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Le grandi storie funzionano sempre e comunque. Non importa come le racconti, perché scorrono libere e impetuose, come l’acqua nel letto di un fiume. Le puoi disegnare, le puoi animare, oppure le puoi ricreare dando carne e ossa alla matita. E loro arrivano sempre e comunque negli stessi punti, pronte a toccare le stesse corde. Look Back è una di queste grandi storie. Nata come apprezzato manga nel 2021, partorito dalla mente e dal pennino di Tatsuki Fujimoto (l’autore di Chainsaw Man), poi diventata uno splendido anime, pubblicato su Prime Video appena tre anni dopo. Adesso tocca al maestro Koreeda dare corpo a questo meraviglioso racconto impregnato di tante cose: amore, rivalità, ossessione e rimpianti.

Serve solo il corpo, perché l’anima Look Back se la porta addosso da quando esiste. Da quando Fujimoto ha scisso se stesso (e il suo cognome), dando vita a due ragazzine di nome Ayumu Fujino e Kyōmoto, prima rivali e poi complici. Prima compagne di scuola, poi complici di sogni. Una storia destinata a rimanere dentro chiunque abbia amato almeno una volta nella vita. Amato una persona o un sogno. Una fantasia giovanile fatta di entusiasmo genuino e ingenuo. Cose legate per sempre a un tempo preciso della nostra vita. Quello che dura poco e per questo ricorderemo per sempre.

Disperata ostinazione

Un frame di Look Back
Il frame di Look Back che richiama la cover del manga – © Lucky Red

Galeotta fu la stazione di Shinagawa. È proprio lì, tra il caos attorno ai binari di Tokyo, che il maestro Hirokazu Koreeda viene colpito dalla splendida copertina del manga di Fujimoto. Un’immagine semplice e potente nel suo essere essenziale: una ragazzina ripresa di spalle, intenta a disegnare alla scrivania della sua cameretta. Nonostante la protagonista di Look Back non si veda in faccia, si percepisce tutta la sua dedizione in quello che sta facendo. Quella disperata ostinazione conquista lo sguardo sensibile di Koreeda, che in quella cover rivede lo stesso atteggiamento che ha spinto lui (e tanta gente creativa come lui) a lasciare un segno del suo passaggio nel mondo attraverso l’arte. Così, il passo dal manga al cinema è stato inevitabile.

Girato in gran segreto su pellicola, Look Back sembra quasi aver preso per mano Koreeda, riportandolo a casa. In quel posto dove il regista si sente a suo agio: nel regno degli affetti e delle piccole cose. E Look Back è sempre stata una storia di affetti e piccole cose. Una storia di gesti, di silenzi, di matite che disegnano vite intere. Per questo il regista giapponese non ha fatto altro che proteggere il manga di Fujimoto (così come l’anime di , rispettandolo con un adattamento fedelissimo. Fedele nei tempi, nella scansione narrativa e nel tatto. Koreeda non ha letto Look Back. Koreeda ha capito Look Back, e ha guardato le spalle di Fujino e Kyōmoto come un nonno farebbe con due nipoti. Protettivo e rispettoso della loro indipendenza. Alla giusta distanza da un film meraviglioso come la storia che racconta.

Di sogni e di segni

Un frame di Look Back
Un frame di Look Back – © Lucky Red

Una storia che parte come la più classica rivalità scolastica. Almeno dal punto di vista di Fujino, bimba di quarta elementare considerata da tutti una futura mangaka. Sì, perché la piccola ha un talento incredibile nell’inventare storie e nel disegnarle. La piccola viene idolatrata da tutta la scuola, almeno fino a quando sul giornalino scolastico appaiono gli straordinari disegni di Kyōmoto, una bambina non frequentante che mette in ombra Fujino. L’incontro le due predestinate è voluto dal fato, e unisce due disegnatrici complementari: perchè Fujino è brava a inventare storie e nel disegnare i corpi dei protagonisti, mentre Kyōmoto eccelle nel dare forma alle ambientazioni, curando gli sfondi in modo maniacale. Inizia così la parabola di Look Back, una storia che dipinge i sogni della giovinezza con una leggiadria commovente. Senza mai essere retorico e sfiorare il ricattatorio, Koreeda riesce a non farci sentire la mancanza del disegno anche in una storia che vive di disegni. Disegni che raccontano sacrifici. Disegni che ci portano dentro quel limbo grigio dove le passioni diventano ossessioni e dove l’ambizione ci spinge verso posti da cui è difficile tornare indietro.

La bellezza di Look Back è nel tatto con cui racconta il lato brutto della cose belle. Come le passeggiate all’aria aperta a cui rinunci per spaccarti la schiena davanti a una scrivania. Come i sogni di due giovani mangaka che si scontrano con le necessità di un’industria disumana (quella del manga). O come l’amore, che a volte ci porta a vedere gli altri solo in funzione del nostro sguardo. Grazie una regia che non sbaglia un’inquadratura e trova subito la giusta alchimia tra le due splendide protagoniste (che casting!), Koreeda ci fa spiare nella stanzetta di Fujino proprio come fa l’iconica copertina del manga. Siamo lì con loro tutto il tempo: a sentire la puzza della fatica, a vivere l’entusiasmo dei grandi traguardi e sentirci inermi davanti all’inevitabilità del dolore. E soprattutto a porci le domanda più difficile di tutte: “Amo davvero quello che credo di amare?“. Le risposte le possiamo trovare soltanto da soli. Magari seduti alla scrivania della nostra stanza, mentre qualcuno ci guarda le spalle.

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Nato a Bari nel 1985, ha lavorato come ricercatore per l'Università Carlo Bo di Urbino e subito dopo come autore televisivo per Antenna Sud, Rete Economy e Pop Economy. Dal 2013 lavora come critico cinematografico, scrivendo prima per MyMovies.it e poi per Movieplayer.it. Nel 2021 approda a ScreenWorld, dove diventa responsabile dell'area video, gestendo i canali YouTube e Twitch. Nel 2022 ricopre lo stesso ruolo anche per il sito CinemaSerieTv.it. Nel corso della sua carriera ha pubblicato vari saggi sul cinema, scritto fumetti e lavorato come speaker e doppiatore.