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Può uno dei film più iconici del nuovo millennio generare l’idea di un sequel così delirante da essere scambiato quasi per un capitolo di God Of War? Benvenuti e bentornati nel Nevermore Deptarment, il dipartimento di ScreenWorld che si occupa di indagare negli archivi della Settima Arte alla ricerca di tutti quei progetti, tutte quelle idee, tutti quei film che non sono mai nati. Analizzeremo insieme le ragioni e come queste idee sono arrivate a noi ma soprattutto, vedremo se hanno le carte in regola per riuscire un giorno ad affermarsi nel mondo.

Il caso di oggi è uno dei più interessanti sia per il suo tema sia per il materiale reperibile. Non parliamo di un’idea campata in aria di cui abbiamo stralci di informazioni ma di un sequel scritto perfettamente dalla A alla Z, una sceneggiatura completa visionabile e un film pronto per essere girato. Stimati agenti del Nevermore, oggi parliamo della storia del primo sequel del Gladiatore. Il Gladiatore 2: Christ Killer. Un titolo che basterebbe a capire la portata del suo fallimento.

Dal sangue e soldi del padre

Russell Crowe è Massimo Decimo Meridio in Il Gladiatore
Russell Crowe è Massimo Decimo Meridio in Il Gladiatore fonte: Universal Pictures

Siamo alla fine del 2000 e Ridley Scott dopo una serie di progetti non troppo rosei firma forse uno dei più grandi capolavori del cinema epico e peplum moderno consacrandosi nuovamente come uno dei grandi registi di Hollywood. Il Gladiatore è un successo planetario e viene amato da tutti. Russell Crowe è in stato di grazia e tutti sono stati toccati dalle sventure e dalla sete di vendetta di Massimo Decimo Meridio. Una storia di polvere, sangue e vendetta, ma anche una storia tanto, tanto grano e grana: con un budget finale di 103 milioni di dollari (non pochi) ne incasserà circa 470 in tutto il mondo confermandosi un’ottima scelta e un progetto redditizio per la Universal e Dreamworks.

Un progetto che secondo Universal poteva fruttare ancora. Fin da subito Universal propone a Scott un sequel, mettendo il regista in una evidente difficoltà. Dapprima restio, Scott si mette al lavoro e cerca di pensare a delle varianti e alternative. Scott ha davanti a sé due strade. Un prequel, parlare di Massimo prima della sua disavventura, raccontare come venne reclutato da marco Aurelio e come divenne poi generale delle legioni Phoenix nella campagna contro i popoli germanici, analizzare il rapporto con Gaia Lucilla e poi con Lucio Vero, padre omonimo del figlio, vedere un giovane e già invidioso Commodo e forse scoprire che Lucio è stato segretamente ucciso da Commodo innamorato della sorella.

Il gladiatore II
Paul Mescal in un’immagine de Il Gladiatore II, fonte: Paramount Pictures

Oppure il Sequel su Lucio, raccontare di cosa potesse avvenire dopo la fine di Commodo e come Roma possa superare nuove sfide guidata da Augusta Lucilla e un Lucio agguerrito ma ingenuo. Analizzare un nuovo momento storico di Roma e dare un nuovo nemico alla saga, mettendo Lucio davanti a delle sfide che solo il ricordo del suo vero padre Massimo potranno dare consiglio e forza in questa nuova ed entusiasmante sfida. Entrambe le possibilità comportano un rischio: piacerà di più un Massimo giovane o un Lucio adolescente? Domanda di poca importanza poiché oltre alla volontà di avere un sequel Universal ha una seconda quanto assurda pretesa: “Vogliamo di nuovo Crowe“.

Il film si basa su di un perno fondamentale: Massimo. Massimo è il cuore del Gladiatore, l’intera storia ruota attorno a Russell Crowe ed è quasi impensabile pensare ad un sequel senza di lui. Tuttavia noi come Ridley Scott e altri protagonisti di questa vicenda non possiamo che farci un’unica grande domanda. Ma come facciamo un sequel se Massimo è gloriosamente ed eroicamente morto in battaglia? Tenetevi questa domanda che ora ci arriviamo.

Riportiamo insieme la Banda

Nick Cave nel documentario 20,000 Days on Earth, Corniche Pictures®

Alla proposta di tornare, Russell Crowe si definì entusiasta all’epoca e volenteroso di ritornare a vestire i panni di Massimo a patto che fosse Scott a dirigere. Dunque, ricapitolando: abbiamo il cast (l’essenziale era Russell), abbiamo il regista, manca solo una storia. Davanti a questo enorme e problematico inghippo, ecco intervenire Russell che disse a Ridley Scott: “Ci penso io”. Il nostro gladiatore andò di corsa a chiamare l’unico che, a detta sua, avrebbe salvato la situazione: Nick Cave. Avete capito bene, Nick Cave, cantante e storyteller di fama internazionale. Cave aveva già esplorato i mondi della Settima Arte sia come attore ne Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders (1987), sia come sceneggiatore e attore nel Ghosts… of the Civil Dead (1998), film drammatico ambientato nella sua terra australiana che a Crowe era piaciuto moltissimo.

Amante della sua scrittura Crowe lo contattò e Nick, e la conversazione, nominata da Crowe e Cave più volte, è già storia del cinema. Crowe esordisce con un: “Nick ciao, ho bisogno di te! Facciamo il Gladiatore 2, io sono di nuovo il protagonista e ho bisogno che tu scriva il film”. Cave risponde: “Russell grazie! È una bellissima notizia ma come scrivo un sequel con te protagonista se sei già morto nel primo?”. Risposta di Russell? Eccola: “Non lo so, pensaci tu!”. Inutile dire che Nick Cave fu assolutamente entusiasta e iniziò immediatamente a lavorare alla stesura del Gladiatore due. Qui arrivano tutte le risposte alle vostre domande: Ma come facciamo un sequel se Massimo è gloriosamente ed eroicamente morto in battaglia? Facciamo un sequel o un prequel? Preparatevi, cari agenti, perché qui iniziamo a giocare davvero pesante. La storia continua qui sotto, nel nostro nuovo video su YouTube.

 

 

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Nasce a Padova, e come tutti i figli di Chernobyl ha deciso di non scegliere una professione, ma di farne molte: professore di storia del Design Grafico e scrittura creativa alla Scuola Internazionale di Comics e in altri enti e istituti, divulgatore web su cinema e cultura pop, guida museale, organizzatore di eventi, copywriter, grafico, architetto, sceneggiatore, ubriacone da bar, Pirata! Il suoi animali guida sono Elwood e Jake Blues. Gli piace il suo nome intero, ma se lo chiamate Max per fare prima, si gira uguale. Grido di battaglia: "io combatto per i creativi" [TRON]