne più conosciute – Hal Jordan e John Stewart – e con le infinite possibilità che la “bibliografia” a fumetti di Lanterna Verde offriva: dalla space opera agli orrori cosmici, passando per il viaggio on the road e personaggi dal background forte e riconoscibile.
Descritto quindi come un noir investigativo ambientato nel cuore dell’America, Lanterns sembrava possedere una sua dignità concettuale, matura e autoriale capace di distanziarsi dalle formule logore dei Marvel Studios. L’idea inoltre di radicare una mitologia cosmica ed espansiva come quella delle Lanterne Verdi in un’atmosfera così rurale rappresentava un contrappunto interessante.
L’arrivo del primo episodio in streaming tuttavia ha rivelato un quadro ben diverso. Più che un’operazione di decostruzione d’autore, l’episodio si è trascinato per 60 minuti come uno svogliato e generico procedural, tradendo i suoi protagonisti e svuotando la matrice originale di ogni senso di meraviglia e scambiando una scrittura pigra e sufficiente per mero approccio “realistico”.
Lanterns: cosa succede nel primo episodio

Come True Detective, anche Lanterns utilizza una narrazione non lineare divisa in 3 linee temporali: 1996, 2006 e 2016. Nella prima vediamo un giovane Stewart essere “addestrato” dal padre a non avere paura. Il padre infatti lo obbliga a mettersi una mela in testa e a non muoversi mentre la fa saltare con un colpo di pistola.
Nella seconda linea temporale, Stewart è sotto addestramento da parte di Jordan – pubblicamente riconosciuto come Lanterna Verde tanto da apparire in TV senza maschera. I due si trovano ad indagare in Nebraska su una sparatoria di massa. Jordan è convinto che siano coinvolti degli alieni il che li porta a confrontarsi con una milizia survivalista che si prepara a respingere ad una ipotetica invasione.
Nella terza e ultima, Stewart torna in Nebraska perché a quanto pare Jordan è stato assassinato e lasciato esattamente là dove, 10 anni prima, era avvenuta la sparatoria.
Non bastano battute e battibecchi: chi sono questi Hal Jordan e John Stewart?
La chimica tra i due protagonisti dovrebbe essere il motore trainante. Nel primo episodio, tuttavia, la relazione tra i due si riduce a uno scambio continuo di battute stanche e ripetitive. Non c’è rispetto reciproco, non c’è tensione ideologica reale, solo una forzata insofferenza che rende stucchevole la visione. I dialoghi sono appesantiti da spiegoni informativi pensati per introdurre la mitologia allo spettatore occasionale, col risultato di snaturare la naturalezza della recitazione.
Si tratta tuttavia solo di un sintomo di un male ben più grande. Non basta il carisma di Kyle Chandler (Hal Jordan) o lo sguardo languido di Aaron Pierre (John Stewart) a rendere credibili questi personaggi. L’introduzione del piccolo Stewart è davvero sopra le righe e poco credibile, successivamente viene ridotto al classico archetipo della “recluta smarrita” subordinato ad un dinamica da buddy cop scontata e mal gestita.
Non va meglio ad Hal Jordan. Una macchietta cinica, stanca e disillusa. Ci viene presentato come un veterano logorato, un uomo svuotato che sembra odiare il proprio anello e il ruolo che copre. La scelta di interpretare il “superamento della paura” come una sorta di ottusità emotiva o di burnout permanente priva il personaggio della sua spinta propulsiva e della sua convinzione morale. Renderlo un mentore passivo ne annulla la funzione drammaturgica.
La presunzione di autorialità
Pur non avendo mai avuto la pretesa di un adattamento pedissequo di un’opera a fumetti, Lanterns tradisce le stesse premesse da cui parte ancora prima del materiale a fumetti a cui si ispira. Se infatti l’idea alla base è quella di racconto di genere e realistico, nessuna delle singole unità narrative di cui si compone il primo episodio convince.
Il problema principale di questo esordio non riguarda solo la scrittura dei personaggi, ma la totale rinuncia all’identità visiva e tematica del franchise. Questi protagonisti non hanno paura ma non fanno nulla per rendersi credibili.
La sensazione è quella di vedere una serie partorita con lo spirito di fine anni 90 o primi 2000 dove i riferimenti ai supereroi dovevano essere blandi e diluiti. Smallville è forse l’unico esempio virtuoso che si può citare. Un lettore di fumetti o un semplice appassionato di cinecomics, in Lanterns non solo non trova gli elementi tipici del genere ma in più di una occasione la sceneggiatura sbeffeggia lo spettatore con una presunzione di autorialità che cela un’anima snob.
Passi che l’Anello del Potere venga, giustamente, etichettato come un’arma dal potenziale pari a quella di una arma di distruzione di massa ma allora perché viene ridotto prima ad un accendino e poi ad un apribottiglie?
Direttamente uscita da Man in Black è invece la scena dell’interrogatorio del presunto alieno. Jordan torchia il sospettato con una serie di domande di cultura generale cogliendolo in fallo su… Harry Potter.
Situazione peggiore se si parla dei costumi. La pioggia di critiche già ricevuta all’uscita dei primi trailer viene corroborata dalla peggior spiegazione possibile sul perché Jordan non indossi la sua divisa. Il protagonista infatti la paragona ad una cravatta: “quando sei giovane, vuoi darti un tono e la indossi… poi capisci che stai solo ostentando”.
Un cinismo d’accatto e un espediente per contenere il budget mascherandolo da pretesa autoriale. Si chiede cioè allo spettatore di sospendere la sua incredibile non sulla presenza di un supereroe che corrisponde ad un poliziotto intergalattico ma che tale poliziotto esista effettivamente e vada in giro in abiti civili.
Narrazione non lineare, regia ed effetti speciali: non funziona nulla

Anche dal punto di vista meramente tecnico, il primo episodio di Lanterns presenta delle fatali indecisioni. Passi per il plot sottile e scontato, i personaggi secondari risultano bidimensionali e stereotipati dallo sceriffo di paese riluttante al survivalista vagamente razzista. Fra causa scatenante del plot e ambientazione, Lanterns potrebbe essere un qualsiasi neo-western o noir contemporaneo come ce ne sono a decine a disposizione sulle piattaforme streaming.
La narrazione non lineare è utilizzata in maniera pedestre. Non c’è intreccio, non ci sono riferimenti incrociati degni di nota ma solo 3 blocchi attaccati fra l’altro in successione cronologica. Il montaggio è rigido, la regia priva di qualsivoglia guizzo con movimenti di camera passivi e inquadrature statiche. Esempio lampante è lo shot che chiude l’episodio, con il balzo nel 2026, che è rubato da Fargo.
La fotografia è generica e poco ispirata. Anziché giocare magari con il contrasto del verde si preferisce optare per i soliti filtri caldi sono diventati sinonimo di America rurale.
La CGI per gli Anelli è ridotta all’osso anche perché con la tecnologia attuale non è difficile rendere credibile un apribottiglie verde fluorescente. Tutto il resto degli effetti speciali è a bassissimo budget, vedasi la scena dell’esplosione nella stazione di polizia.
Il già citato costume appare solo nel blocco iniziale dell’episodio, quello ambientato nel 1996. Vediamo Jordan in TV rilasciare una intervista. Chandler è goffo e impacciato in quello che sembra un pessimo costume di Halloween troppo imbottito per permettere qualsiasi tipo di movimento ancora prima di sembrare credibile.
Perché vedere Lanterns?
Difficile affrontare i restanti episodi di Lanterns con spirito positivo. Con un plot esile e una tensione drammatica ridotta al minimo non c’è parvenza né di un sotto-universo legato alle Lanterne né di collegamenti con il resto del DCU.
Quello che più colpisce è che il primo episodio di Lanterns fallisce proprio su quello che doveva essere il suo punto di forza: la caratterizzazione dei suoi eroi. La rilettura di Hal Jordan e John Stewart non è né affascinante né contemporanea ma una vera e propria castrazione narrativa.
