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Quarant’anni di incubi, mostri, porte che forse sarebbe stato meglio non aprire e storie capaci di rimanere nella memoria molto tempo dopo l’ultima pagina. Dylan Dog compie 40 anni e ScreenWorld ha deciso di festeggiare l’Indagatore dell’Incubo in un modo diverso: lasciando che siano soprattutto i suoi lettori a raccontare chi è davvero.

Il risultato è un video speciale di 34 minuti realizzato dalla redazione di ScreenWorld, nel quale fan e appassionati ripercorrono il proprio rapporto con uno dei personaggi più importanti del fumetto italiano. Tra le persone che hanno accettato di condividere i propri ricordi ci sono anche Victorlaszlo88 ed Enrico Letta, due nomi provenienti da mondi molto diversi ma accomunati dalla passione per il personaggio creato da Tiziano Sclavi.

Non una classifica e nemmeno una semplice retrospettiva sui suoi quarant’anni di storia. Lo speciale parte invece da una domanda apparentemente semplicissima: che cosa rappresenta Dylan Dog per chi lo legge?
Per qualcuno tutto comincia da un albo trovato quasi per caso, mentre per altri da una copertina impossibile da dimenticare, da una storia letta quando si era ancora molto giovani o da quel momento in cui si è capito che dietro mostri, zombie e incubi si nascondeva qualcosa di molto più umano.

È proprio da qui che partono le testimonianze raccolte da ScreenWorld. Qual è stato il primo albo letto? Qual è quello preferito? Quale copertina è rimasta più impressa? E, soprattutto, chi è davvero Dylan Dog per chi continua a seguirlo ancora oggi? Domande uguali per tutti, ma capaci di produrre risposte inevitabilmente molto diverse. Perché in quattro decenni l’Indagatore dell’Incubo è stato horror, thriller, commedia nera, racconto sentimentale e riflessione esistenziale. Ma è stato soprattutto un personaggio capace di accompagnare generazioni differenti di lettori.

Tutto iniziò il 26 settembre 1986, quando arrivò in edicola L’alba dei morti viventi. Tiziano Sclavi firmò soggetto e sceneggiatura, Angelo Stano i disegni, mentre Claudio Villa realizzò quella copertina destinata a diventare una delle immagini più riconoscibili dell’intera storia editoriale del personaggio. Da allora sono trascorsi esattamente quarant’anni e l’inquilino di Craven Road 7 non ha mai davvero smesso di indagare sui nostri incubi. Nel frattempo sono cambiati autori, disegnatori, lettori e persino il modo di raccontare l’orrore, mentre Dylan è riuscito ad attraversare epoche e generazioni senza perdere quella particolare capacità di parlare delle paure umane attraverso quelle apparentemente soprannaturali.

ScreenWorld ha scelto quindi di festeggiare i quarant’anni tornando esattamente dove una parte fondamentale del successo di Dylan Dog continua a vivere: nei ricordi di chi lo legge. Perché nello speciale non conta soltanto stabilire quale sia la storia più bella o quale copertina meriti di essere considerata la più iconica. Sono soprattutto le ragioni dietro quelle risposte a raccontare perché, quarant’anni dopo L’alba dei morti viventi, Dylan Dog continui a significare qualcosa per così tante persone.

Quasi ogni lettore, in fondo, ha il proprio Dylan. C’è quello scoperto da ragazzini, quello dell’albo consumato a forza di rileggerlo, quello della copertina che faceva paura ancora prima di aprirlo e quello di una storia che, magari senza nemmeno accorgersene, ha finito per accompagnare un momento preciso della propria vita. Quarant’anni dopo, l’incubo continua. Questa volta, però, a raccontarlo sono proprio quelli che non hanno mai smesso di leggerlo.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.