“Più leggevo il copione, più odiavo quest’uomo”. Anno 2008. Durante un’intervista rilasciata a Empire, Robert Pattinson “la tocca piano” e sputa nel piatto in cui mangerà per anni, criticando il suo Edward Cullen di Twilight. Un personaggio da lui definito “un maniaco-depressivo che odia se stesso. Un tipo strano, visto che è rimasto vergine fino a 108 anni”. Al tempo Pattinson è noto solo per il ruolo che spezza l’innocenza della saga di Harry Potter, perché la morte di Cedric Diggory vista ne Il Calice di fuoco di fatto è il primo grande trauma per tanti spettatori dell’epoca. Poi, dopo i vari no di Henry Cavill, Ben Barnes e tanti altri, Robert Pattinson abbraccia un’altra saga letteraria di successo che diventerà anche la sua condanna. Perché, sì, lo sappiamo. Per tanti anni (anzi troppo anni) Pattinson è rimasto legato ad Edward Cullen e preso in giro per quel ruolo non proprio memorabile. Un personaggio con cui lui, in realtà, ha imparato a convivere col tempo, sminuendo con ironia l’astio che aveva dimostrato all’inizio.

“Prendere in giro Twilight è fuori moda, fa molto 2010”, ha dichiarato anni fa. E noi siamo d’accordo. Nel senso che criticare (anzi, in alcuni casi, bullizzare) Pattinson come attore solo per il suo lavoro in Twilight significa non aver visto altri suoi film dopo il 2010. Ecco perché cancellare Cullen dalla mente del pubblico è diventata quasi un’ossessione per Pattinson. Un attore dalla carriera incredibile, che nell’ultimo anno ha fatto una scelta ben precisa con la sua filmografia. Cerchiamo di analizzare questo processo, o meglio, questa mutazione durante la quale l’attore londinese ha (di fatto) distrutto la sua stessa immagine.
Da vampiro a pipistrello

Torniamo indietro al 2008. Sul set di Twilight Pattinson non se la passa proprio bene. Perché? Perché prova a metterci del suo nei panni del “vampiro sbrilluccicante”. In sostanza l’attore prova a rendere il personaggio un po’ più tormentato ed emo, ma non viene ascoltato, dovendosi adeguare a una lettura molto piatta e superficiale del personaggio, legato a un love story che tutti ricordiamo con ilarità. Così, dopo aver lavorato a una saga lunga 4 anni e 5 film, Pattinson ha un solo obiettivo: scrollarsi di dosso Twilight e dimostrare a tutti il suo talento rimasto soffocato su quel set vampiresco. Il 2012 è l’anno della prima svolta. Quell’anno Pattinson lavora a un film d’autore molto ambizioso, che lo mette alla prova dal punto di vista attoriale. Il regista è David Cronenberg, non uno qualsiasi, e il film è Cosmopolis. Quasi tutto ambientato in un’auto che attraversa Manathattan. Qui Pattinson è sempre in scena, reggendo il film tutto sulle sue spalle. Cosmopolis diventa una palestra, un modo per dimostrare agli altri e se stesso che Pattinson non fa solo rima con Twilight.

La via della sua carriera è chiara: basta film mainstream, e sotto con tanto cinema d’autore. E con tanti film in cui sperimentare generi diversi. Dal 2014 in poi, infatti, Pattinson dà una svolta alla sua carriera e partecipa a tantissimi film indipendenti, lontani anni luce dalle grandi produzioni hollywoodiane. Pensiamo al sottovalutato The Rover, a Maps to the stars ancora con Cronenberg alla regia, e a perle dove dimostra tutto il suo talento versatile come High Life, un film di fantascienza intimo e delicato, dove Pattinson è davvero eccezionale o Good Time, dove i fratelli Safdie gli affidano un ruolo sopra le righe e allucinato, inedito per lui. E come dimenticare il suo guardiano del faro al limite della follia visto in The Lighthouse? Altra prova maiuscola al fianco di un altrettanto grande Willem Dafoe. Insomma, sono anni in cui Pattinson si toglie dalle luci della ribalta, e frequenta l’ambiente dei festival. Sono anni in cui, però, assistiamo anche a un grande paradosso.
Troppo di nicchia

Pattinson recita in film spesso molto di nicchia, ignorati dal pubblico di massa, che purtroppo tutti questi film non li ha visti. Un pubblico che, non avendolo visto all’opera durante la sua svolta indie, continua a indossare i paraocchi e ad associarlo solo e soltanto a Twilight. Lo confermano le reazioni di molte persone quando Pattinson tra il 2020 e il 2022 torna al cinema mainstream. Con Tenet prima e The Batman poi, il nostro torna sotto i riflettori e buona parte del pubblico dimostra di essere fermo al 2010. Soprattutto dopo averlo visto nei panni di Bruce Wayne, molti fan lo rigettano in modo sprezzante. E indovinate un po’? Il capo d’accusa è sempre Edward Cullen. Quasi una colpa indelebile, una lettera scarlatta impressa a fuoco sulla sua carriera.
Ricordate? Dopo il primo test screen col costume del cavaliere oscuro, nel giro di poche ore vengono create petizioni on line contro il suo casting come Batman e alcuni sondaggi toccarono il 70% di pareri negativi per la sua scelta. Ancora una volta, però, Pattinson fa parlare e i fatti. E grazie a Matt Reeves ci regala un Batman non solo profondo e complesso, ma anche inedito, visto che essendo al suo secondo anno di attività non è il solito Bruce Wayne delle origini ma nemmeno quello attempato e disilluso interpretato da Ben Affeck prima di lui. Eppure, nonostante il grande successo di the batman e l’apprezzamento generale nei confronti della sua performance, Pattinson non si ferma. Non si accontenta. E così decide di eludere subito il rischio di rimanere incastrato in un ruolo così iconico e pesante come quello di Bruce Wayne. E qui arriviamo alla svolta recente della sua grande carriera.
Sporcare il bel visino

Ogni tanto a certi attori capita. Capita di doversi scrollare di dosso nomee e stereotipi duri a morire. È successo a Matthew McConaughey, per anni associato solo al fidanzatino d’america da commedia romantica, che di colpo si è sporcato con ruoli impegni e complessi. È successo anche a Leonardo DiCaprio, che si è voluto allontanare dal sex symbol col volto angelico che lo ha accompagnato per la maggior parte della sua carriera. Come? Interpretando ruoli da inetto e da imbranato, come dimostrano le sue scelte dopo aver vinto il tanto agognato oscar: Don’t Look Up, C’era una volta…a Hollywood, Killers of the Flower Moon, Una battaglia dopo l’altra. Tutti film in cui incarna una mascolinità non proprio invidiabile. Allo stesso modo il 2026 Pattinson sembra aver preso una direzione chiara. L’avete notato? Nel corso di quest’anno dove è diventato 40enne, l’attore sembra essersi abbonato a personaggi negativi e detestabili. Come se con la maturità abbia voluto esplorare a fondo un lato oscuro rimasto sopito per anni. Un lato oscuro, se vogliamo, già presente a piccole dosi in altri ruoli (come Batman stesso) ma mai esploso davvero.

Un lato oscuro che sta sporcando una volta per tutte l’immagine antiquata del vampiro scintillante di Twilight. Ripercorriamo al volo questo 2026 pattinsoniano: si è aperto con The Drama, dove interpreta un marito fragile, per certi versi patetico e molto lontano dalla patina di romanticismo che ci si aspetterebbe da un film del genere. A luglio è stato il turno dell’insopportabile Antinoo visto in Odissea, il procio che assedia Peneleope e infama il ricordo di Ulisse con un atteggiamento davvero vile. Un personaggio che Pattinson ha reso davvero piacevole come un prurito costante che non passa mai. A ottobre sarà in Primetime, che noi abbiamo già visto a Venezia, dove interpreta un presentatore senza scrupoli alla guida di un programma realmente esistito che mette in trappola predatori sessuali. Il suo Chris Hansen non ne esce benissimo, visto che la sua ambizione spropositata la rende a dir poco ambiguo a livello morale. Ma non è finita qui. Perché questo 2026 per niente impegnativo per il nostro si chiuderà dalle parti di Arrakis con Dune: Parte 3, dove interpreterà il mellifluo antagonista Scytale, un assassino manipolatore, capace di cambiare forma. Dalle prime immagini non sembra proprio “l’anima della festa”. E chissà, se dopo tutti questi film e questi ruoli impregnati di sudore e talento, ci sarà ancora qualcuno che tirerà fuori la roba di Twilight. Ancora accecato dal brillante vampiro che ormai è diventato solo un vecchio ricordo su cui (Pattinson insegna) riderci su. Ancora fermo al 2010. E decisamente “fuori moda”.
