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Io voglio fare il Cinema.

E come darle torto, maestro Shigeyuki. Poche pagine, tavole pulite e un desiderio viscerale di raccontare la sua passione per la Settima Arte, il tutto racchiuso in questa lettera d’amore all’animazione e al Cinema che consigliamo di leggere a tutti i cinefili. Una finestra sul peculiare e difficile mondo delle produzioni cinematografiche e televisive, una storia raccontata attraverso gli occhi del celebre Rintaro: da bambino a scolaretto, da animatore a regista affermato.

Ma narrare il percorso di uno dei fautori di Metropolis non è mai semplice, poiché significa, in buona parte, raccontare la nascita e l’evoluzione dell’animazione giapponese moderna. Ed eccolo, dunque, il valore intrinseco del volume edito Bao Publishing intitolato La mia vita a 24 fotogrammi al secondo: la storia riportata da chi la storia l’ha fatta per davvero.

E sì, perché Shigeyuki Hayashi nasce nel 1941, vivendo dunque sulla propria pelle il dolore della guerra e le fatiche del dopoguerra, figlio di una Patria ferita, ma orgogliosa. La sua intera esistenza è un caos costellato di rinunce, dolori, ma anche gioie e affetto, amicizie secolari, con una madre piuttosto assente e un padre reo di avere la testa tra le nuvole. Eppure, nel marasma, vi è un solo una costante che scandisce il ritmo della sua crescita: l’amore per il cinema. E questa autobiografia a fumetti assume, man mano, le sembianze di un manuale universitario di storia del cinema, testimonianza viva delle trasformazioni subite dall’industria dell’animazione, nipponica e non.

Perché Rintaro?

la mia vita a 24 fotogrammi al secondo
la mia vita a 24 fotogrammi al secondo

Durante la Seconda Guerra Mondiale la famiglia Hayashi lascia Tokyo e si rifugia in campagna, sicché il giovane Shigeyuki crebbe lontano dai bombardamenti, in un Giappone povero e contadino. Solo al termine del conflitto, il ragazzino fece ritorno in una Tokyo moderna, diversa e pronta ad accogliere il cinema europeo e giapponese in tutto il suo splendore.

La passione per il Cinema, dunque, nacque prestissimo alimentata dal padre, grande appassionato della settima arte, nato – purtroppo – in tempi immaturi per coltivare un sogno di questo tipo. Da parrucchiere arriva persino ad acquistare a credito una delle prime tv con lo scopo di attirare clienti nel negozio, ma i debiti e le difficoltà economiche lo costringono a chiudere dopo poco: addio regia, addio cinema e addio negozio.

Tuttavia, nonostante il destino avverso, la vita del piccolo Shigeyuki sembrava proprio essere scandita dai fotogrammi di una pellicola (quella del titolo), e ogni fotogramma accoglieva e custodiva incontri atti a cambiare la sua visione delle cose, occasioni mancate e accolte, fallimenti e successi. Un gioco di ombre e luci quello della “sua” lanterna magica che gli permetteva di immaginare storie e proiettarle dinanzi a un pubblico giovane, ma molto… esigente!

Detentore di creatività, fantasia e di un discreto talento per il disegno, Rintaro non sarà stato uno studente modello, ma ciò non gli era mai realmente interessato: lui voleva fare il Cinema, era il suo sogno, lo era sempre stato. E così sarà.

Da Toei a Mushi Production

la mia vita a 24 fotogrammi al secondo
la mia vita a 24 fotogrammi al secondo

La strada verso il cinema passa però da qualcosa che, in quegli anni, stava lentamente prendendo piede: l’animazione. Nel 1958 Rintaro entrava come colorista – e poi animatore – alla Toei, impegnata a costruire un’industria in grado di confrontarsi con Disney, e il mix di ritmi massacranti, stipendi modesti e condizioni di lavoro estenuanti era il prezzo da pagare per una discreta libertà. Tuttavia, quando Rintaro avvertiva che un ambiente non gli garantiva più sufficiente libertà creative, era solito cercare un’altra strada. Così, quando il sensei Osamu Tezuka fondò la sua Mushi Production, il “castello dei sogni”, la vita del giovane cambiò nuovamente del tutto: entrato a far parte del team, fu assegnato proprio alla realizzazione dell’anime di Astro Boy, pietra miliare dell’animazione.

Tuttavia, anche alla Mushi si lavorava giorno e notte, si dormiva sulle scrivanie degli studi, e dover attendere le direttive di un mangaka già abbondantemente occupato e fagocitato dal suo lavoro primario divenne… impossibile. Tezuka lavorava senza sosta braccio a braccio con gli animatori, facendo da produttore e regista di ogni episodio, ma – sebbene Rintaro lo ammirasse – il celebre autore era più un impedimento che un giovamento alla causa. Così, a malincuore, gli animatori dello studio lo invitano a farsi da parte: ed eccola lì, l’occasione per Rintaro di coronare il suo sogno e diventare finalmente regista.

Noi viviamo solo per i nostri sogni

la mia vita a 24 fotogrammi al secondo
la mia vita a 24 fotogrammi al secondo

La leggenda del Serpente Bianco, Sabu e Ichi, Galaxy Express 999, Harmagedon, Kimba il leone bianco, Le 13 fatiche di Ercolino, La spada dei Kamui, Megalopolis e, naturalmente, Metropolis. Il maestro ha dato un contributo fondamentale a tutte queste (e altre) grandi opere, in particolar modo alla realizzazione di Capitan Harlock, che rappresenta tutt’ora uno dei momenti più importanti della sua carriera. Dopotutto, come disse Tochiro Oyama:

Noi viviamo solo per i nostri sogni e abbiamo bisogno di tutto il nostro tempo per realizzarli. Non vogliamo denaro, abbiamo bisogno soltanto della nostra libertà. Non ci occorre altro.

Ma è con Metropolis del 2001 che Rintaro trova la sua dimensione. Dopo essere tornato a lavorare su un’opera di Tezuka, stavolta gomito a gomito con Katsuhiro Otomo, il regista agisce seguendo un nuovo mantra: realizzare un film sulla convivenza tra esseri umani e robot che racchiuda in sé animazione tradizionale e digitale, con un boost dato dal 3D.

Dal punto di vista grafico, La mia vita a 24 fotogrammi al secondo opta per un disegno essenziale, affidato a matita e inchiostro, con poche sfumature. Così facendo, la tecnica viene messa al servizio della pura e semplice narrazione, restituendoci un racconto limpido e ricco di informazioni essenziali (nonostante molti aspetti della vita di Rintaro rimangano solo accennati), tramutandosi in un vadecum sulla storia dell’animazione. Attraverso quella che è a tutti gli effetti un’autobiografia autoriale, ci imbattiamo nella diffusione della TV – dapprima appannaggio di pochi eletti – e della successiva nascita delle produzioni dedicate al popolo, l’evoluzione delle tecniche d’animazione, e molto, molto altro.

Maledetta nostalgia

la mia vita a 24 fotogrammi al secondo
la mia vita a 24 fotogrammi al secondo

Ma quel che è certo è che sfogliando il volume, lentamente, avrete l’impressione di venir risucchiati nel vivo di una storia d’amore: quella di Rintaro per il Cinema. Un legame così forte e totalizzante che, senza mezzi termini, è stato in grado di commuoverci. Proprio come accadde a molti di noi con Nuovo Cinema Paradiso.

Dicevamo che questo è un libro perfetto per cinefili, no? Ebbene, se avete amato il capolavoro di Tornatore dell’88, allora non perdete altro tempo e fiondatevi nella lettura di questa versione cartacea “all’orientale”. Potrete toccare con mano quanto Rintaro condivida con il piccolo Totò la passione per la Settima Arte, e come entrambi vivano centinaia di vite lasciandosi affascinare dalla Lanterna Magica di carta: il proiettore.

Come Salvatore, Rintaro trascorre le sue giornate al cinema(tografo), spendendo i pochi spiccioli che possiede e non facendo altro che pensare al Cinema. Tuttavia, c’è una sostanziale differenza tra le esperienze vissute dai due giovani: se da un lato Rintaro può contare sul supporto del padre, anch’egli cinefilo, Totò – beh – viene costantemente osteggiato da una madre che faticava a comprendere il fascino della cinepresa.

Sulle orme di Nuovo Cinema Paradiso, questa splendida opera edita da Bao Publishing racconta il cinema come un’esperienza profondamente umana, fatta di meraviglia e sacrificio, amicizie, rivalità, sconfitte e, soprattutto, della libertà di creare mondi. Una lettera d’amore per l’animazione, un amore nato davanti a una pellicola, cresciuto tra matite e pennini, sino a giungere al grande schermo. 24 fotogrammi al secondo che un po’ ci hanno fott*to per la nostalgia.

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 mi sono unita al team di ScreenWorld, occupandomi proprio di Anime e Manga.